nini — giungesse a Torino, comunque verso il '40. Segnava esso la più forte novità, da piacere per l'adesione berniniana sfreddata, nordica. Ma non fu che un'importazione; non pare svegliasse interessi. Neppur le due edicolemonregalesi trovarono eco; e quanto alla seconda pensiamo che lo spunto più moderno non le venisse per quella via. Ma nella non scarsa e ignorata scultura tombale in Piemonte, una viva penetrazione romana s'avrà solo nel '700. Negli anni '40-'50 e oltre si gustano forme conservatrici, compassate; d'altronde, qualora si legassero all' architettura, bene aderivano a fredde distribuzioni formali, ad esempio d'un Amedeo di Castella-monte, irrigidendo nello schema anche eventuali particolari esuberanti: gli altari disegnati da Amedeo (quello in S. Francesco da Paola in Torino, tardo, è anche il più austero) asserviscono statue e, ove ci siano, colonne tortili. Castellamonte per le proprie chiese non si rivolge a Roma dove pur aveva studiato (guardandovi però gli antecessori di Bernini, o classicismi cortoneschi) ma continuò ad appoggiarsi ai fidi luganesi, a quelli soprattutto rimasti in orbita « settentrionale ». Risalta, in questo ambiente, Tomaso Cartone, allontanatosi da Torino nel '35 e tornato non oltre il '54, meglio sul '52. Il Pascoli afferma ch'egli « era da tutta la corte e da tutta la nobiltà portato in palma di mano ». Son documentate al '54-'55 opere alla cappella della Vergine in S. Francesco da Paola; al '58 la Madonna col Figlio per S. Pietro dì Cherasco, al '60 stucchi nella volta tra la « piccola alcova » e il bagno del duca alla reggia. Nel '64, legandosi a precedente « capitulazione », Tomaso mise in opera « l'ornamento dell'aitar maggiore di San Francesco da Paola » (Angelo custode; S. Michele; Virtù, ecc.); il contratto rivela per la prima volta una sistemazione architettonica, intervento però esecutivo come dimostra al dicembre '65 l'approvazione d'Amedeo per il compimento osservante « pontual-mente il disegno et istruttioni da me dattili ». È un impegno di scultura e architettura, nel '65, anche /(altare della Madonna del Buon Aiuto, pure in S. Francesco, con statue, stucchi, pavimento in marmi policromi, bassorilievi sulle porte. Passando a opere non documentate da contratti, si ha in S. Carlo l'architettura in marmo nero e ros-signo della cappella dei Ss. Giuseppe e Agostino, formante mau- soleo (1656 c.) alla statua firmata di Francesco Maria di Broglia. La scritta accenna all'architettura della cappella antistante, del Crocefisso, come opera precedente del Cartone che vi lasciò bassorilievi e modellò stucchi nella volta. Avanziamo l'ipotesi che nella cappella della Madonna della Pace, fondata nel '52, le sculture (con collaboratori) siano il suo primo apporto in S. Carlo e pensiamo ad una costituzione già iniziale d'un atelier con aiuti, cui poi s'aggiunsero i figli. È opportuno sottolineare lo stringersi dei rapporti tra scultori ed « architetti-apparatori », Ignoto, fine del sec. XVII - Stucchi parietali - Cherasco. S. Maria del Popolo. (Foto Arch. Museo Civico, Torino) mmmm l6 cronach e economiche