24 iUuswatofiat ha letto per vai ——-------- - ■ invenzioni Ricordo di Mancini, giornalista coraggioso Come i lettori sanno il giornalista Mauro Mancini è morto il 4 aprile Ip scorso sulla nave greca «Master Stephanos» che lo aveva salvato, assieme ad Ambrogio Fogar, dopo 74 giorni di odissea su una zattera alla deriva nell'Oceano Atlantico. H;i Mancini, 51 anni, nativo di Casti- gUoncello (Livorno), era inviato speciale de «La Nazione» di Firen- ze. Nel luglio 1977, poco prima di intraprendere la coraggiosa ma sfortunata avventura col «Surpri- se», aveva compiuto un viaggio di quaranta giorni nel Sahara algerino e nigeriano a bordo di una Campa- gnola Fiat che la Teksid aveva mes- so a sua disposizione per una impre- sa particolare: la ricerca e 11 tra- sporto In Italia di alcuni reperti preistorici che due anni prima una spedizione dell'università di FI- MI renze aveva scoperto nel deserto. La missione di Mancini fu coronata dal successo più pieno. ;i|;| Oggi, per ricordare Mauro Manel- li;! ni, illustratofiat pubblica alcuni estratti degli articoli che il giorna- lista scomparso aveva scritto per «La Nazione» durante il suo lungo viaggio nel Sahara. Safari nell'oasi «È cominciato il safari agli scorpioni. I ragazzi dell'oasi hanno scoperto che, vivi, li possono vendere a dieci dinari, più di duemila lire ciascuno. È un prezzo Incredi- bilmente alto per uno scorpione verde. A me lo faranno pagare tre dinari perché so- no italiano e sanno che sono più povero. I ragazzi mi aspettano per la battuta di cac- cia, impazienti. Andiamo in tre fra le pal- me dell'oasi. La palmerie ne è piena. La puntura di uno di questi scorpioni uccide un ragazzo ed è insopportabilmente dolo- rosa per un uomo. In ognuna delle mille fessure del terreno c'è n'è uno. I ragazzi vanno scalzi a caccia di scorpioni. «Signo- re, non si preoccupi, siamo abituati, fac- ciamo attenzione», mi dicono e mi tengono per mano. L'operazione è semplice. In un fossetto che attraversa la palmerie prendono boc- cali d'acqua, si approssimano a una fessu- ra del suolo e cominciano a versarla. Dopo un minuto lo scorpione esce, stordito, co- me una piccola palla di fango. Se proprio preferisce annegare nella tana, il ragazzo svelto, con uno stecco di palma, lo tira fuo- ri di forza. Tutti finiscono nel vecchio ba- rattolo che ha un fondo di sabbia. I tede- schi li comprano vivi per portarli come souvenir ma non sanno che lo scorpione verde, in cattività, si uccide. Ecco l'espe- rimento del fuoco. Incendiamo un filo di benzina versata in cerchio con lo scorpio- ne nel centro. Quando lo scorpione «capi- sce» che non può passare, si fulmina dan- dosi in testa 11 suo ago micidiale. Dentro una scatola di latta avviene la stessa cosa, dopo un po'». Il «Marabut» «Il Sud, il grande Sud, è capace di fanta- sie fanciullesche, di continuo. Ogni cosa è Marabut cioè spirito, avventura del so- prannaturale. Quando chiedemmo al ra- gazzo tuareg se conosceva il nome di quel- l'uccellino con la coda bianca che si era appollaiato sulla macchina, lui rispose: «Non ha nome, è un marabut che vede 1 pe- ricoli del deserto perché 1 suoi occhi sono sotto la sabbia. Se si ferma vicino vai via, lui sa di un pericolo». Naturalmente ce ne andammo subito. L'idea del Marabut è contagiosa. O quel- l'infimo pastore di cammelli, Incontrato di notte, che si presentò così: «Mi chiamo Morlet sono figlio di un capitano france- se». Aveva il mal di stomaco e ci fece il té nella ciotola in cui prima e dopo bevve il cammello. Perciò, cosa rimane al viaggiatore? Ciò che vede e ciò che sente. Può essere magi- camente molto, se è fortunato, se crede nel Marabut, o può essere uno stecco spinoso, come quelli che ruminano i cammelli». La Transahariana «Il deserto avanza al ritmo di quaranta- mila ettari all'anno. Per fermarlo è stato elaborato un piano di vasta mobilitazione. I giovani del servizio nazionale sono chia- mati a piantare una foresta d'alberi larga venti chilometri e lunga milleduecento dalla frontiera del Marocco a quella della