lingue, hanno dato una brutta noti- zia: — Attenzione, attenzione, hanno detto. Domattina si apre la caccia. Gli uomini hanno messo un cartello in fondo alla valle ». « Mi hanno detto che a noi petti- rossi non possono sparare » disse il pettirosso. «D'accordo. Vuoi che non conosca i regolamenti? — assentì il merlo. So anche che dovremmo essere noi il ber- saglio. Però non bisogna farsi illu- sioni. Quando si spara, si spara. Ne ho conosciuti tanti pettirossi che hanno fatto una brutta fine in tempo di cac- cia! ». In quell'istante galoppò sopra di loro una nuvolaccia nera e, poiché mi- nacciava pioggia, la conversazione finì. * * * Durante la notte un violento ac- quazzone aveva completamente sgom- brato il cielo e, nonostante gli ammo- nimenti del merlo, il pettirosso si alzò di ottimo umore. Lasciò subito il nido e andò a rifu- giarsi tra i rami di un grosso ciliegio che, in primavera, vantava la più bel- la fioritura della vallata. Accanto al ciliegio c'era un pesco carico di frutti maturi. Il pettirosso Flip cominciò a volare, avanti e indietro, dal ciliegio al pesco, dal pesco al ciliegio. Al decimo volo si levò la voce del merlo che stava nascosto nel suo nido : « Attenzione, pettirosso Flip, laggiù nel canneto c'è un uomo col fucile che ammazza gli uccelli. Attenzione, pet- tirosso Flip! ». « Grazie tante, ma io non ho paura. 10 non sono il bersaglio! » fece il pet- tirosso. E si preparò per l'undicesimo volo. « Attenzione, pettirosso Flip... » ri- prese la voce del merlo. Null'altro. Una rosa di pallini oscurò 11 cielo e il povero Totò cadde sull'erba come un sasso nero. Il pettirosso Flip, incurante del pe- ricolo, si gettò sopra il caduto. « Totò, Totò — cinguettò — che ti hanno fatto? ». Il povero merlo era stato colpito a un'ala. « Sono ferito — disse. — Maledetta caccia! Salvati prima che arrivi quel- l'uomo ». Ma il piccolo pettirosso non si mos- se. Anzi, quando il cacciatore si chinò per raccogliere la preda, gli si buttò contro e prese a tempestargli di bec- cate il viso e la testa. « Guarda, guarda — fece l'uomo. — Non ho mai visto una cosa simile ». I 100 ANNI DI UNA AGENZIA DI PUBBLICITÀ Nel 1863 un farmacista bresciano — Attilio Manzoni — trasferitosi a Mila- no ebbe l'idea di appaltare per sé e per suoi amici spazi della « quarta pa- gina » di giornali per la pubblicità di prodotti da essi trattati. I giornali erano allora pochi e ristretti, rari gli avvisi commerciali relegati in quarta pagina; ma il Dr. Manzoni fu forse il primo in Europa ad impostare il siste- ma di compra-vendita dello spazio pubblicitario. Così nacque a Milano, un secolo fa, la «A. Manzoni», che alla morte del fondatore (1893) diven- ne una Società collettiva, ma di for- mazione prevalentemente familiare, chè questa è la sua tradizione, di pa- dre in figlio e con collaboratori cre- sciuti per così dire in casa. La « Manzoni » — oggi presieduta dal Rag. Perio Michiara, una perso- nalità della Pubblicità in Italia — conta attualmente 350 dipendenti ed è una ditta pubblicitaria di salda re- putazione. Una veterana fiorente. Per celebrare il suo centenario la « Manzoni » ha pubblicato un magni- fico volume (editore « L'Ufficio Moder- no ») d'illustrazioni fotografiche e ar- tistiche, che sono come una corsa nel tempo: un secolo di evoluzione degli affari, del costume, del gusto del pub- blico. La pubblicità, infatti, è uno specchio di tutto questo. Una docu- mentazione, dunque, d'interesse uma- no sociale artistico. L'hanno curata con intelligenza d'arte Ignazio Weiss, Il povero Totò cercava intanto di sgattaiolare via ma il cacciatore, dopo aver allontanato con la mano il pet- tirosso, gli fu sopra e lo prese. Allora la furia del pettirosso si sca- tenò maggiormente contro l'uomo. « Sih, sih, sih, — urlava. E tentava di beccarlo sul naso e negli occhi. « Che cosa strana! — ripetè il cac- ciatore un po' turbato. E con un guizzo riuscì ad imposses- sarsi dell'uccellino. « Te