L'AQUILA BICIPITE dopo sconfitta militare del 1918, con la Repubblica di Weimar. Per molti questo tricolore ricordava un'umiliazione nazionale. Non fece perciò fatica Hitler, una volta al potere, a trasformare di nuovo gli emblemi. Toccava cosi alla svastica che intendeva esprimere la purezza della razza ariana. La bandiera della Germania Orientale (l'ex DDR] era formata da spighe di grano, martello e compasso. Con l'unificazione, è stato adottato il vessillo occidentale. In alto: l'aquila bicipite compare in molti stemmi tedeschi. Al centro: Carlo Magno Dal '45 al '52, gli anni successivi alla disfatta nazista, ai tedeschi fu riconosciuto soltanto un vessillo rispondente a codici internazionali di segnalazione, tagliato a coda di rondine. Il nero-rosso-oro ritornò quando la nuova Germania di Bonn, guidata dal Cancelliere Konrad Adenauer, offrì ai vincitori una garanzia democratica. Gli stessi colori vennero scelti dalla DDR, l'ex repubblica comunista dell'Est. Poiché questa decisione provocava confusione a livello internazionale, il 1° ottobre 1959 nella bandiera "orientale" fu inserito lo stemma di Stato, con il frumento, un martello e un compasso, simboli dei contadini, degli operai e degli intellettuali. Con il crollo del Muro e l'unificazione dei due Paesi, la bandiera unica è quella della Germania occidentale. ■ Nel Medio Evo sulle bandiere tedesche si diffuse l'aquila bicipite, un inesistente animale con due zampe, due ali e due teste. Era un'invenzione suggestiva, ben disegnata dagli artisti dell'epoca. Poi, l'aquila tornò con una testa sola, ornata da fregi o inquadrata in scudi d'oro. Molte volte sulle teste o sul petto del rapace figuravano le corone o le insegne araldiche dei sovrani locali. Con il tempo, l'aquila bicipite venne abbandonata, trovando maggiore fortuna in altre nazioni, come l'Austria e la Russia. ILLUSTRATO ♦ GENNAIO 1993 87