2 illustratofiat cronache dell'economia Novembre illustratofiat Sofim. Un diesel per la 131 pag. 3 Questo è il mio paese pagg. 4-6 Viaggio premio a Favignana pag. 7 Come va la salute? pagg. 8-11 Andare in pensione pagg. 12-14 Poster Ferrari pagg. 16-17 Il meglio dai giornali pag. 19 1 comitati di quartiere pagg. 20-21 Sport pagg. 22-24 Rubriche pagg. 25-27 Piccoli annunci pagg. 28-30 Lettere di lavoratori pagg. 31-32 illustratofiat periodico mensile del gruppo Fiat Anno XXV n. 11 direttore responsabile Danilo Ferrerò coordinatore: Gian Paolo Minucci in redazione: Filippo Grillo Roberto Lanzone Eleonora Minotto hanno collaborato a questo numero: Edmondo Bernacca Livio Berruti Maurizio Costanzo Emilia Focaccia Franco Liistro Marilena Moretto Marco Neirotti Mario Pirani Maria Pia Torretta Segreteria di redazione: Maresa Regge Luigina Boscolo Elisabetta Forgia Alda Matulli Bertolasi Rosa Ruccella Art director Giorgio Tirone grafico Davide Borsella fotografie Fotofiat Guglielmo Lobera organizzazione Gianna Calvi Direzione e redazione: Corso Marconi, 10 Torino - Telef. 65.651 Pubblicità: Publikompass spa, c. M. D'Azeglio 60, telef. 65.88.44 Torino v. G. Negri 8, telef. 85.96 Milano Stampa: Diffusioni Grafiche Villanova Monf. (AL) Tel. (0142) 83235/6 Registr. presso il Tribunale di Torino il 3-12-'53 Printed in Italy Questo giornale è stato chiuso in tipografia il 27 ottobre alle ore 19. La tiratura è stata di 239.500 copie. Il bilancio del 77 previsioni per il 78 Ogni anno, il 30 settembre, viene presentato al Parla- mento un documento il cui ti- tolo Relazione Previsionale e Programmatica sta a signifi- care che dovrebbe delineare un quadro completo e parti- colareggiato degli indirizzi e dello azioni che il governo in- tende compiere in campo economico. In realtà, esso fornisce delle cifre relative all'anno che sta per finire e poche indicazioni su quello che sarà lo sviluppo economi- co del 1978 e, soprattutto, su come si Intende realizzarlo. Nel 1977 il prodotto interno lordo, cioè quanto il Paese ha prodotto come beni e servizi, è aumentato, in termini reali (vale a dire non considerando le variazioni dei prezzi) solo del 2,2%. Questo aumento contenuto è 11 risultato della politica di stabilizzazione, cioè del tentativo di porre un freno al dilagare dell'infla- zione e dell'indebitamento con l'estero attraverso au- menti delle tasse, congela- mento della scala mobile, li- Si può andare all'estero con più soldi I turisti italiani po- tranno spendere all'e- stero 750 mila lire l'an- no, anziché 500 mila li- re. II ministro del Tesoro - nello stesso decreto - ha sancito anche che l'importo massimo delle banconote italia- ne importabili ed esportabili al seguito di turisti, residenti o non, è elevato da 35 mi- la lire a centomila lire. Tali provvedimenti sono giustificati, al- lorché dalla opportuni- tà di adeguare al mu- tato potere di acquisto della nostra moneta gli attuali massimali, anche dal migliorato andamento della bilan- cia dei pagamenti e del tasso di cambio. (Ra- diocor). nutazioni al credito e alla spesa pubblica. Da questo punto di vista i ri- sultati sono soddisfacenti, ma ora si pone il problema di come si può ridare tono all'e- conomia dopo un periodo di austerità utile per riequili- brare i conti con l'estero, ma non per espandere l'attività produttiva. I La Relazione Previ- sionale e Programma- tica dice che è neces- sario favorire gli in- vestimenti privati, specie industriali, quelli pubblici ed esportare di più. Se tutto questo avverrà (la relazione non spie- ga attraverso quali vie), probabilmente nel 1978 la crescita sa- rà del 2,5%. " Ritornando al 1977, o meglio alle stime in quanto l'anno non è ancora terminato, si ve- de che i consumi delle fami- glie dovrebbero essere au- mentati del 2%, cioè meno di quanto avvenne nel 1976 (+3,2), mentre si registre- rebbe una certa ripresa degli investimenti che figurano ad un livello superiore del 4,3% rispetto all'anno precedente quando si era realizzato un incremento pari ai 2,3%. Meno favorevole è l'anda- mento delle esportazioni che si sono sviluppate del 9% (13% nel 1976) a causa, so- prattutto della debolezza del- la domanda estera. Anche per il settore agricolo 1 risul- tati non sono soddisfacenti in quanto si è prodotto di meno (-1,5) rispetto al 1976, anno in cui si era già registrata una perdita (-3,3% rispetto al 1975). La produttività, cioè