Idei libri del meseI MAGGIO 1993 - N. 5, PAG. 10 □ □ stefano Benni, La Compagnia dei Celestini, Feltrinelli, Milano 1992, pp. 286, Lit 25.000. Questo libro racconta tre cose: un campionato mondiale di pallastrada, la volgarità imbecille dell'Italia in cui viviamo e la geniale babele dell'epoca in cui sopravviviamo. Per raccontare quelle tre cose ne racconta altre mille. Per raccontare quelle mille fa esplodere il vocabolario, perché con la lingua di tutti i giorni non ce la farebbe. Uno legge, e immediatamente si trova spedito su un altro pianeta linguistico. Con quel po' di lucidità che gli resta, capisce — se non è prevenuto — che sta leggendo uno dei libri più importanti scritti da un italiano in questi ultimi anni. La pallastrada è uno sport clandestino. Se uno non l'ha mai praticato, mai lo potrà capire davvero. Comunque, Benni ci prova, a spiegarlo. Citando, qua e là, tra il regolamento: "Il campo di gioco può essere di qualsiasi fondo e materiale a eccezione dell'erba morbida, deve avere almeno una parte di ghiaia, almeno un ostacolo quale un albero o un macigno, una pendenza fino al venti per cento, almeno una pozzanghera fangosa. Le porte sono delimitate da due sassi, o barattoli, o indumenti, e devono misurare sei passi del portiere. La traversa è immaginaria e corrisponde all'altezza a cui il portiere riesce a sputare. La palla deve essere stata rattoppata almeno tre volte, deve essere o molto più gonfia o molto meno gonfia del normale, e possedere un adeguato numero di protuberanze che rendano il rimbalzo infido. Il passaggio di biciclette, auto, moto e camion non interrompe il gioco, fatta eccezione per le ambulanze e i carri funebri". Come si può intuire la pallastrada è, per sua intima costituzione ed essenza, sport che fa rima con miseria. Lo si gioca tra le pieghe della realtà, fisicamente e moralmente parlando. In spazi clandestini, del mondo e della mente. Non essendo previsto dall'organizzazione del reale, è per lo più praticato dagli irregolari dell'umanità. Nel libro di Benni sono tutti bambini, e spesso bambini scartati dal sistema. Ragazzini che dall'orlo della vita guardano giù e pensano se è proprio il caso di buttarsi lì dentro. Di ragazzini così ce n'è a migliaia. E alle volte hanno anche settant'anni. La pallastrada è, almeno idealmente, il loro sport ufficiale. Quando a raccontarla è Benni, Narratori italiani Utopia nonostante la realtà diventa anche il rifugio simbolico e spiritoso dell'utopia, questa vecchia sensazione andata in disuso. È la rivincita rabbiosa di quella parte dell'umanità che non appare nella lista ufficiale degli abbonati al mondo. La più bella icona di questo tratto utopico e libertario è tramandata, nel libro di Benni, da una trovata straor- di Alessandro Baricco dinaria: la partita di "facciamo". "Facciamo" è una variante estrema della pallastrada. Vi si ricorre quando la realtà è così smisuratamente carogna che ti impedisce anche di mettere due porte in mezzo a una strada e dare calci a qualcosa di rotondo. Allora le due squadre si mettono una davanti all'altra (5 contro 5) e iniziano: Perché mi piace quel che succede nel suo meccanismo di rappresentazione: lui non usa un linguaggio per raccontare la realtà. No. Lui siringa nel linguaggio le scorie della realtà e si trova in mano un linguaggio dopato, che nelle sue escandescenze urla la realtà. Esempi: Berlusconi diventa Mussolar-di e vive su un policottero, la Coca Poesia, poeti, poesie Senza o con troppi titoli? di Biancamaria Frabotta Edoardo Sanguineti, Senzatitolo, Feltrinelli, Milano 1992, pp. 197, Lit 35.000. Comincerò con una considerazione piuttosto ovvia: a quasi trent'anni dall'esordio del Gruppo '63 si può dire che quella poetica ha dato i suoi migliori risultati nel genere comico. Non so se te plebee della lingua colta si propongono di smascherare il canone sublime del petrarchismo, di denudarlo e poi rivestirlo di stracci, costituiscono essi stessi una tradizione assai ben consolidata e dell'altra ormai non meno ufficiale. Sarà appena il caso di ricordare che proprio dalla discorde confluenza dei due stili rivali Auerbach farà scaturire questo dipenda dalle vicende e dalle scelte dei il miracolo della grande mimesis occidentale. i • • . • 1 .1. ___.ti \1______,-/„,..„ , /, eh/o / +r\!rn/~\ i singoli, ma certo, tra quei poeti, coloro che continuarono a replicare con puntigliosa coerenza la sfida di una poesia "novissima", come Giuliani, Galestrini e Sanguineti, non a caso la inclinarono in una piega sempre più ludica e beffarda. Gli altri presero strade diverse, come Antonio Porta che si dimostrò presto un poeta assai duttile e più sensibile al rinnovamento che alla fedeltà. O come Pagliarani per il quale le collusioni avanguar-distiche si limitano del resto a una tranche ben circoscritta della sua opera. Pensandoci bene però, gli idoli polemici di quel gruppo, l'interiorità e l'autenticità dell'ispirazione poetica, sono gli stessi contro cui da sempre si abbattono la verve e l'irrisione del Comico inteso come ribaltamento parodico, smorfia lazzarona, capovolgimento carnascialesco. Naturalmente queste antichissime controtendenze della lirica occidentale, questi modi di protesta che dalle bassure cosiddet- Non desta dunque sorpresa che l'autobiografismo funambolico dell'ultimo Sanguineti, come le sue spigliate parabole sociali, si avvalgano, da dieci anni e passa, di ritmi e metri minori, laterali, eccentrici, messi a punto in secoli di ripicca antilirica. Sanguineti ha deciso di dare un titolo astratto alla sua ultima raccolta (Senzatitolo appunto), quasi che volesse compendiarne o addirittura levigarne l'estrosa versatilità in un'abrasa e composta superficie. È una falsa pista, forse, oppure un estremo, formale omaggio alla severità di una poetica antinarcisistica e antinostalgica. Fatto sta che Senzatitolo pullula di titoli e che per decifrarli noi abbiamo bisogno di un buon dizionario italiano e latino e non guasterà neppure una discreta conoscenza di altre lingue moderne. Sanguineti è uno straordinario pasticheur. Le ottave del ■ D> Editrice CSEA Come nasce un libro? Come si progetta e si produce? Come si promuove e si vende? Che cos'è una "buona" traduzione? In cosa consiste il "desk top publishing"? Come funziona una casa editrice? Alcuni tra i protagonisti dell'editoria italiana risponderanno a queste domande in occasione dei n c o n t r i di formazion al lavoro editoriale Torino, Novembre 1993 Per informazioni scrivere o telefonare a: Editrice CSEA - Vìa Ventimiglia 201 (Palazzo del Lavoro) - 10127 Torino Tel. 011/664.82.66 r.a. - Fax 011/663.50.54 — Facciamo che il vostro campo era in salita e noi giocavamo in discesa. — Facciamo che era finito il primo tempo zero a zero e si cambiava campo. — Facciamo che viene il terremoto che pareggia il campo e si apre un crepaccio e voi cadete dentro e io sto per fare gol. — Facciamo che dal fondo del crepaccio viene su un geyser di vapore che a noi ci solleva in alto e a te ti bagna tutto così non puoi più fare gol. E così via. Perché se la realtà è carogna, non lo sarà mai abbastanza da fermare davvero l'utopia. E se c'era modo di dirlo — che lo capissero tutti — quelle pagine lo dicono. Come hanno già osservato in molti, la seconda cosa che questo libro racconta è l'Italia. Ognuno cerca nei libri quello che vuole. Io, francamente, non amo molto i