verare negli sforzi di pace continua a manifestarsi da una parte e dall'altra dei due blocchi che dividono il mondo e dobbiamo confidare nella possibilità che si addivenga, prima o poi, ad accordi effettivi per la pacifica disarmata coesistenza. Gl'intendimenti di pace dell'Occidente sono non meno evidenti della sua ferma decisione di difendere il mondo libero; e l'U.R.S.S. stessa è interessata a salvaguardare nella pace gli sviluppi delle sue immense energie per elevare il tenore di vita dei suoi popoli ed inserirsi sempre più proficuamente nella cooperazione internazionale. La paura della guerra deve cedere alla sicurezza di una pace controllata. Autorevolmente è stato ben detto che i mezzi della guerra atomica sono « mezzi di dissuasione ». Positive, persuasive sono invece le possibilità di collaborazioni politiche, economiche e tecniche anche tra nazioni con opposti regimi sociali. Le conquiste spaziali sono già d'incentivo ad emulazioni meravigliose. La definizione, a Bruxelles, della seconda tappa dell'Unione europea - che va sotto il titolo di Mercato Comune - ha reso completamente operante la comunità economica dei 6 Stati firmatari del Trattato di Roma ed ha svegliato il desiderio dell'Inghilterra e di altri Paesi aderenti alla «zona libero scambio» di esserne partecipi direttamente. Le progressive unificazioni accrescono il potenziale di difesa dell'Occidente, avvantaggiano con l'economia anche gli incrementi sociali. Della situazione italiana abbiamo già detto gl'importanti progressi compiuti nel campo dell'economia. L'andamento continua ad essere ottimo come complesso economico produttivo finanziario, e sollecita Governo e Paese a risolvere - in condizioni favorevoli come non mai - il problema fondamentale di eliminare o ridurre quanto più possibile gli squilibri tra Nord e Sud, tra campagne e città, tra i diversi ceti della popolazione in ogni regione d'Italia. Si tratta in realtà di rendere l'intera collettività nazionale partecipe del progressivo benessere, che è il risultato del lavoro di tutti. Nelle nostre Relazioni alla nostra assemblea abbiamo ogni anno insistito sui problemi dell'equilibrio economico-sociale del Paese. Anche in politica è la prova dei fatti che conta. Non c'è da aver paura del nuovo e diverso. Soltanto la demagogia è pericolosa. Innovazioni e riforme anche ardite, ma che non contravvengano ai principi fondamentali della nostra civiltà (libertà individuale, democrazia dello Stato, rispetto della persona umana, diritto di proprietà e d'iniziativa), sono e saranno sempre apportatrici di progresso. Questa grande parola « progresso » non ha senso, nemmeno sul terreno dell'economia, se non significhi in definitiva sviluppo di « socialità », cioè coesione sociale, giustizia sociale. Nel nostro Paese siamo ancora indietro con questo parallelismo economia-socialità. Non crediamo che ci si debba preoccupare eccessivamente di tante voci correnti in tema di pianificazioni, se ciò tenda a significare programmazioni a termine. Prevedere, organizzare, programmare è necessità sempre più evidente, così nell'economia pubblica come - 7 -