I /arte dell'Alio Medioevo ni Piemonte Luigi Malie Dell' architettura paleocristiana e barbarica non sussistono completi monumenti, annullati da guerre, da invasioni, dall' imponente rinnovamento edilizio romanico. Perduta ogni traccia di affreschi e di eventuali mosaici, restano solo alcune sculture decorative ed esempi delle cosiddette « arti mi- nori » che nel medioevo non ebbero carattere se- condario ma furono il mezzo d'espressione più immediatamente sentito. Ai tempi cristiani sullo schiudersi del V secolo (400), spetta il dittico consolare di Anicio Probo, in avorio (Aosta, Tesoro della Cattedrale) con doppia figurazione dell' imperatore Onorio; un impianto ancora ro- mano, robusto nella plasticità, ma schematiz- zantesi almeno nel modulo secondo principi costan- tinopolitani, vi è trattato con gusto occidentale, forse da artista dell' Italia del Nord. Di tutt'altro carattere il dittico eburneo con- solare alla Biblioteca capitolare del Duomo di Novara. Della prima metà del V secolo — in- torno al 425 — esso segna, di fronte a quello di .tosta, il concludersi d'una trasformazione; quanto nel dittico d'Onorio permaneva d'inten- zioni plastiche ed energetiche insite nella linea di contorno, pur già rivolta a effetti decorativi e a impersonalità rappresentativa, qui scompare. I due consoli, stringenti la « mapa », stanno sotto edicole dai tetti a filari di tegole, fra tende sol- levate; e il valore di queste architetture dagli ornati in parte di spunto classico ma di spirito orientale, cosi come il valore delle figure dalle forme rallentate e ritmate secondo modulazioni astrati i zzanti si, inducono ad un nuovo gusto an- cora occidentale sì, ma stampigliantesi su prin- cipi che Bisanzio diffonde. Della stessa epoca, al tesoro di S. Gaudenzio di Novara si ha un altro dittico consolare più tardo, sul 520-30, in cui le figure sono a mezzo busto in medaglioni circolari, inserti in losanghe formate da tralci che attorno e al disopra svol- ln copertina a colori; Fi buie a oro con granati, arte longobarda, dal Teso- rodi Desana, Torino, Museo Civico. (Foto Arch. Museo Civico, Torino). gono grossi fogliami. Qui la fattura è più greve e rustica ma l'effetto decorativo è grandioso. Pezzi di grande interesse, paleocristiani fra il IV secolo e l'inizio del F, fanno parte del a Tesoro di Desana » (nel Vercellese) ora al Museo Civico di Torino, scoperto casualmente nel 1!>40; ma questo complesso non è collegato ad uno scavo archeologico, e la provenienza originaria è ignota. Sono comunque notevoli le « ligule » e i « cochlearia » liturgici in argento, le prime sem- plici e slanciate, i secondi più lussuosi, a fasce di motivi a scaglia, le une e gli altri con simboli cristiani; una crocetta nelle ligule, una targhetta con scritta augurale all'attacco dell' impugnatura e il pesce, nei cochlearia. Un finissimo braccia- letto d'oro, a giorno, con putti vendemmiatiti, d'allusione eucaristica, assume limpidi valori di superficie mantenendo vivace sviluppo. A Tenès (Algeria) ne ricomparvero di affini. Con la caduta dell'impero in Roma e lo spostamento di interessi imperiali a Bisanzio, la zona padana occidentale s'isola, riprendendo poi lentamente e limitatamente relazioni, risen- tendo riflessi da nuovi centri di irradiazione: Ravenna e la Lombardia (con Milano, Pavia, Brescia). Dal tardo III secolo per invadenze sporadiche e temporanee, poi soprattutto nel F e VI secolo con ondate schiaccianti e domina- zioni prolungate, popolazioni gote, slavo-danu- biane e della Germania meridionale scendono alle nostre città e risalgono le nostre valli. La pene- trazione longobarda, più stabilizzata, ha impor- tanza non primaria ma ragguardevole su sviluppi di poi. La denominazione di « barbari », romana pur essa, indicò in origine i viventi fuori dell'» ordo » latino, poi passò a significare oscurantismo. Si trattava, invece, d'altra civiltà; di genti che por- tavano fantasia concentrata, a volte selvaggia nel- l'espressione ma non sregolata, anzi control!a- 12 CRONACHE ECONOMICHE