libri che raccontano l'Italia. Nel senso che la si racconta già troppo e dappertutto. E per raccontarla — mi sto convincendo — basta effettivamente uno come Bocca: che bisogno c'è di scomodare la letteratura, la narrativa con la enne maiuscola? L'Italia non è un mistero così raffinato da non poter essere raccontato da un buon giornalista o da un'ora di televisione intelligente. Quindi dai libri — dai Libri — mi aspetto altro. L'Italia di Benni però, l'ho amata. Cola, totem onnipresente, diventa Stracola, i poliziotti poliziorchi, Rimini Rigolona Marina, l'Adriatico l'Adrenalio, gli Swatch Spatsch, l'Italia Cladonia, il Papa la Grande Meringa, e così via. Alle volte, per tramandare cose enormi e complicate, basta un tic linguistico da nulla. Gran parte dei personaggi sono presentati così: nome, cognome, aperta parente- si, Tesseraloggia 49, chiusa parentesi. La tesseraloggia suona come una specie di secondo cognome. Giulio Fimicoli (Tesseraloggia B 036): detto tutto. In questa sorta di bazar linguistico, Benni racconta poi i vari tic dell'Italia più volgare, ma quella è critica di costume che possono fare in tanti, oggigiorno, e infatti la fanno. Ma coniare una lingua che è nome di uno sfacelo, e non racconto, questa è un'acrobazia che, a questi livelli, ho visto fare solo da Benni. E poi racconta la geniale babele del postmoderno. Cioè l'equivalenza, la convivenza, la simultaneità dei materiali più diversi nel medesimo istante di esperienza. In un'unica sensazione. Brandelli di mondo che arrivano da tutte le parti per allestire continue cartoline dell'assurdo. Quasi tutta la prosa di Benni è inventario di queste acrobazie. E il piacere — fisico più che intellettuale — che si prova a leggerla è il piacere di essere sballottati in questo universo senza confini, spediti a casaccio avanti e indietro come biglie tirate da un giocatore pazzo. Faccio un esempio minuscolo. Rave party sulla riviera adriatica. Già la musica è tutto un programma. Primo pezzo: un mix di quattro rap con Heller Skelter e la Canzone del salice nella versione dei Mamma Mettimi Giù. Secondo brano: un rock con Scariche di mitra Uzi, Nessun dorma e un discorso di Luther King. Biglie impazzite. Ma torniamo all'esempio minuscolo. Irrompono i poliziorchi, al rave, interrompono tutto e setacciano il locale. Risultato della perquisizione: alcune pasticche. "Potevano essere sia Extasi sia Falqui", annota Benni. L'avevo detto: è un esempio minuscolo. Ma rende l'idea. Io non so nemmeno se esiste ancora il confetto Falqui. Ma comunque è un nome che sa di ciliegia, di Carosello, di un signore che dice "basta la parola", di gabinetto. È una sensazione che viene fuori da un mondo di cento anni fa. Quanto all'Extasi, non ho mai avuto il piacere, ma comunque sa di sballo, di giovani esagerati, di anni novanta e di mondo che se ne strafotte del carosello. Sono due schegge che provengono da due universi separati: finiscono a vivere, per un attimo, per il gesto gratuito di uno scrittore, in una stessa pasticca. Uno legge, e ride. Ma la risata non è il fine di quel gesto: è la spia di qualcosa che è successo e che, propriamente, è il vero scopo di quel gesto: farci schizzare in un istante da una parte all'altra dell'universo del reale. Quel preciso "schizzare" come biglie impazzite è, 10 penso, l'andatura esatta per visitare 11 nostro tempo. Non ce n'è altre. Se uno scrittore mi prende su e riesce a mettermi sopra quella sorta di ottovolante dell'anima, io gliene sono grato. E se rido, non è perché lui è uno scrittore comico. Se rido, è perché lui è un grande scrittore. Peter Hàberle LE LIBERTÀ FONDAMENTALI NELLO STATO COSTITUZIONALE La Nuova Italia Scientifica