economici e il legno e la pelle di quelli di lusso. Sulla 850 " conqui- sta" le imbottiture dei sedili e i ri- vestimenti interni. Poi dilaga nelle case: chi non ricorda il "Moplen" pubblicizzato in tivù da un Gino Bramieri giovane e paffuto? Negli Anni Settanta la plastica compare anche nella carrozzeria. È un passo importante che fa storcere il naso a qualcuno, ma conferma la duttilità e la resisten- za del materiale. La Fiat 128 ulti- ma serie, è la prima vettura con paraurti in plastica. Una soluzio- ne che sarà poi adottata da tutti i modelli successivi. Siamo ormai ai giorni nostri quando viene realizzato in plasti- ca un altro importante particola- re di carrozzeria: il portellone. Per quello della Tipo i progettisti Fiat hanno immaginato una for- ma complessa, impossibile da ot- tenere con la lamiera. Per fab- bricarlo, a Cassino, la Fiat Auto impianta uno stabilimento al- l'avanguardia nel mondo. E domani? C'è ancora plasti- ca nel futuro dell'auto? Di- ce Di Carlo: «In questo mo- mento le Case automobili- stiche stanno facendo una pausa di riflessione e per qualche tempo non ne vedremo crescere l'impie- go. Lo impongono ragioni com- merciali e industriali. Dalla regola ferrea che il cliente deve avere in ogni caso il meglio pagando il me- no possibile, discende la necessità di mettere il materiale giusto al posto giusto. Il progettista sceglie, di volta in volta, non solo come ma anche con che cosa realizzare ogni pezzo. Ed è una scelta sugge- rita dall'affidabilità, dalla fattibi- lità industriale, dall'economicità, dal rispetto ambientale e dal costo energetico necessario». Avanti con giudizio, allora. Già oggi sarebbe possibile costruire altri pezzi dell'automobile in pla- stica (per esempio la pannelleria), ma non è conveniente. In alcuni casi la lamiera è ancora insostitui- bile, anche se la velocità con cui si inventano nuovi composti plastici fa pensare ad una ulteriore affer- Lo stampaggio dot rivestimento interno di una portiera nello stabilimento di Vlllastellone (Torino! mazione di questi materiali. In fondo, il ferro ha tremila anni di storia e la plastica solo ottanta. E' RICICLABILE Nessun modello oggi nasce sen- za che si sappia in anticipo come e dove andranno a finire i materiali che lo compongono, quando la vettura smetterà di circolare. Fino a qualche tempo fa solo i particola- ri metallici venivano riciclati. Adesso (e anche in questo la Fiat è all'avanguardia) è già possibile ri- ciclare tutti i derivati del petrolio. Spiega ancora Di Carlo: «I "poli- meri termoplastici" impiegati dal- l'industria dell'auto sono un insie- me di idrocarburi che, visti al mi- croscopio, somigliano a un piatto di spaghetti attorcigliati in cui ogni filo è una catena molecolare. Il lo- ro riciclaggio è relativamente sem- plice: si riscalda il "piatto" e gli spa- ghetti possono scorrere gli uni ri- spetto agli altri permettendo al ma- teriale di assumere nuove forme». Altre plastiche usate nell'auto sono "termoindurenti". Anche queste al microscopio hanno la forma di spaghetti attorcigliati ma, per di più, sono uniti fra loro da sottili filamenti, come a forma- re una vera e propria rete. Non è possibile separarli poiché i nodi di questa rete sono resistenti e la ma- teria risulta così bloccata e non può più assumere altre forme nep- pure scaldandola. Si è trovata pe- rò una soluzione. «Sminuzzato e ridotto in polvere - spiega Di Car- lo - questo materiale può sostitui- re la carica minerale (carbonato di calcio) nell'antirombo spruzzato sotto le scocche. Con due vantag- gi per l'ambiente: la plastica viene riciclata e si evita di scavare le montagne per estrarre il minerale. Le 5000 tonnellate di termoindu- renti recuperabili dal portellone della Tipo, per esempio, corri- spondono alla necessità annuale di carbonato di calcio della Fiat Auto per tale applicazione». ■ ILLUSTRATO « MARZO 1992 96