Lydia Alfonsi, l'acclamata attrice del teatro e della televisione e di films di successo, con il Coupé Fiat 2300 S durante una sua recente tournée in Sicilia. CONCORSO PREMIO PACCES IL PETTIROSSO FLIP «Ehi, scendiamo! — gridò il petti- rosso Flip alla sua compagna. — Sia- mo arrivati ». Non avevano mai visto un cielo più azzurro, nè- campagne più verdi, nè tanta abbondanza di fiori. La gente era spensierata e felice: amava can- tare, ridere, divertirsi: Le note musi- cali si potevano prendere al volo, come le farfalle. Erano arrivati nel paese più bello del mondo. Erano arrivati in Italia. Il primo giorno, non essendo pratici del posto, i due pettirossi stentarono a trovare un alloggio e dovettero adat- tarsi, in via provvisoria, nel nido di un lucarino posto sopra un altissimo abete. Ma poiché la casetta era un po' scomoda e, a differenza del lucarino, il pettirosso ama abitare a piantaro- no, il giorno seguente gli sposini si misero in cerca di una sistemazione migliore. Per fare più presto si divisero la zona. Il maschio esplorò la parte a monte del ruscello, la femmina si spin- se a valle. Trovare un'abitazione è sempre sta- to un gran problema per l'uomo, ma neppure per gli animali è cosa facile. Il pettirosso Flip cercava dapper- tutto una cavità conveniente: infilava il becco in ogni anfratto, tra le radici degli alberi, nei cespugli, col pericolo di vedersi assalire, all'improvviso, da una voracissima biscia o da qualche altro animalaccio affamato. La femmina invece, molto più pru- dente del maschio, svolazzava raso terra, sperando, con un po' di fortuna, di scovare un alloggio senza rischiare la pelle. E poiché, qualche volta, anche il coraggio e la buona volontà vengono premiati, fu il pettirosso maschio a trovare l'abitazione adatta. Veramente era stato aiutato dal merlo Totò che, impietosito dal suo affannoso andirivieni e sorvolando sulla ben nota litigiosità dei pettirossi, gli aveva dato queste preziose indi- cazioni: « A pochi passi dal laghetto delle Fate, all'ombra di quei giganteschi ca- stagni, c'è un ceppo fradicio che fa al caso tuo. Corri a vedere e poi riferi- scimi se ti serve ». Appena in possesso dell'informazio- ne, il pettirosso partì velocissimo ver- so il luogo indicatogli. Quando tornò, la sua riconoscenza esplose in una se- rie di acutissimi gorgheggi. « Grazie, grazie ! — cantò. — Sei un amico. Come potrò compensarti del servizio che m'hai reso? ». Il merlo quasi si offese. « Non parliamo di compenso — pro- testò. — Ci mancherebbe altro! Noi uccelli non siamo mica come l'uomo che, quando ti fa un piacere, ne vuole due in cambio. Non parliamo di me- diazione o cose del genere. A suo tempo — se sarà il caso — mi contraccam- bierai il favore ». Il pettirosso Flip, dopo averlo di nuovo caldamente ringraziato, corse in cerca della compagna. Purtroppo, però, la sorprese in un atteggiamento che non aveva nulla a che vedere con la ricerca del nido. La vanitosa se ne stava sulla riva del ru- scello a specchiarsi e a ravviarsi le piume con una civetteria spensierata e riprovevole. Il pettirosso Flip la guardò severa- mente. « Se non ci fossi io, la famiglia an- drebbe a rotoli — brontolò. — Meno male che sono riuscito io a trovare un nido! ». Un po' vergognosa la sposina gli si avvicinò e, per farsi perdonare, si mise a fargli un sacco di moine. «Su, andiamo! » fece lui burbero. E la guidò verso la nuova casa spiegan- dole che, per quanto comoda e salu- bre, aveva bisogno di essere restaurata ed adattata ai bisogni della famiglia. I due si misero quindi di buona lena al lavoro e, becca qui becca là, prima di sera riuscirono a rendere la casa di- scretamente accogliente ed abitabile. Ai primi di maggio gli abitanti del bosco furono attratti da un gran tra- mestio che proveniva dal ceppo fra- dicio dove abitavano i pettirossi. Gli uccelli furono i primi ad accor- gersi che c'erano degli ospiti nuovi nel nido e, svolazzando sopra i più alti rami degli alberi, annunciarono a gran voce che erano nati cinque pic- coli pettirossi e che, per dovere d'ospi- talità, tutti dovevano andare a con- gratularsi con i fortunati genitori. Quel giorno ci fu una processione continua di animali diretti al ceppo fradicio e, poiché tutti portarono in dono un fiorellino, già nel tardo po- meriggio il vecchio legno si era tra- sformato in una minuscola aiuola. Per il pettirosso Flip fu una grande giornata. Si sentì così orgoglioso d'es- ser padre che dimenticò perfino di mangiare. E, dopo il tramonto, dovette andare a chiedere qualche bocconcino in prestito al merlo Totò che, da uc- cello previdente e saggio, aveva sem- pre una buona scorta di viveri. Il pettirosso Flip e la sua sposa al- levarono assai bene i loro cinque ram- polli. Dopo otto giorni, i gemellini erano in grado di volare e, dopo un altro paio di giorni, andarono per i fatti loro. I genitori però divennero malinco- nici, tanto che il merlo Totò, vecchio scapolone che andava ogni tanto a trovarli, finì per diradare le sue visite perchè si annoiava molto in loro com- pagnia. Ma un giorno, nel nido dei pettiros- si, ci fu di nuovo una insolita agita- zione e il merlo, che arrivò per primo, vide un'altra nidiata di cinque gemelli. La voce si diffuse in un baleno nel bosco. I pettirossi ebbero altre visite, altre congratulazioni, altri fiori. II merlo Totò non si staccava dal nido. Era entusiasta come se i piccoli fossero stati figli suoi. Purtroppo però i pettirossi crescono in fretta, soprattutto perchè non han- no l'obbligo di andare a scuola. E dopo dieci giorni, anche la seconda nidiata prese il volo. Nel frattempo però era passata l'estate e le prime nuvole facevano capolino nel cielo, sbatacchiate qua e là da un vento arrabbiato. « Tra una settimana parto » annun- ciò il pettirosso Flip al suo amico Totò. « Mi dispiace — fece questi. — Ma forse è meglio così. Stamattina le ron- dini che, come sai, conoscono tutte le 7