la quantità di prodotto fornita da ciascun oc- cupato, è aumentata dell'I,4% contro il 4,8% dell'anno prece- dente, mentre il reddi- to prodotto da ciascun lavoratore dipendente è stato pari al 1976. Il costo del lavoro per unità di prodotto, è au- mentato del 19,6%, quindi più dell'anno scorso ( +15,6%). M.M. Quanto vale una casalinga? In base ad una perizia di- sposta dal Tribunale di Bol- zano nell'ambito di una causa civile per il rimborso dei dan- ni ad una signora rimasta fe- rita, il lavoro prestato dalle casalinghe sarebbe valutabi- le in 243.000 lire mensili. A queste conclusioni è giunto il perito nominato dal Tribu- nale, una insegnante di eco- nomia domestica. La valuta- zione del salario medio al quale corrisponderebbe il la- voro delle casalinghe è stata disposta per accertare l'enti- tà dell'indennizzo da versare alla signora Rosa Castellaz- zo, di Bolzano, la quale per le lesioni riportate nel 1968 ca- dendo dalla rampa di un ga- rage non protetta da ringhie- ra, non è ora più in grado di svolgere i lavori di casa. Dal fatto è nata una causa con l'impresa costruttrice del garage, che dopo l'incidente aveva versato alla infortuna- ta una somma 280.000 lire, insufficiente a coprire an- che le spese per le cure me- diche. L'esperta nominata dal Tribunale ha calco- lato che se il lavoro della casalinga media dovesse essere misu- rato sulla base delle tariffe in vigore per le varie prestazioni (cuo- ca, stiratrice, lavan- daia, ecc.) si arrive- rebbe ad una cifra mensile non inferiore alle 800.000 lire riduci- bili a 400.000 se si con- sidera che gli stessi la- vori siano eseguiti da persone non specializ- zate. Considerato però che molti lavori della casalinga sono saltuari, come ad esempio arredare, cucire, decorare, ecc., si scende alla cifra di 243.000 lire. (AGI) □ Il parere di Mario Pirani Perchè l'Inps è così in deficit? La previdenza sociale è il vero tallone d'Achille della finanza pubblica. L'Inps avrà quest'anno 1.502 miliardi di deficit che saliranno nel 1980 alla cifra folle di 13.520 miliardi. Se si arriverà a quel punto diventerà problematico il pagamento delle pensioni. A questa catastrofica situazione si è arri- vati coltivando l'illusione che in un paese dalle risorse limitate come l'Italia fosse possibile estendere la previdenza a quasi tutti i cittadini, senza nel contempo chie- dere il loro adeguato contributo. La gravità delle cifre aveva spinto nelle settimane scorse il governo a proporre una misura che appariva, peraltro, abba- stanza ingiusta: bloccare a 100 mila lire la pensione di tutti gli anziani che l'avessero maturata ma continuassero, egualmente, a lavorare. L'iniquità del progetto consi- steva nel fatto che per molti lavoratori di- pendenti la pensione rappresenta né più né meno che il corrispettivo di una parte del salario accantonata e differita. Di qui l'esplodere di un coro di critiche che ha convinto il governo della opportunità di un ripensamento. È chiaro, però, che il pro- blema rimane, ma esso va affrontato, guardando come stanno davvero le cose. Si dovrà allora riconoscere che i lavorato- ri dipendenti, e gli operai e impiegati in primo luogo, non sono affatto responsabili del baratro dell'Inps. Fino ad oggi, anzi, la gestione delle pensioni dei lavoratori di- pendenti è stata in attivo (quest'anno l'at- tivo è risultato di ben 2.358 miliardi) e si presume che tale resterà fino al 1979 compreso. I deficit provengono, invece, dalla gestio- ne dei commercianti degli artigiani e dei colti- vatori diretti. Queste categorie pagano contri- buti bassissimi (95.112 lire l'anno artigiani e commercianti, 59.696 i coltivatori, in percen- tuale circa il 23 per cento di quanto pa- gano i lavoratori dipendenti), ma ottengo- no pensioni crescenti. A questo punto è chiaro che la soluzione non sta nel colpire operai e impiegati, ma nel portare le cate- gorie di ceto medio, che vogliono la pensio- ne, a un livello di contributi adeguati. Per quanto riguarda le categorie dell'industria e del lavoro dipendente c'è solo da rivede- re l'eccessivo automatismo degli adegua- menti derivanti dall'aggancio della pen- sione non solo alla scala mobile ma anche agli aumenti salariali degli occupati. In caso contrario anche la gestione pensioni- stica dei lavoratori dipendenti è destinata ad andare in deficit nel 1980 di quasi 2000 miliardi. □ Come cambia l'uso privato di elettricità Gli