il secondo decennio del '700, nel Cuneese; mentre Saluzzo presenta da un Iato il complesso legato, seppure arcaico e non fine, della cappella destra in S. Nicola e, dall'altro, la cappella dell'Immacolata in S. Bernardo, prossima, al 169-5, corrente nella fattura degli stucchi, ma. esempio unico d'accordo completo d'architettura, scultura, pittura, in esito scenografico, prospettico, singolare ambiente, tra grotta e capriccio teatrale. E piacerebbe rintracciare l'inventore che ab- bandonò Videa a maldestri artigiani di campagna. Né mancano esempi di stucco del piano '600 nel Vercellese, nel Casalese, né — discendendo — nelT Alessandrino, come — risalendo — nel Novarese, fino a Briona, a Masino, toccando i punti d'incontro con le fioriture dello stucco nelle zone dei Sacri Monti. Passando alla scultura del '600 non più strettamente ornativa, ma di figura, isolata o di gruppo, ci si trova su terreno per gran parte inesplorato. La- sciata da parte la plastica citata dei Sacri Monti, la scultura piemontese a tutto tondo, dalla pietra alla terracotta, dal marmo al legno o, ancora, allo stucco, non è scarsa di numero, al contrario, quasi non v'è chiesa barocca di città o paese senza molte o poche sculture; ma di rado sorpassarono la mediocrità. Non dimenticheremo, tra i primi fatti, benché di prevalente sopravvivenza manieristica, ormai sul 1620, i suaccennati busti — raro esempio di scultura « civile » di fronte alla chiesastica dilagante — in nicchie nel cortile di Palazzo Cravetta di Savigliano: ritratti efficaci non senza rozzezze, ma di rapida caratterizzazione. Ancor da fare è un esame sul complesso di statue e rilievi tombali in tutto il Piemonte per l'intero '600, dalle tenaci memorie controriformistiche, care ad una severità di costume tipica della, regione, fino alle ingentilite forme preludenti ad un barocchetto. 1 luganesi sono i?i primo piano; una ricerca precisamente indirizzata potrà forse riconnettere, in più casi, nomi a opere. Ricordiamo almeno i fatti importanti: i due monumenti Bruno e Cazzano, del 1631 e 1643, a S. Pietro di Mondovi Breo — la migliore dimostrazione, e la più chiara, in dieci anni e nello stesso luogo, entro una formula pressoché uguale, d'un rinnovamento di sensibilità, costituendo il secondo una autentica apertura barocca con una prima filtrazione (appena velata) berniniana —; ed altri, più avanzati, a volte pomposi ed enfatici, al Duomo di Saluzzo, al Duomo di Asti, atta Parrocchiale di Magliano Alfieri, a S. Vincenzo in S. Damiano d'Asti, a Torino in S. Francesco da Paola, al Monte dei Cappuccini, ecc. Non sappiamo esattamente l'anno in cui il busto del cardinal Maurizio di Savoia, eseguito a Roma nel '35 dal Duquesnoy — assumendo e respingendo Ber- l6 cronach e economiche