Vi", ;;rí O. DOSSIER ENERGIA In questa seconda parte del servizio «dossier energia» abbiamo inteso toccare tutte quelle fon- ti di energia svincolate dai petrolio, e dalla nu- cleare: quali vento, movimento e temperatura del mare, sole, vulcani e altre. Abbiamo chiesto a Bruno Ghibaudi una carrellata su queste risorse terrestri del domani, attorno alle quali molte co- se sono state scritte, alcune strettamente tecni- che, altre nelle quali si è concesso qualche cosa di più alla fantasia. Geografia delle fonti alternative, dall'atomo al gas Ipotesi per Solo il carbone ha risorse inesauribili Sole,vento, acqui Come si pensa di contenere il rischio di una schiavitù ener- getica o di una crisi di svilup- po? Diciamo subito che il pa- rere degli esperti sulla effet- tiva consistenza delle scorte, e specialmente su quella dei giacimenti di petrolio, non è unanime. Qualche settimana fa, nell'inaugurare a Genova la mostra sulle applicazioni dell'energia solare, il Sostitu- to Segretario americano per l'energia James O'Leary ha detto: «Nel 1977 sono stati consumati circa due miliardi di barili di petrolio. Per conti- nuare a sostenere questo rit- mo, e al tempo stesso mante- nere intatte le riserve, il mondo dovrebbe scoprire un altro Kuwait o un altro Iran ogni tre anni oppure un altro Texas o un'altra Alaska ogni sei mesi. E anche se verran- no trovati alcuni grandi gia- cimenti, è assai poco proba- bile una serie continua di si- mili scoperte». Altri esperti ribattono invece che gli immensi giacimenti dell'Alaska sono ancora tutti da sfruttare, come lo sono quelli della Siberia, e che le ricerche in mare (dall'off - shore del Mare del Nord a quelle della piattaforma con- tinentale americana) sono appena all'inizio. Con l'aiuto di tecnologie d'avanguardia si è già riusciti a perforare la crosta terrestre fino a pro- fondità di circa 10 mila metri e ci si prepara ad andare ol- tre, Ma le risorse non si fermano qui. Un altro procedimento per produrre petrolio consi- ste nel trattare gli scisti ca- tramosi (rocce e sabbie) impregnati di petrolio. Gli scisti di Athabasca (Canada) ne conterrebbero dai 40 ai 70 miliardi di tonnellate ; nel Co- lorado, nello Utah e nel Wyo- ming ce ne sarebbero altri 140 miliardi di tonnellate. L'unico neo è, per ora, il pro- cedimento estrattivo: l'im- pianto che tratta gli scisti, riscaldandoli a 480° C, vomi- ta una tonnellata di polveri mefitiche per ogni 100 litri di petrolio ricavato. Ma appena il procedimento sarà miglio- rato fino a tranquillizzare gli ecologi e il problema dei costi sarà risolto, l'umanità potrà ottenere una nuova proroga alle scadenze che minacciano di paralizzarne lo sviluppo. In questa vasta operazione di recupero energetico verrà poi rivalutato il carbone, di cui esisterebbero ancora sconfinate riserve. Solo gli Stati Uniti, secondo stime au- torevoli, ne possederebbero un trilione e mezzo di tonnel- late, sufficienti a soddisfare il fabbisogno energetico degli americani per almeno 2.500 anni. Sono inoltre in via di messa a punto numerosi pro- cedimenti per trasformare il carbone in benzina, analoga- mente a quanto facevano già i tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Il gas estratto dal carbone e riscal- dato a 2.400° C serve invece a produrre elettricità con l'aiu- to di generatori magneto - idrodinamici. E non a caso il Congresso U.S.A. sta esami- nando la proposta di investire rn questo progetto molti mi- lioni di dollari nei prossimi quattro anni. Intanto il ricor- so al carbone sta diventando sempre più sensibile. Oggi, in Italia, si sta procedendo a convertire le centrali termoe- lettriche dai combustibili li- quidi al carbone: nel 1974 le centrali in grado di