- segue da pagina 5 La città contro la violenza Tommaso Bertero, Servizio costruzioni sperimentali; Renato Ossola, Direzione amministrazione pianificazione e controllo; Fulvip Piatti, Direzione Sviluppo progettazione prodotto (Mirafiori) Si colpisce il capo come simbolo della società Cario Cappellaro, 46 anni, C. R. SAM - Meccanica Mirafiori. «La violenza in fabbrica si manifesta in particolare durante gli scioperi, con momenti di vera e propria caccia al capo da parte di alcune teste calde. I malcapitati vengono obbligati a 'portare le bandiere della FLM, oppure vengono avvolti negli striscioni e insultati o addirittura malmenati. Il capo è un'istituzione che alcuni non vogliono riconoscere per questo è anche il più esposto all'aggressività che si scatena in fabbrica. À questa situazione si è aggiunta negli ultimi tempi la grave tensione esterna, il terrorismo politico. I quadri dell'azienda vengono colpiti a caso, come simbolo di questa società. Diotti, Gamba, Volta, capi che non avevano nulla da rimproverarsi nei confronti degli operai sono stati ugualmente raggiunti dalla violenza dèlie Brigate Rosse. Lo stesso sindacato, insieme ai lavoratori, ha fermamente condannato questi fatti. L'azienda da parte sua non può far altro che invitare i capi a mantenere i nervi saldi. All'interno del comitato di coordinamento capi intermedi abbiamo fatto un esame di coscienza per vedere fino a dove il nostro comportamento poteva avere esacerbato gii animi. Ma fatti del genere a nostro avviso non hanno nulla a che vedere con i rapporti esistenti tra noi e i lavoratori, fanno parte di un più vasto disegno terroristico del quale siamo vittime tutti, per il solo fatto di essere inseriti nelle strutture di questa società». Un governo debole ha la polizia debole Renato Girardo, 51 anni, tre figli, Servizio costruzioni sperimentali, Mirafiori. «Un governo debole ha una polizia debole e la delinquenza dilaga, questa è la verità e la gente non può farci niente. Personalmente se vedessi uno che ruba lo lascerei fare, a meno di essere in dieci o più persone: quello è capace di spararmi in faccia. Per me tutto questo parte dalla politica, è tutto un fatto politico. Anch'io come tanti altri sono contrario alla pena di morte, ma in certi casi bisognerebbe proprio farla finita». Se prendono un bandito non riescono a processarlo Alessandro De Angelis, 23 anni, collaudo (Veicoli industriali). «Le nostre istituzioni fanno acqua da tutte le parti. Lo abbiamo visto in questi giorni sui giornali, alla televisione: quando si prendono i malviventi non si riesce a tenerli dentro, non si riesce a fargli il processo (Torino, Brigate Rosse). Oggi la più grave forma di delinquenza è quella politica, ma andarsene in giro armati come suggeriscono alcuni non mi sembra una soluzione. Lo abbiamo visto a Roma che cosa succede a portarsi sempre la pistola in tasca, si finisce per sparare al minimo allarme senza neppure rendersi conto di quello che sta succedendo (morte del calciatore Re Cecconi)». La gente ha paura di dire quello che pensa Adriana Bianchini, 23 anni, Servizio programmi assegnazione veicoli (Veicoli industriali). «Nell'ambiente di lavoro si parla poco di violenza e di ogni altro argomento che in qualche modo riguarda la vita sociale. La gente ha paura di esporsi, di dire quello che pensa, oppure non è interessata ad approfondire i problemi. Anche in assemblea le cose non cambiano molto. Si parla, si parla ma poi ciascuno rimane sulle proprie posizioni. C'è una sensazione di impotenza da parte di tutti verso questi fenomeni per cui si finisce per disinteressarsene. Personalmente ho deciso di approfondire da sola quelle cose che mi interessano». Abbiamo la libertà non sappiamo usarla Tommaso Bertero, 53 anni, battilastra, una figlia (18 anni). Servizio costruzioni sperimentali, Mirafiori. «Abbiamo conquistato la libertà ma non abbiamo saputo farne buon uso. Io che ho vissuto e lottato contro il fascismo, contro i suoi metodi, non vedo molta differenza tra la violenza attuale e quella fascista. Oggi, addirittura, quelli che trent'anni fa erano condannati come responsabili delle brutalità fasciste siedono in parlamento. E non ci sono andati da soli, ce li ha mandati la gente». Sono contrario alla pena di morte Giuseppe Deplano, 43 anni, una bimba di cinque anni, lavora in lastroferratura a Mirafiori. «Come tutti, anch'io sono in un certo senso intimorito da quanto si legge sui giornali o si vede in televisione: non passa giorno che non succedano disordini, omicidi, aggressioni. Sarei pienamente favorevole a un aumento anche deciso delle pene ma assolutamente contrario alla pena di morte. Nello stesso tempo, però, si deve porre una particolare cura per tentare di recuperare i minorenni e le carceri non devono essere intese come luogo di repressione, ma di riabilitazione». Stampa e cinema contribuiscono alla criminalità Leonardo Favata, 29 anni, Servizio promozione vendite Italia (Veicoliindustriali). «Una società malata produce individui malati. E la nostra società è malata. Oggi assistiamo a una successione drammatica di avvenimenti violenti: la stampa in genere e il cinema contribuiscono a enfatizzare nel modo sbagliato questi fatti. Il problema della violenza sta a monte, nelle strutture sociali, nelle mentalità distorte, negli interessi parassitari, nella non volontà politica di cambiare questo stato di cose». Si sono persi i valori umani Michele De Giglio, 27 anni, Lavora a Rivalta, revisionista in carrozzeria. «La violenza è soprattutto causata dalla perdita dei valori umani, del rispetto della, persona, delle istituzioni sociali. Conosco ragazzini che rubano e padri che fanno finta di non sapere. E, si sa, si comincia coj, rubare galline e si finisce alle rapine. Sabato scorso, noi della squadra, ci siamo trovati e abbiamo fatto un bel pranzo: c'erano tutti con le mogli, i bambini e abbiamo cantato e giocato a bocce. Purtroppo è stata solo una parentesi: la sera sono tornato a casa, ho acceso il televisore e l'annunciatore del telegiornale ha iniziato la tiritera: scioperi, sparatorie, processi saltati, evasioni, rapine». □ •IN m JJPg,. „• * « HVi'^jv? rara:» La soddisfazione" di amministrare personalmente un patrimonio in titoli può costarvi moltocara. Errori nella verifica delle estrazioni, nel taglio delle cedole, senza contare i comuni rischi cui è soggetto un capitale custodito con insufficiente sicurezza e segretezza. Un esempio? Premi per miliardi giacciono non riscossi. Uno fra essi ammonta a N 100 milioni e da tre anni aspetta di essere ritirato. Mettete da parte le forbici, scegliete la tranquillità. Vi conviene. Approfittate della prima occasione che avete di venire in banca, per affidare la conservazione e l'amministrazione dei vostri titoli al Sanpaolo. Scadenze, premi, rinnovi, estrazioni... tutto risolto con precisione, riservatezza, economia. ' jf- " j jj im Bv depositi amministrati Sanpaolo ■ il vostro capitale in buone mani ISTITUTO BANCARIO SAN PAOLO DI TORINO TUTTO PER TUTTI ili*1 |f 'MKBKKKmm JIZI • mi li s.n