L'integrazione bene da difendere L :'ambasciatore Renato Ruggiero, incaricato Fiat per le Relazioni internazionali, esamina le difficoltà dell'Europa comunitaria. Incognite e punti di forza MARIA PIA TORRETTA R, enato Ruggiero (a destra) e Mario Pirani al Lingotto di Torino «A: 1 JLr 'indomani della seconda guerra mondiale, uomini illuminati hanno deciso di creare un sistema che impedisse agli europei di tornare a combattersi. L'avventura univa nemici antichi che sognavano un futuro insieme. A distanza di 45 anni, possiamo dire che l'obiettivo è raggiunto: i nostri figli girano l'Europa sentendosi ovunque a casa propria e l'idea di un conflitto armato è oggi impensabile». Comincia con queste parole l'intervento dell'ambasciatore Renato Ruggiero, incaricato Fiat per le Relazioni internazionali, alla riunione torinese del Gruppo Dirigenti, venerdì 11 dicembre. Con lui sul palco del Lingotto Mario Pirani, giornalista del quotidiano "La Repubblica", per un'intervista-dialogo che spazia sulle principali incognite, le difficoltà e i punti di forza dell'integrazione europea e che si conclude con una convinzione: l'integrazione è un be- ILLUSTRATO ♦ GENNAIO 1993 VI ne da difendere con impegno e la missione finale è una grande unione estesa a tutto il continente. 11 giro d'Europa in dieci domande condotto da Pirani parte dalla diffusa ostilità all'integrazione manifestata negli ultimi mesi. Dice Ruggiero: «L'Europa è ormai un patrimonio comune, ma forse un po' astratto: l'uomo della strada lo "sente" poco. Per questo, quando gli dicono che l'Europa e Maastricht richiedono sacrifici, si ribella. In realtà, alla base dei sentimenti anti-Europa c'è un equivoco: noi non dobbiamo puntare al risanamento "per fare l'Europa", ma per tirare avanti». Quanto alla possibilità di realizzare l'unione monetaria in due tempi, e cioè prima il nucleo di nazioni forti (Francia, Germania, Benelux) e poi le altre più deboli, come l'Italia, l'ambasciatore osserva: «È meglio essere "dentro" comunque, piuttosto che non esserci. Senza l'unione monetaria non si fa il mercato unico, e questo è il centro del problema, perché cultura e ideali sono una bella cosa, ma il rilancio dell'economia è più importante». Fra i temi discussi, la sicurezza («È evidente che dovremo provvedere alla nostra difesa», nota Ruggiero); la necessità di scambi commerciali liberi («La Fiat opera in 64 Paesi: come possiamo non accettare la globalizzazione dei mercati?»), l'atteggiamento da tenere verso il pericolo-Giappone («Sono uomini come noi, li possiamo superare con gli strumenti adeguati»); l'ottimismo per il destino dell'Europa («La grande festa per la caduta delle frontiere è stata rimandata, ma prima o poi si farà»). Per finire, uno sguardo in Casa Fiat. Conclude Ruggiero: «Per noi, come per tutti, l'obiettivo è difendere la nostra competitività. La crisi è generale e rende più aspra la lotta, ma sappiamo che l'Azienda sta facendo quello che si deve fare per venirne fuori e che le difficoltà possono essere vinte. Questa consapevolezza è la nostra forza».