inchieste illustratofiat 11 □ □ ß] ODH V. i bambini Prima parte Intervista a Maria Sandrucci, la famosa pediatra delle sorelle siamesi Da Torino l' invenzione che salva tanti neonati «Leggevo in un libro suda- mericano della strana usanza di una popolazione indigena di portare gli ammalati con la pelle ingiallita dall'Utero su una montagna, dove il ri- flesso del sole era più intenso. I malati tornavano dopo alcu- ni giorni guariti: la pelle di nuovo bianca per le radiazio- ni luminose». È il direttore della 1" clinica pediatrica di Torino, prof. Maria Sandruc- ci, che ci sorprende con que- sto racconto - «Sono rimasta sbalordita. Ho voluto subito fare un esperimento sui neo- nati colpiti gravemente da it- tero. Mi sono fatta costruire da un elettricista un piccolo tunnel illuminato da neon. I risultati nei bambini sotto- posti alla luce delle lampa- de sono stati immediati. L'ittero si attenuava veloce- mente fino a raggiungere i li- velli normali. Ora in tutto il mondo si usa questo sistema. Ma pochi ricordano o voglio- no ammettere che è stato stu- diato in Italia, netta clinica Mal di pancia pericoloso Una malattia che nel- la prima infanzia è fre- quente come l'influen- za ma più pericolosa è l'enterite. Parlando di disturbi intestinali bi- sogna, è vero, distin- guere tra le banali diarree che si risolvo- no nel giro di un paio di giorni, e le forme acu- te a cui si accompa- gnano vomito, febbre, scariche molto inten- se, e In cui le feci sono semiliquide, schiumo- se e con tracce san- guigne. Nel primo anno di vi- ta, comunque, nessuna forma gastrointestina- le deve essere trascu- rata. Si deve invece curarla subito con molta attenzione, abo- lendo i cibi di ogni tipo e somministrando con frequenza tè, brodi ve- getali, acqua alcalina, necessari per ristabili- re l'equilibrio compro- messo dalle perdite or- ganiche. Altrimenti basta che 11 bambino rimanga otto o dieci ore senza bere, perché il suo organismo si in- tossichi in modo gra- ve. Nel passato la ga- stroenterite era spesso mortale proprio per- ché la si trattava con 11 digiuno totale, e anco- ra oggi è tanto più ri- schiosa quanto minore è l'età del colpito. Perché quanto più il bambino è piccolo, tanto minore è la quan- tità di liquido che il suo organismo può,perde- re senza essere molto danneggiato. I r Il direttore della Prima Clinica Pediatrica di Torino, Maria Sandrucci. pediatrica di Torino». La professoressa Sandrucci, che tutti ricordano come la responsabile dell'assistenza pediatrica nell'intervento chirurgico a Torino, nel 1965, sulla separazione delle due gemelle siamesi Foglia, par- la senza emozioni. Ci guarda - con occhi penetranti, il volto disteso in un largo sorriso. La prima domanda che ci susci- ta non è strettamente legata alla medicina, ma alle diffi- coltà che deve superare una donna per diventare medico, primario, direttore. • Gli uomini le hanno reso la vita difficile nella sua carrie- ra? «Ho avuto le stesse possibili- tà degli uomini, ho lavorato con loro e come loro senza che mi facessero assoluta- mente pesare il fatto di esse- re donna. Bisogna però ag- giungere che se una donna vuole fare seriamente il me- dico deve sacrificare la fa- miglia. Oggi ci sono orari ri- dotti per madri con figli pic- coli, ma chi vuole fare carrie- ra deve darsi alla ricerca e la ricerca porta via molto tem- po, non permette assoluta- mente di rispettare questi orari. Ci sono inoltre alcuni settori della medicina ancora quasi preclusi alle donne. In Italia tutti accettano la donna pediatra, ma molti la guarda- no con sospetto se vuole fare il chirurgo». • Veniamo ai bambini. Qual è oggi l'importanza della pe- diatria? «Oggi si tende sempre più a una medicina preventiva. Nel campo della pediatria il discorso è ulteriormente vali- do perché curare i bambini