il tema del mese iUustratofiat 3 Umberto Agnelli parla del futuro dell'azienda Uomini, prodotti, investimenti la Fiat è all'avanguardia ma occorre più produttività La Fiat è stata, nel 1979, protagonista. La vertenza contrattuale pro- trattasi mesi, le preoccupanti perdite di produzione, la conflittualità per- manente, il terrorismo, i 61 licenziamenti, le anticipazioni poco confor- tanti sull'andamento gestionale, si sono contrapposti e sovrapposti alle notizie positive, le novità di prodotto, gli accordi internazionali (Seat e Polonia i più noti), il completamento della riorganizzazione del Gruppo. Tutti parlano del «caso Fiat». A Umberto Agnelli, vicepresidente e amministratore delegato, abbiamo chiesto: «Dove sta andando la Fiat?» La sua risposta, in sintesi: «La Fiat è un'azienda che ha tutto per essere solida. Per investimenti, prodotti. impianti, risorse finanziarie, e, fattore principale, uomini, non è seconda a nessuno. Soffre però di un male molto «italiano», la scarsa produttività. Questo ci mette in condizioni di debolezza, specialmente per quanto riguar- da l'automobile, rispetto ai concorrenti stranieri. Un periodo di conflittua- lità molto tesa, come la primavera scorsa, trova l'azienda indebolita. Si riducono così a zero le sue capacità di assorbire colpi come le duecento- mila vetture perse quest'anno». «Se una situazione del genere si protraesse, allora la stessa sopravvi- venza dell'aziendk, come l'abbiamo conosciuta finora, sarebbe in peri- colo». Ecco il testo dell 'intervista. • Dove va la Fiat? La Sente, dentro e fuori l'azienda, è preoccu- pata. Si parla di crisi. E'vero? Crisi di crescita, lo ac- cetto. La Fiat si è modifi- cata molto e rapidamen- te negli ultimi anni. Que- sto. in ogni organismo, anche in un'azienda, porta problemi. Ma biso- gna dire cubito e ben chiaro che la Fiat è un'a- zienda solida, presente in tutto il mondo con uo- mini e tecnologie di pri- mo piano. ratori (centomila au- to che comunque non si sarebbero potute fare per le «rigidità» aziendali), o frutto di indiscrezioni (note- vole perdita della Fiat Auto). Le cifre sulle perdite di produzione sono esatte. Le anticipazioni sul con- to economico sono un po' premature: l'anno fini- sce a dicembre e solo do- po avremo il quadro esatto. Certo per la Fiat Auto le prospettive sono di chiudere in perdita. Di Un confronto internazionale 1972 1977 Gran Bretagna 100 9?, Francia 100 124 Germania 100 126 Italia 100 88 Fonte: elaborazioni Isri su dati Ocse e statistiche nazionali. Con un'espressione matematica si può definire produtti- vità (per addetto) il rapporto fra produzione e numero di dipendenti. Quindi è chiaro che la produttività aumenta con il crescere della produzione o con il diminuire degli addetti. Naturalmente il discorso sulla produttività non si può ridurre ad una formula ma vi è coinvolto tutto il modo di lavorare di una na/ione, E se l'industria auto- mobilistica italiana nonostante le importanti innovazioni tecnologiche e i miglioramenti dell'ambiente di fabbrica ha diminuito progressivamente la sua produttività,'lo si deve soprattutto alla situazione di lavoro nelle nostre aziende: mancanza di elasticità nella mobilità interna: congelamento degli straordinari, conflittualità che, per le modalità di esecuzione, porta a una perdita di produ- zione doppia rispetto alle ore effettivamente perse ^ Ha, finora, garan- ee tito a tutti i settori in j| cui è presente le ri- ee sorse necessarie al H proprio sviluppo. E' = forte negli uomini. = siano essi dirigenti, M quadri intermedi, o = base operaia. Per j§ questo la Fiat è un = punto di riferimento ;; per quella Italia che = si identifica in una |§ società industriale = moderna. • Questo suo ottimismo contrasta con alcune cifre impressionanti. Cifre da lei stesso ri- velate (duecentomila auto perdute per gli scioperi a primave- ra), o da suoi collabo- quanto, lo vedremo. Ma è altrettanto vero che l'au- tomobile incide per circa il quarantacinque per cento sul fatturato com- plessivo del Gruppo. E la Fiat Spa (cioè la Capo- gruppo) che è quotata in Borsa), come ha antici- pato alla Consob (la com- missione che sorveglia la Borsa), prevede anche per il 1979 di poter distri- buire un dividendo agli azionisti. Ottimista serva? ri- Diciamo, soprattutto non rassegnato. La Fiat come azienda si affaccia agli Anni Ottanta con tutte le carte in regola per tener testa ai con- correnti