regioni sottosviluppate in ogni parte del globo. Sono compiti, questi, di emulazione pacifica certamente non meno importanti delle conquiste spaziali. La situazione italiana è incoraggiante sotto importanti aspetti economici, politici, sociali. Intensa è l'attività industriale del Nord, crescente l'iniziativa nel Sud. Solo l'agricoltura attraversa un periodo di pesantezza da cui va sollevata, perchè in Italia senza floridezza agricola non vi può essere prosperità economica. L'azione di governo è sollecita ed utile con programmi di pianificazione lungimiranti. I Partiti sinceramente democratici, cioè solidali nella difesa della libertà e dell'ordine costituzionale, collaborano - com'è indispensabile - ad ogni attività politica di progresso nazionale. I progressi economici compiuti dal nostro Paese in questi anni sono sostanziali (produzioni, consumi, investimenti, lavoro, opere pubbliche) ma non dimentichiamo che il reddito nazionale « prò capite » - cioè, in fondo, il gettito produttivo - è ancora per l'Italia la metà di quello medio inglese francese tedesco ed è un quinto di quello nordamericano. Oggi negli Stati Uniti si parla di occupazione operaia, di case, di scuole, di salute. Non saranno certo gli Italiani a dimenticare le necessità tuttora impellenti in questi fondamentali settori della vita nazionale, necessità dalle quali prende tono e stimolo una nazione civile. II problema del nostro Paese è ancora quello del grave squilibrio tra Sud e Nord. Esso è in parte di ordine naturale. Molto è stato fatto, mai la questione meridionale fu affrontata più energicamente dallo Stato, assecondato dall'industria del Nord con iniziative ed investimenti, ma occorre accelerare il passo: lo facciano tutti come lo farà la Fiat. Due problemi italiani Rapporti tra economia privata ed economia pubblica. Rapporti tra importazioni daWestero e produzioni nazionali. Sul primo problema fummo sempre espliciti nelle nostre Relazioni degli anni scorsi: salvaguardare le ragioni vitali dell'industria privata, che è alla base del progresso della economia; riconoscere che interventi e partecipazioni dello Stato anche in attività industriali sono ormai non soltanto necessari, ma possono essere anche vantaggiosi agli sviluppi del lavoro là dove manchi o sia insufficiente la iniziativa privata. Ciò avviene anche in nazioni a più alto livello di libertà economiche e di progresso industriale. È inutile perdersi in oziose dispute di principio. Le nazionalizzazioni e il collettivismo, negazione del progresso economico, sono rovinose; ma è da ricercare e sostenere — 7 —