vuol dire proteggerli anche dalle malattie che potrebbero colpirli quando saranno adul- ti». • Quando comincia la preven- zione? «Molte malattie si possono prevenire" già durante la gra- vidanza. Per altre, difficili da Nella prossima punta- ta: Neuropsichiatria in- fantile. La seconda infanzia. Oncologia pediatrica. diagnosticare prima del par- to, si dimostra estremamente importante uno 'screening' (esame di massa) al momen- to della nascita. È il caso del- la fenilchetonuria (malattia metabolica con precoce dan- no mentale che colpisce un bambino su diecimila), della mucoviscidosi (che aggredi- sce pancreas, polmoni e mu- cose), dell'atiroidismo (as- senza della tiroide). In questi casi solo se si interviene tem- pestivamente si hanno possi- bilità di guarigione». • Questo genere di esame vie- ne eseguito su tutti i neonati? «Il costo sociale dello 'scree- ning' è abbastanza elevato. Per abbassarlo si potrebbero abbinare diversi test in un unico esame, soluzione adot- tata in paesi ricchi come gli Stati Uniti, l'Inghilterra, la Scandinavia. Noi per ora ci li- mitiamo a eseguirli su nuclei isolati di bambini». " • Molti portano i bambini a curare all'estero. È vero che in altri Paesi sono più avanti rispetto a noi? «Non direi. Nel nostro ospe- dale abbiamo attrezzature che sono all'altezza di quelle straniere. E i nostri medici sono molto preparati. Ad esempio, in alcune specializ- zazioni pediatriche siamo al' livello dei più avanzati grup- pi del mondo. Si notano inve- ce carenze nell'organizzazio- ne delle strutture e nel setto- re paramedico. Contraria- mente a quanto si può pensa- re, quello che manca negli ospedali italiani spesso è solo il «contorno»: ambienti con- fortevoli, assistenza di tipo alberghiero che si trovano altrove. Ma per quanto ri- guarda la medicina, sappia- mo curare i nostri bambini come e a volte meglio che al- l'estero». • Sempre per quanto riguar- da la prevenzione di massa, che cosa pensa delle vaccina- zioni oggi in uso in Italia? «Per quel che riguarda l'an- tipolio, questo vaccino ha de- bellato ormai da anni la po- liomielite, ma rimane giusta- mente obbligatorio per evita- re un ritorno del virus selvag- gio, sempre in agguato. Sono invece d'accordo sull'aboli- zione dell'antivaiolosa, per- ché da Cinquantanni in Italia non ci sono più casi di vaiolo. Quando anche se ne verifi- cassero di nuovi (per altro molto improbabili) sarebbe facile prevenire il diffondersi Quando il piccolo ha la febbre alta Improvvisamente il bambino è caldo, ha gli occhi lucidi e qualche bri- vido. La mamma gli pro- va la temperatura: un febbrone. In questi casi che cosa si deve fare? Prima di tutto, se non su- pera i 39 gradi non preoc- cuparsi, dicono i medici. Da sola, infatti, la febbre indica spesso una sempli- ce infezione delle prime vie aeree, e come è arri- vata in fretta così m fretta se ne andrà, lasciando magari la gola un po' irri- tata. In questi casi nell'attesa del medico basta dunque somministrare un antipi- retico preso nella piccola farmacia di casa (non esageriamo però con i far- maci che abbassano la temperatura perché pos- sono anche dare allergie). Se però la febbre si pro- lunga o si accompagna ad altri sintomi, come mal di pancia, svenimento, con- vulsioni, è meglio ricorre- re d'urgenza al pediatra. Visto che parliamo di temperatura, siamo sicu- ri di misurarla nel modo giusto? Prima di tutto, contrariamente a quanto si fa abitualmente è me- glio misurare la tempera- tura esternamente : il bul- bo del termometro messo sotto l'ascella per la difra- ta di cinque minuti. Questo-metodo è più pre- ciso di quello interno (anale) e non presenta pe- ricoli in caso di rottura del termometro. Inoltre la temperatura va presa du- rante un periodo di riposo (il bambino deve essere sveglio, ma tranquillo da