Tunisia. Insieme a mille difficoltà il lavoro è cominciato, ma le piante devono cresce- re prima che le dune vaganti le sommer- gano. I giovani montano la guardia a una pianticella col cuore di chi deve difendere il suolo della patria. E tutto avviene attra- verso l'esercito, il vero nerbo organizzato dello Stato. Ebbene quando la Transahariana uscirà da un tale paese per addentrarsi nel ven- tre di stati poveri come il Niger e il Mali, chi ne garantirà il proseguimento? Si ha notizia, portata da un viaggiatore, che il primo camion libico «del sale» è giunto ad Agades (Niger) al posto delle carovane dei cammelli. È un segno giudicato importan- te. Sino a ieri 11 trasporto del sale che scen- de dal Fezzan libico e dall'oasi di Bilma e serve per l'allevamento del bestiame, era stato lasciato ai cammelli, perché conti- nuasse a vivere il troncone della antica economia. Il primo sale portato da un vei- colo a motore testimonia dell'attenzione che altri paesi cominciano a porre all'at- traversamento rapido del Sahara. La Li- bia è sicuramente interessata alla via al- gerina del Grande Sud e ultimamente an- che 11 Ciad si è fatto avanti per trattare una bretella di aggancio al Mediterraneo». Amica auto «Un tormentoso amore si sviluppa fra l'uomo e la vettura come In mare fra mari- naio e barca. L'idea di dipendere intera- mente dalla «salute» del veicolo non solo ti porta a curarlo, ad accudirlo, a ripulirlo in ogni fermata, ma opera molto più in pro- fondità. Ti accorgi dei rumori più sottili, ne precorri le esigenze che solo fino a un certo punto sono «tecniche», ne lisci con le mani le parti provate, hai un filo di com- mozione nel constatare 1 danni dell'ultimo strappo e appena puoi ti stendi sotto, a me- ravigliarti delle molte cose che continuano a funzionare nonostante l'asprezza della prova. Noi abbiamo viaggiato su una Fiat Cam- pagnola appositamente preparata a Tori- no dalla casa per traversate sahariane. Dispone di un frigorifero elettrico, di arma- dietti portaabiti, di un cassone per i viveri e di una microcucina. Ha sul tetto una tenda per due facilissima da montare. La mac- china si è dimostrata esemplare nei lunghi percorsi (a differenza di altri celebri fuo- ristrada, ottimi sul terreno difficile, ma quasi inadoperabili sull'asfalto) e per uscire dagli insabbiamenti (mai adopera- te griglie e scalette in 1500 chilometri di pista anche molto «soffice»). Come exploit massimo abbiamo coperto 430 chilometri di deserto in un'unica tappa,circa quattor- dici ore di guida con cinquanta gradi al so- le e quarantadue in cabina. La Campagno- la è stata lanciata a tutta forza, lo scon- quasso a volte sembrava demolitore. Non ha ceduto né un millimetro di lamiera né un giro di motore ». □ TIME il meglio dal giornali il meglio dal giornali il meglio dai giornali il meglio dal giornali il meglio dai giornali il meglio dai Amica Siete malati? Parlate col 'computer' il meglio dal giornali II meglio dal giornali il meglio dai giornali il meglio dai giornali il meglio dai giornali il meglio dal Un ospedale a Londra nell'o- rario delle visite. Domanda: «Il suo mal di stomaco com- pare prima dei pasti?». Ri- sposta: «Sì». Domanda: «Di- minuisce dopo aver mangia- to?». Risposta: «Sì». Doman- da: «Può localizzare il dolo- re?». Risposta : «No». Niente di strano, si dirà. Stiamo evidentemente ascol- tando uno dei tanti colloqui preliminari che avvengono fra medico e paziente. E, in un certo senso, è così. Salvo un particolare non del tutto trascurabile: qui le domande le fa Mickie, 11 medico- computer. Sul suo schermo, come su una faccia perfetta- mente neutra, appaiono una dopo l'altra le domande di so- lito formulate da un medico in carne ed ossa. Non può udire, non risponde quindi allo stimolo acustico, ma alla pressione dei tasti «sì», «no». Per il momento al- meno. Ma domani? Arrivere- mo davvero al robot tipo Guerre stellari perfettamen- te programmato per fare do- mande, palpare, misurare la pressione, prescrivere? Questa, forse, è fantascienza. Ma Mickie no. Mickie