Signori Azionisti, due dei settori più importanti nei quali la Vostra Azienda è impegnata, l’automobile e la siderurgia, hanno vissuto nel 1975 una congiuntura particolarmente negativa che si è ripercossa sui risultati che stiamo per presentarvi. Nel corso di questi primi mesi del 1976, sotto forma di provvedimenti fiscali e monetari, si sono aggiunti ulteriori elementi di penalizzazione per le nostre attività. Tuttavia, per quanto riguarda le azioni che ricadono nella nostra sfera di responsabilità, siamo meno preoccupati quest’anno di quanto non lo fossimo l’anno scorso nel valutare le capacità di sviluppo del Gruppo Fiat. La nostra precedente relazione evidenziava le linee strategiche con cui avremmo risposto alla crisi, ma tradiva anche l’assillo del lavoro da fare in condizioni nuove e più difficili, in presenza di rilevanti cambiamenti nei rapporti di forza concernenti le relazioni finanziarie e quelle industriali. Oggi possiamo contare sul lavoro già svolto, che ha posto le basi per guardare al futuro non solo nell’aspettativa di riprese congiunturali, modeste e di breve durata, ma in termini di capacità a partecipare attivamente ai cambiamenti strutturali che interessano l’economia mondiale e quella italiana in particolare. Un anno fa nutrivamo apprensioni sulla nostra stessa velocità di reazione e sui condizionamenti che al nostro sviluppo potevano essere posti dal diverso rapporto col sistema bancario, di cui il bilancio recava per la prima volta i segni. Oggi constatiamo che la tempestiva attuazione delle nostre linee strategiche ha fatto emergere capacità imprenditoriali nei diversi settori aziendali e che, sulla base di credibili iniziative industriali, si sono potuti stabilire rapporti corretti e non subordinati coi mercati finanziari. Riferendoci costantemente ai caratteri strutturali, e non meramente congiunturali, della crisi in atto, ci siamo sforzati di imbastire una risposta in termini di sviluppo e non di pura conservazione: una risposta che, pur difendendo al meglio i livelli di occupazione, si mantenesse completamente estranea alla logica dei salvataggi. Non abbiamo accettato ipotesi di stagnazione, ma abbiamo affrontato la crisi attraverso la ricerca di nuove combinazioni, senza trascurare alcuno dei fattori che possono promuovere lo sviluppo: nuovi prodotti, nuovi metodi di produzione, nuove politiche di approvvigionamento, nuovi mercati, nuova organizzazione e nuove collaborazioni industriali. Per quanto riguarda lo spettro delle attività produttive del Gruppo è nota la nostra strategia, che abbiamo francamente discusso con le forze politiche e sindacali, e che si articola in quattro obiettivi fondamentali: consolidamento del settore automobilistico al fine di collocare il Piemonte e il Mezzogiorno come polo integrato dell’industria automobilistica europea; rafforzamento e sviluppo delle produzioni tradizionali non automobilistiche (veicoli industriali, autobus, trattori, motori avio, ferrovie, macchine movimento terra, energia); ricerca dell’autonomia di tutte le produzioni originariamente sorte al servizio dell’automobile (siderurgia, macchine utensili, componenti);