così, con l’utilizzo delle risorse umane, del know-how e della capacità produttiva disponibili, alla ripresa di un processo di accumulazione di capitale in assenza del quale non potremmo mai realizzare gli investimenti nei settori a tecnologia più avanzata. Nei mercati impenetrabili per l’esportazione tradizionale, a causa delle politiche protezionistiche attuate dai governi locali per obiettivi di sviluppo vincolati da gravi difficoltà di bilancia dei pagamenti, abbiamo realizzato iniziative locali di cui la più importante è costituita dall’insediamento brasiliano. Fiat Automóveis entrerà in produzione alla fine di quest’anno e, a regime, produrrà 200.000 vetture e 155.000 motori l’anno. FMB-Produtos Metalúrgicos produrrà 8.200 tonnellate di fusioni d’alluminio, 157.200 tonnellate di fusioni di ghisa l’anno. Le due iniziative, realizzate in associazione con lo Stato di Minas Gerais, hanno comportato investimenti complessivi per circa 900 milioni di dollari in grande prevalenza reperiti all’estero, ed hanno creato occasioni di lavoro italiano tanto in Brasile che in patria. Oltre al lavoro degli uffici progettativi, degli uffici tecnici, delle maestranze qualificate, si deve considerare l’esportazione dall’Italia di attrezzature e macchinari per circa 110 miliardi di lire. Non saremmo però riusciti ad attivare, con la rapidità richiesta dalle circostanze, tutti questi fattori di sviluppo senza la profonda riorganizzazione del Gruppo che, avviata alcuni anni or sono, è stata accelerata nel 1975 ed è ormai in via di completamento. La nuova struttura risponde alle esigenze di decentramento delle responsabilità gestionali, di flessibilità strutturale e finanziaria, anche in vista della realizzazione di Joint-ventures o di accordi di collaborazione più idonei a ciascun settore, e di apertura al mercato, con una propria immagine ed autonomia decisionale, per i settori già sviluppatisi in funzione della domanda interna Fiat. Quasi tutti i settori sono ormai completamente organizzati con propri quadri di progettazione, di produzione e commerciali, taluni con personalità giuridica autonoma, altri ancora all’interno di Fiat S.p.A. ma con analoga autonomia gestionale. Ne è risultata così una struttura che si articola in undici settori principali di attività, alcuni già affidati ed altri da affidare a Società capo gruppo di settore, ed aperta ad ogni futuro sviluppo organizzativo che la diversificazione delle nostre attività rendesse necessario. In questo modello organizzativo, al vertice del Gruppo Fiat sono affidati i compiti di elaborare la strategia di gruppo con unità di rapporti verso l’esterno, affidare missioni e obiettivi ai singoli settori, controllare investimenti e risultati, gestire risorse comuni di importanza strategica come quelle finanziarie e manageriali, sviluppare politiche aziendali a lungo termine e controllarne l’esecuzione, promuovere le capacità professionali. Alle Società di settore è affidato il ruolo di elaborare le strategie specifiche delle rispettive attività, di pianificare e conseguire risultati con piena autonomia gestionale, agendo con il ruolo di capo gruppo nei confronti delle società operative da esse controllate. In questa strategia globale del Gruppo è stata impostata una politica finanziaria idonea a garantire il miglior bilanciamento tra il rischio di impresa, che correremmo se dovessimo mortificare gli investimenti, e quello finanziario, che proverrebbe da un rapporto di indebitamento eccessivamente alto.