è cro- naca di oggi. Al West Middle- sex Hospital di Londra e in altri ospedali inglesi è Infatti Arriva dagli Usa il go-kart volante L'aspetto è quello di un go- kart appeso ad un paracadu- te. Dopo aver rullato per una trentina di metri sul terreno, finche accidentato, lo strano veicolo, con 11 paracadute gonfio d'aria, si alza per un centinaio di metri e vola a una quarantina di chilometri all'ora. Compiuto il volo, ri- discende e si posa a terra. «È più facile e sicuro volare con questo aggeggio che gui- dare l'automobile», assicura John Nicolaides, ingegnere aeronautico californiano, in- ventore del go-kart volante. «Non precipita nemmeno sot- to le raffiche più violente di vento. E se il motore si gua- sta, atterra come un aliante». Non si potrebbe immagina- re una macchina volante più semplice di così: un paraca- dute di nailon che gonfiandosi assume la forma di un'ala d'aeroplano; un carrello a tre o quattro ruote, monoposto, collegato al paracadute con una serie di funi; un motore (nel prototipo è quello di una motoslitta) che fa girare un'elica di legno. Prezzo tota- le: 1.500 dollari circa un mi- lione e 250 mila lire. Al go-kart volante Nicolai- des è arrivato quasi per caso. Nel 1964, mentre studiava l'impiego di colossali aquilo- ni per trasportare in modo economico carichi pesanti, la fune che teneva ancorato l'a- quilone si spezzò. «Cessato il vento», ricorda l'ingegnere californiano, «l'aquilone non precipitò ma compì un atter- Nicolaides con un modellino di paracadute e. a sinistra, la macchina raggio dolce». Fu allora che decise di progettare un veico- lo sospeso ad un paracadute per il volo umano. I primi esperimenti non furono sempre coronati dal succes- so. Un giorno, precipitando con un prototipo, Nicolaides si fratturò l'osso sacro. Nonostante l'incidente, gli studi di Nicolaides interessa- rono molto l'aviazione ameri- cana che pensò di trasforma- re il go-kart volante In un pa- racadute motorizzato con cui i piloti abbattuti nel Vietnam dalla contraerea Vietcong po- tessero rientrare sani e salvi alla base. Finita la guerra e venuta meno l'esigenza di salvare piloti abbattuti, alla macchina di Nicolaides si è interessata la marina ameri- cana: gli ammiragli ora vo- gliono da lui un go-kart volan- te capace di andare a recupe- rare 1 missili disarmati usati durante prove di volo ed eser- citazioni militari. Per il momento Nicolaides si accontenta del lavoro che gli dà il Pentagono e di sfrut- tare al massimo le possibilità di impiego militare del suo strano veicolo. Ma sta già pensando agli orizzonti che gli apre il mercato civile. Un'idea è quella di utilizzare il go-kart volante come porta- lettere aria-terra: staccando- si da aerei postali in volo, il go-kart, radiocomandato, potrebbe consegnare i sacchi di corrispondenza sul tetto dei vari uffici postali. C'è poi il mercato del tempo libero. Nicolaides già prevede il giorno in cui la sua macchina volante diventerà lo svago preferito di fine settimana per le famiglie americane. «Anche i bambini possono vo- lare senza pericolo», dice convinto. □ già in funzione, mentre altri computer-medici vengono or- mal prodotti commercial- mente in Inghilterra per un prezzo pari a quasi cinque milioni di lire. Anche se i medici del Servi- zio nazionale di sanità inglese che esaminano i pazienti gra- tuitamente sono talora accu- sati di compiere la loro visita in modo meccanico e frettolo- so, l'idea di sostituire lo spe- cialista con una macchina programmata può suscitare qualche giustificata perples- sità. Il paziente non ha forse bisogno del rapporto umano con il medico? Ma il dottor Chris Evans, 45 anni, che ha elaborato Mickie Insieme al suoi assistenti dopo otto anni di ricerca, non ha di questi dubbi. Dice: «Il computer non so- stituisce completamente il dottore: serve solo a racco- gliere tutte le informazioni preliminari necessarie. Alla fine il medico vede il pazien- te e decide la cura. Avrà anzi più tempo per coltivare nei confronti del malato un Inte- resse di tipo personale». □