e progredire.. Però, non siamo un'isola, o un'oasi, immune dai problemi dell'Italia che sono tanti e preoccu- panti. • Dietro queste parole, qualcuno potrebbe avvertire una nostal- gia del passato. La Fiat vuol tornare ai tempi di Valletta? Che cosa vuol dire guito il mito della = conflittualità per- ii manente, soprattut- =e to nelle grandi = aziende, sia pubbli- li che sia private, sen- ¡§ za alcuna attenzione = per la sua compati- = bilità con una indu- = stria inserita nel = Mec. I l'esperienza ci ha or- mai insegnato che la con- flittualità permanente, la conflittualità diffusa, non fa solo il male dell'a- zienda, fa il male di tutti e paralizza il sistema, lo porta al coma, e soprav- vive solo l'economia oc- culta. E' come se una Umberto Agnelli: «Preoccupato ma non rassegnato» persona volesse lavora- re, muoversi, correre es- sendo preda di una feb- bre continua. • Il discorso sulla con- flittualità ci porta a parlare dei sessantu- no licenziati. Perché li avete licenziati? Siamo stati accusati da più parti di avere par- lato di terrorismo e di violenza in fabbrica sen- za avere mai distinto con chiarezza le due cose. In- vece credo sia importan- te precisare che i sessan- tuno sono stati licenziati perché si sono resi re- sponsabili di contribuire a un clima di intimida- zione e violenza dentro la fabbrica, un comporta- mento che non è ricono- sciuto come proprio nér accettato dai lavoratori della Fiat, ma che, per la baldanza e la tracotanza di chi ne fa sfoggio, era diventato un seme peri- coloso. • Vi accusano anche di voler indebolire II sindacato, di servirvi dei sessantuno p'er at- taccare il suo potere in fabbrica. = Direi proprio il H contrario ed un esa- = me sereno dei fatti - — quando sarà pos- = sibile farlo — lo di- = mostrerà. = Un sindacato forte = è pilastro insostitui- | bile di un sistema = democratico, a sua | volta condizione di = un corretto sviluppo H di un sistema indu- = striale moderno. Per | la Fiat questi sono = principi che non si = discutono. Ma il sin- = d acato deve real- = mente rappresenta- li re la volontà della = maggioranza dei la- i' voratori soprattutto = nelle scelte fonda- = mentali. Per la Fiat la scelta fondamentale è: rima- nere o no nell'economia di mercato. Per esempli- ficare: essere o no con- correnziali. Se si decide di sì, e sono convinto che Fatturato e quote di mercato La Fiat, se guardiamo il fatturato (13 mila 135 mi- liardi nel 1978, 7 mila 311 miliardi nei primi sei mesi del '79) è ai primo posto in Italia, al terzo posto asso- luto in Europa, al settimo nei mondo (Usa eseluso), al diciottesimo in assoluto. Fra le industrie auto- mobilistiche la Fiat è la prima per quanto riguar- da ¡a percentuale di inve- stimenti sul fatturato. S< consideriamo la media del quinquennio '73-'77, infat- ti la Fiat per ogni cento li- re incassate ne ha investi- te 7,10: mentre Volkswa- gen, Ford. Renault e Ci- troen oscillano fra le tre e le sei lire. Questo anda- mento continuerà anche in futuro. Per i prossimi cinque anni sono infatti previsti 4 mila miliardi di investimenti solo per il Settore Auto. Un grande impegno è stato profuso per rinnova- re tecnologie e impianti, ma non si è avuto pur- troppo un riscontro: la produttività ci relega agli ultimi posti nel mondo. Per cercare di essere competitivi in tutti i setto- ri, su mercati sempre più difficili, a causa di una concorrenza sempre più agguerrita, un grosso sforzo è stato fatto dalle varie aziende del gruppo. Numerose e notevoli sono state nel '79 le novità di prodotto: dai «Grandi Fiat» della Trattori agli apripista cingolati delia Fiat Allis, dal «330» per cantiere dell'Iveco alle in- numerevoli innovazioni della componentistica. In particolare per quan- to riguarda l'Auto, tutti conoscono: Delta (novità assoluta), 127 Rustica, Be- ta e A112 ristilizzate, 132 a iniezione. Nonostante questa in- tensa attività sul prodotto e un fortissimo interesse della clientela, la Fiat oggi ha perso quote di merce lo In Italia, ad esempio, prevede che scenderà dal 54 per cento del 19"8 al 52 per cento del 1979 questi due punti sono pa • a ci ca 300 mila auto asse. r-He dai concorrenti stranieri. Perché questa perdita? Perché proprio mentre avevamo un boom delle domande sul mercato ita- liano e un successo cre- scente di richieste dei mo- delli Fiat, rigidità e scio- peri impedivano all'Azien- da di soddisfare la cliente- la.