di Marisa. È con lei che ha diviso questi anni ad Acerenza ed è a lei che spesso telefona. «Dicono che le assomiglio nel carattere: sono caparbia come lei. La sera, quando rientravo dai cantieri ci sedevamo vicino al camino a chiacchierare in acheruntino, il nostro dialetto. È stata la nonna ad incoraggiarmi a far domanda alla Fiat. In paese se ne parlava, ma come di un avvenimento molto lontano nel tempo. Mi son detta: perché non tentare? E così a maggio mi sono trovata a Torino a frequentare il corso per impiegata tecnica gestionale». Marisa divide la stanza con Teresa Conte, 21 anni di Genza-no (Potenza), riccioli rossi e sorriso accattivante. È lei che la mattina si alza per prima e prepara il caffè. In un altro residence, l'Expo, nella stanza 40 le luci si accendono all'alba e inizia una nuova giornata per Luigi Cassano, 22 anni, di Melfi, assunto a gennaio come manutentore. Diplomatosi perito industriale, dopo tante domande e concorsi senza esito, ha lavorato come cameriere in un ristorante specializzato in banchet-. ti nuziali. «Lo facevo già durante le vacanze scolastiche. Un lavoro stancante, ma si guadagna be ne: anche 120 mila lire il giorno. Ricordo la gioia quando ho ricevuto la prima paga. Mi sono precipitato a comprarmi un disco dei Duran Duran». A Melfi vivono i genitori e la sorella Tiziana, di 17 anni. Giuseppe, il fratello maggiore, abita da quattro anni a Milano, lavora per l'Inps. E poi c'è Silvana, la ragazza che sposerà appena avranno trovato casa. «E stata lei a presentare la domanda alla Fiat. Pensava che avremmo potuto avere un futuro migliore. A me era mancato il coraggio per tentare, ero sfiduciato. Quando mi hanno chiamato la prima volta per la visita medica mi sono stupito. Ci sono andato, ma senza illusioni. Poi, a mano a mano che superavo i colloqui, ho cominciato a crederci sul serio». Ora Luigi divide la stanza con Vito Patrissi, 25 anni, un agrotecnico di Rapone (Potenza), sposato da pochi mesi. Non frequentano lo stesso corso ma hanno chiesto di lavorare negli stessi turni per farsi compagnia quando rientrano. «La nostalgia di casa rende i pomeriggi e le sere lunghe da passare - confida Luigi -. In due il tempo passa più in fretta. In certi momenti, quando sono solo, mi capita di pensare alle chiacchiere del dopo cena con mio nadre o alla tranauillità do ci si incontra con gli amici. Qui a Torino i ritmi sono così diversi. La gente va sempre di fretta, mangia un panino in cinque minuti senza sedersi. È difficile abituarsi». A Marisa, invece, della grande città piace quel confondersi tra la folla, impossibile a chi vive in un piccolo centro dove tutti si conoscono. «Anche se - ammette - mi manca quel senso di partecipazione che trovo nello sguardo della gente del mio paese. Qui puoi sentirti davvero solo in mezzo a tante persone». Il corso di Marisa e di Luigi inizia alle sei nelle aule dell'Isvor. Sino alle due del pomeriggio seguono le lezioni teoriche e pratiche nei laboratori che simulano le condizioni di lavoro dell'officina. Marisa ha appena affrontato il modulo di "Conoscenza prodotto" e racconta con entusiasmo: «È stata una delle esperienze più interessanti. Dovevamo smontare il motore di una Delta integrale sino all'ultimo bullone. Insieme con un collega ci abbiamo impiegato due giorni e altri due per rimontarlo». Nel nuovo stabilimento di Melfi Marisa sarà ca-po-Ute, avrà trenta-quaranta persone da gestire. «Paura? Qualche volta - dice -. Soprattutto quando mi so- ►