almeno mezz'ora) e non subito dopo aver mangia- to. Se l'indice non supera i 37 gradi non c'è febbre. di un'epidemia con una vac- cinazione di emergenza. Sono rimaste obbligatorie anche l'antidifterica e l'antitetani- ca: entrambe hanno effetto limitato nel tempo, ma crea- no nell'organismo delle dife- se per cui, riprese a distanza di tempo, rinnovano la loro efficacia. Le vaccinazioni contro la tubercolosi, la roso- lia, la pertosse, il morbillo e la parotite sono invece giu- stamente facoltative perché deve essere il medico a valu- tarne le indicazioni di volta in volta fino a renderle obbliga- torie in modo settoriale quan- do le condizioni individuali lo rendano necessario». □ Colpisce solo i bambini delle Isole,del Sud e del Delta padano La talassemia ignota e grave Pochi conoscono l'anemia mediterranea (talasse- mia), una forma di anemia dovuta alla distruzione dei globuli rossi e insufficiente produzione, ma è una ma- lattia ereditaria gravissima che, per la sua diffusione, costituisce una delle più im- portanti malattie sociali del nostro Paese. La talasse- mia colpisce soprattutto le popolazioni del sud, delle isole e del delta Padano, ma oggi a causa delle migrazio- ni interne si verificano mol- tissimi casi anche nelle cit- tà industriali del nord. Per avere notizie di questa maìattia, che tutti in Italia dovrebbero conoscere, ab- biamo rivolto alcune do- mande al professor Paolo Nicola, direttore della II cli- nica pediatrica dell'univer- sità di Torino, che da molti anni si occupa attivamente di questo male, e dirige uno dei più importanti centri di diagnosi e.cura dell'anemia mediterranea. Professore quando si ma- nifestano i primi segni della malattia? La talassemia compare fin dai primi mesi di vita con pallore marcato, compro- missione dello stato genera- le, arresto dell'accresci- mento, aumento di volume eccessivo della milza e del fegato. Esistono cure efficaci? Purtroppo non siamo in grado di guarire la malat- tia. La cura si basa soprat- tutto su trasfusioni ripetute ogni uno o due mesi e dopo qualche anno sull'asporta- zione della milza. Con que- sta terapia si consente una discreta sopravvivenza. Ci sono speranze per il fu- turo? Ritengo che in un futuro non lontano si potrà giunge- re alla soluzione del proble- ma con il trapianto del mi- dollo osseo, ossia del tessu- to che forma il sangue cir- II professor Paolo Nicola. colante. Purtroppo i tentati- vi fino ad ora compiuti sono falliti. Come si trasmette la ma- lattia? Se si sposano due portatori sani (individui del tutto nor- mali) hanno un quarto di probabilità di avere figli sa- nissimi, un quarto di avere figli malati di talessemia, e cinquanta per cento di ave- re figli portatori sani. I figli nati dall'unione di un porta- tore sano con un soggetto normale sono normali nel 50 per cento dei casi e portato- ri nell'altro'50 per cento. Come si individuano i por- tatori? Per l'identificazione oc- corre un particolare esame del sangue. È importantis- simo quindi, e noi ci battia- mo per questo, che tutti co- loro che provengono dal Sud, dalle isole, e dal delta padano, quando si sposano (specie se i loro fidanzati provengono da queste zone) si sottopongano a questo esame, che nella nostra cli- nica è completamente gra- tuito. Quando si scoprono coniugi portatori sani, sta poi a loro decidere se ri- schiare di avere figli malati (25 per cento di probabilità) o non averne. Inoltre, dallo scorso anno conduciamo - in collabora- zione col Comune di Torino, e col patrocinio del suo as- sessorato alla Sanità e con il consorzio provinciale an- titubercolare e l'Avis - una indagine in questo senso tra gli scolari della quinta ele- mentare: su circa 11.600 bambini esaminati abbia- mo individuato ben 464 por- tatori, pari al 4 per cento della popolazione scolasti-