SPECIALE i nostri figli campioni Viaggio da Torino a Termini Imerese fra le migliaia di figli di dipendenti che praticano sport. Incontro con i campioncini, che in un prossimo futuro potrebbero gareggiare in campo internazionale. Ma senza essere ossessionati da questo traguardo e non trascurando la scuola FRANCESCO NOVO Forse diventeranno campioni, forse no. Oggi, comunque, so- no più di una semplice promes- sa. Alcuni di loro, infatti, han- no già vinto importanti gare giova- nili, qualcuno veste la maglia di un grande club o addirittura quella az- zurra della nazionale. Tutti hanno iniziato per gioco ma ora il loro obiettivo è il Campionato del mon- do, le Olimpiadi, o almeno diventare professionisti. E per riuscirci si alle- nano duramente e non temono sa- crifici, senza però dimenticare che alla loro età la cosa più importante è ancora lo studio. Da Torino a Ter- mini Imerese, da Foggia a Bolzano, li accomuna la voglia di farsi largo nell'affollato mondo agonistico. Stiamo parlando dei più giovani campioni dello sport aziendale: fi- glie e figli di dipendenti del Gruppo che nelle palestre e nei campi dei Ce- das o della Sisport già si sono impo- sti, fra centinaia di coetanei, in qual- che disciplina. I genitori li seguono ma non li assillano. Madri come An- na Magnani in "Bellissima", che stravolge la propria vita e quella del- la sua patetica bimbetta cercando di imporla in un provino cinematogra- fico, di madri cosi non ce ne sono. In questa inchiesta abbiamo invece conosciuto genitori e ragazzi respon- sabili, che sanno restare con i piedi a terra. Hanno ambizioni e speranze le- gittimati dai risultati ottenuti, ma non si nutrono di illusioni, non perdono di vista la realtà. Per i genitori la cosa più importante è che i figli maturino, co- me persone soprattutto. Vedono bene l'impegno sportivo dei figli non solo perché salutare, ma perché lo sport praticato ad alti livelli, quando è com- petizione, rafforza il carattere. Abbiamo conosciuto nei campi dei Cedas e della Sisport ragazzi e ragazze che fra pochi anni potrebbero gareg- giare in campo internazionale. (Forse ne abbiamo dimenticato qualcuno e ce ne rammarichiamo. Non manche- ranno le occasioni di parlare anche degli assenti). Giovani che frequenta- no con profitto il liceo o la scuola pro- fessionale e ogni giorno trovano quel- le due o tre ore per allenarsi, volendo arrivare dove sono arrivati i Salvatore Antibo o i Franco Baresi. ► ILLUSTRATO ♦ MARZO 1992 14