italiani vanno sempre più razionalizzando 1 loro consumi di energia anche se questo non si traduce. In ge- nerale, in un risparmio quantitativo. L'introduzio- ne della fascia sociale a tarif- fa ridotta ha indotto un nume- ro sempre più elevato di uten- ti a diversificare i propri Im- pieghi di energia : il «tetto» di 3 KW (limite della fascia so- ciale) richiede infatti un più accorto uso, soprattutto degli elettrodomestici, che non è più possibile impiegare con- temporaneamente: questo significa che l'utente deve distribuire nell'arco della giornata, l'utilizzazione dei vari apparecchi e sfruttare a fondo le prestazioni dell'ap- parecchio. Dall'inizio del 1975, quando fu introdotta la fascia socia- le, il numero degli utenti con contratti fino a 3 KW è salito da poco più di 15 milioni a ol- tre 16.250.000. Contempora- neamente, è drasticamente sceso quello degli utenti con contratti per forniture supe- riori, che, invece, fino a due anni fa, era In rapida espan- sione: da 1.400.000 all'inizio del 1975 sono scesi a 943 mila al giugno 1977. Complessivamente, gli uten- ti della fascia sociale che so- no oggi il 94,5% degli utenti domestici dell'Enel, consu- mano 1*86,5% dell'energia distribuita per usi domestici, cioè 21,2 miliardi di KWH su un totale di 24,5. Di questi, gli utenti della fascia sociale consumano 15,8 miliardi di KWH a tariffa agevolata; al- tri 5,4 miliardi invece, a tarif- fa piena. Gli altri 3,3 miliardi di KWH (pari al 13,5% dell'e- nergia fornita dall'Enel per usi domestici) sono utilizzati dal milione circa di utenti che hanno contratti per forniture superiori al «tetto» fissato per la fascia sociale. L'utilizzazione per usi do- mestici copre circa un quarto dell'energia che l'Enel for- nisce ai propri utenti diretti (escludendo cioè le forniture che integrano la produzione delle aziende elettriche muni- cipalizzate, l'energia espor- tata ecc. ). Su 103,8 miliardi di KWH, infatti, 68,6 miliardi sono stati impiegati per usi industriali, 24,5 miliardi per usi domestici, 5,6 miliardi per illuminazione privata ma non in abitazioni, 3,3 miliardi per la trazione dei treni, 1,8 miliardi per illuminazione pubblica. (AGI). □ L'italiano spende 132.000 lire al mese Gli italiani hanno speso in media, 132.551 lire al mese a persona nel 1976 per l'Insie- me dei consumi. Alimentari e non alimentari. Si tratta di una cifra a metà strada fra il massimo di 193.373 lire (se la famiglia è composta da una sola persona) ed il minimo di 87.388 lire (per famiglie con sei o più componenti). Il vitto è quello che è costato meno: 50.823 lire al mese a persona, in media, mentre per le altre spese l'esborso è stato di 81.728 lire. È peraltro da tenere presente che nelle famiglie di agricoltori la quo- ta per il vitto scende notevol- mente rispetto alle altre fa- miglie. Inoltre, sempre nella media nazionale dei consumi, la spesa maggiore ha riguarda- to i trasporti e comunicazioni (l'auto soprattutto) ed è stata pari al 12 per cento della spe- sa totale, seguita subito dopo dalla spesa per l'abitazione (11.9 per cento), della carne (11,6) e da quella per vestiti e scarpe (9,9 per cento). Questi i dati salienti dell'in- dagine condotta dall'Istat, un'indagine 'per campione' che viene effettuata tutti gli anni e che si basa sulle rile- vazioni fatte in 679 Comuni - tipo e interpellando 36.252 fa- miglie. Per quanto riguarda la spe- sa per l'alimentazione (pari al 38,3 per cento della spesa generale per i consumi) essa è stata al di sotto della media nazionale nelle regioni del centro - nord e superiore in- vece alla media nazionale nel sud e nelle isole. IPer la carne la spesa media mensile a per- sona è risultata nel 1976 di 15.368 lire (con un massimo di 18.000 lire al nord e 11.600 nel sud), per latte e for- maggi poco più di 6.000 a persona (da 7.000 al nord a 5.200 al sud), per frutta e ortaggi 6.400 lire a persona (da 7.000 a 6.000), mentre per il pesce 1.600 a per- sona al mese (da 976 li- re al nord a 2.179 al sud). Quanto ai pasti consumati fuori casa, la spesa media na- zionale a persona e stata di 5,583 lire al mese, ma al nord si è speso più del doppio che nel sud: 7.675 lire contro 3.039 lire. Infine, la spesa per spet- tacoli e 'ricreazione' in gene- re : la media nazionale è stata di 9.633 lire al mese a perso- na. Ma anche in questo caso il nord ha speso il doppio del sud: 12.204lire contro6.090. (AGI). □