l'avevo detto — fischiò intanto Totò. — Ora morirai anche tu. Non bisogna essere imprudenti ». Il cacciatore sedette e verificò l'aluc- cia del merlo. Era un buon diavolo e, ora, vedendo da vicino l'animale fe- rito, non si sentiva più di ucciderlo. « Dopo tutto — mormorò — con un merlo si fa poco brodo ». Osservò poi il pettirosso e gli parve un animaluccio molto grazioso. Ora l'uccellino chiudeva gli occhietti im- paurito e tremava. L'uomo pensò di metterlo in una gabbia e di regalarlo al suo bambino. Aprì il carniere, dove non c'era an- cora neppure una vittima, e vi chiuse dentro i due animali, poi, anziché con- tinuare ad andare a caccia, tornò a casa. * * * Il merlo Totò, amorevolmente cu- rato dal figlio del cacciatore, guarì dopo una settimana. Il ragazzo gli fece fare qualche volo di prova in casa, poi aprì la finestra e gli indicò il cielo. Il merlo comprese che era libero ma, prima d'andar via, volle salutare una ultima volta l'amico pettirosso che era stato chiuso in una gabbietta. La sorte dell'uccellino era ormai se- gnata. Il figlio del cacciatore infatti non intendeva assolutamente sepa- rarsene. « Sei tanto carino — gli diceva spes- so. — Voglio tenerti con me. Non ti farò mancar nulla, ma dovrai star qui, nella tua casetta dorata. Come ti chia- mi? ». «Flip! — rispondeva il pettirosso». Sul principio l'uccellino era molto triste: pensava ai liberi voli nel cielo azzurro, ai lunghi viaggi di primavera e d'autunno, all'amata compagna che non avrebbe visto più. Ma, siccome i pettirossi sono filoso- fi — o forse non hanno molta memo- ria — finì per abituarsi talmente alla prigionia che, dopo qualche tempo, cessò perfino di sognare d'essere libero. Battistina Rambelli (Ufficio Fiat di Genova) Ketto Cattaneo, Franco Grignani. La vecchia Milano, disegni di Ga- varni e Daumier, prime figurine pub- blicitarie, pagine di giornali che do- vevano divenire lo strumento n. 1 del- la pubblicità. Già nel 1876 la « Man- zoni » istituiva a Parigi un suo Ufficio di annunci su giornali d'Italia e del- l'Oriente. La pubblicità prende sempre più prodotti, si estende a cose e ser- vizi di ogni genere, diviene una leva della economia moderna. Nel volume passano le immagini della « belle époque », la moda e il teatro, ritornano opere di grandi ar- tisti, da Capiello a Picasso, nascono il cinematografo e il fonografo... Passa anche la guerra. Un'attenzione significativa e genti- le: in appendice al volume i nomi dei dipendenti « Manzoni » con oltre 40 anni di servizio e con oltre 25. Cento anni di lavoro di una « famiglia » del- la pubblicità italiana. ■HHMmHBHHHHBHHHHHi LA FIAT AL PRIMO POSTO NELLE VENDITE IN PORTOGALLO Le vetture Fiat sono attualmente al pri- mo posto assoluto nelle immatricolazioni di auto estere in Portogallo. La Fiat è in testa, sul totale delle auto vendute nel Paese, con una percentuale del 14,72%. Tale risultato è dovuto alla riconosciuta qualità e stile della produzione automobi- listica Fiat ed è stato reso possibile dalla sempre più estesa efficiente rete di ven- dita e d'assistenza tecnica. Come è noto, sul mercato portoghese opera la « Fiat Portuguesa S.A. » con sede a Lisbona. Oltre 20 Concessionarie Fiat sono distribuite in tutti i principali centri. GINEVRA - In questa originale fbtografta le il vetture « 1100 D » fornite dalla « Fiat Suisse »» alla sede elvetica della « Martini e Rossi ». Sono destinate ad altrettanti Agenti di vendita della « Martini e Rossi » in Svizzera. Eccoli riuniti vicino alle 1100. ANVERSA (Belgio) - Autocarro Fiat 690 N 1 nel porto di Anversa. Appartiene alla Ditta d'autotrasporti « Coulier », una delle più importanti della città. Quando Mr. Coulier venne a Torino, nel settembre del 1961, non possedeva alcun autoveicolo Fiat. A Torino visitò la Miraflori e riportò una impressione entusiastica del lavoro e della produzione Fiat. Oggi per la Marca « Coulier » prestano ottimo servizio 30 autocarri Fiat, modelli 6S2 e 690. 8