u, fn tecnico esamina il colore di un particolare in plastica. Sotto: il cruscotto ad effetto "bitonale" !con due sfumature diverse! della Lancia Thema. A destra: ingrandimento al microscopio della pelle della mucca Morea gine dal petrolio. Ecco perché è anche chiamata "petrolio solido": in qualsiasi momento, infatti, può essere di nuovo trasformata in combustibile. Ma prima, può vi- vere alcune vite, trasformandosi ogni volta in un pezzo diverso. La caratteristica più importan- te di questo materiale però, quel- la che ne ha determinato il suc- cesso, è la malleabilità. La plasti- ca infatti, iniettata o stampata, può assumere forme complicate, impensabili per il metallo. Un in- sperato aiuto ai designer, spesso in conflitto con i tecnologi per la difficile realizzazione industriale delle loro idee. E' RESISTENTE La plastica è non solo econo- mica e malleabile. È anche robu- sta. «I moderni serbatoi - conti- nua Di Carlo - sono costruiti in "Selar", un composto che riduce del 95 per cento i vapori di benzi- na dispersi nell'aria e supera bril- lantemente i severi test ministe- riali messi a punto per la lamiera. I paraurti in plastica possono su- bire, senza deformarsi, urti fino alla velocità di 5-7 chilometri l'o- ra. Quelli in lamiera, invece, si ammaccavano anche per colpi più leggeri. L'abitacolo, imbotti- to di schiume e con i rivestimenti plastici, è sicuro come mai lo è stato in passato, quando si usa- vano legno e lamiera». E' GIOVANE La diffusione della plastica è recente. Viene, infatti, scoperta a livello industriale nel 1910 dal- l'americano Leo Baekelands: da lui prende il nome bachelite. Nel- l'auto, però arriva solo qualche anno dopo: sono di bachelite po- melli, manopole e rivestimenti elet- trici di alcuni modelli degli Anni Venti. La Balilla (1934) è la prima automobile italiana ad avere il vo- lante rivestito di plastica. Dopo la guerra mondiale, la svolta: la Fiat 1100, negli Anni Cinquanta, ha già 27 chili di particolari in plasti- ca, il tre per cento del suo peso. Negli Anni Sessanta la plastica sostituisce, negli arredamenti, la lamiera e la masonite dei modelli ► m La pelle di Morea Morea è una mucca bava- rese quasi famosa, in- fatti la sua pelle, è stata rical- cata per realizzare il rivesti- mento in plastica del cru- scotto della Lancia Thema. La storia risale all'84 quando, per la nuova The- ma, bisogna realizzare il mi- glior rivestimento possibile. In collaborazione con un'a- zienda tedesca specializzata, gli uomini del Centro stile Fiat decidono di ricopiare esattamente la porosità della pelle di una vacca campione. Viene così scelta Morea. 11 calco della pancia viene ri- prodotto su un rullo rivesti- to di silicone, il solo materia- le così sensibile da consentire di ricostruire anche il più piccolo segno della pelle. Per la mucca solo un po' di solle- tico. Dal rullo, con un'ope- razione di incisione a caldo, si ricava il nastro di plastica che, sagomato, ricopre il cruscotto della Thema. Il rullo originale adesso è gelo- samente custodito in cassa- forte da dove viene tolto solo quando i cilindri di stampag- gio sono usurati e hanno bi- sogno di essere rigenerati. Il risultato è un materiale che riproduce alla perfezione la pelle di Morea, con le gib- bosità, gli avvallamenti, le ru- ghe e persino i più piccoli fol- licoli dei peli. L'effetto è stu- pefacente: come nella pelle vera, le "valli" sono opache e i "monti" lucidi. Il segreto è proprio questo: l'effetto di bi- tonalità che dà al materiale una gradevolezza sinora mai raggiunta da nessun altro composto sintetico. La The- ma. infatti, è l'unica vettura al mondo ad averlo.