utilizza- re il carbone avevano una po- tenza complessiva di 1.800 MegaWatt, mentre nel 1980 potrà salire a 4.900 Mega- Watt, per toccare gli 8.900 MegaWatt nel 1990. A quell'e- poca il consumo annuo di car- bone si aggirerà sui 9 milioni di tonnellate. Nello sfruttamento del ca- lore sotterraneo da conver- tire in energia elettrica, l'Ita- lia già da molti decenni ricor- re con successo a questa sor- gente energetica. Nel 1977 la centrale geotermica di Lar- derello ha prodotto circa 2,5 miliardi di kW/h. Il petrolio necessario per fare altrettan- to ci sarebbe costato più di 40 miliardi. Oggi la produzione di energia elettrica di origine geotermica rappresenta sol- tanto lo 0,4 per cento del fab- bisogno energetico nazionale. Le indagini già fatte in que- sta direzione lasciano tutta- via ritenere che anche in fu- turo l'incremento di produ- zione sarà piuttosto lieve e che l'energia elettrica così ot- tenuta non arriverà a supera- re i 10 miliardi di kW/h. Consumi mondiali dell'oro nero Ecco quanti milioni di tonnellate di petrolio sono stati consumati nei principali paesi del mondo, durante il 1975 Industria, cliente più esigente La geografia delle fonti d'e- nergia non è affatto favorevo- le al nostro Paese, che vede il suo sviluppo pesantemente condizionato dalle disponibi- lità future. In quanto ai con- sumi d'energia in Italia nei prossimi anni non è facile prevederli, data la notevole variabilità e le vaste interdi- pendenze dei parametri che contribuiscono a determinar- li. Tuttavia, assumendo un tasso medio di crescita del prodotto nazionale lordo del 4 per cento per il periodo fino al 1980 e variabile fra il 5 e il 4 per cento nel periodo 1981 - 1985 e ipotizzando tassi annui medi di crescita dei consumi energetici stimati fra il 4,4 e U 4,8 fino al 1980 e fra il 3,6 e il 5 per cento nei cinque anni successivi, si può verosimil- mente prevedere che i fabbi- sogni energetici italiani arri- veranno mediamente a 167 milioni di tep nel 1980 e a 206 milioni di tep nel 1985. La maggior parte dell'ener- gia verrebbe assorbita dal- l'industria (circa il 43 per cento), dai trasporti (intorno al 17,5 per cento), dagli usi ci- vili (circa il 32 per cento) e da altri usi non energetici, come la produzione petrolchimica e dei derivati (poco più del 7 per cento). L'incremento più sensibile dei consumi sarà quasi sicuramente registrato nel settore degli usi civili: circa il 4,5 per cento. Per quanto riguarda l'energia elettrica, che rappresenta la trasformazione di più largo consumo, le ipotesi maggior- mente accreditate indicano 193 miliardi di kW/h nel 1980 e da 263 a 283 miliardi di kW/h nel 1985. Le riserve del nostro pianeta Le riserve di petrolio (1973) si aggirano intorno ai 100 miliardi di tonnellate ma la loro distribuzione è quanto mai irregolare : più della me- tà giacciono nel sottosuolo mediorientale, un ventesi- mo negli Stati Uniti, un ses- santesimo in Europa. Più ric- ca l'Unione Sovietica, con un ottavo di dotazione. Scono- sciute, ufficialmente, le ri- serve della Cina. Le riserve mondiali di car- bone sono invece valutate in- torno agli 8 mila miliardi di tonnellate equivalenti petro- lio (tep), corrispondenti a circa 400 mila miliardi di tep. La produzione si aggira sui 3 miliardi di tonnellate l'anno e, secondo previsioni attendi- bili, entro qualche decennio raggiungerà i 9 miliardi di tonnellate anno, per poi stabi- lizzarsi lungamente su questo livello. Le grosse difficoltà che at- tualmente si oppongono ad un esteso impiego del carbone dovrebbero in parte essere superate dai processi di gas- sificazione che, tra l'altro, fa- vorirebbero l'utilizzazione di impianti a turbine a gas. Circa il gas naturale, nel 1975 le riserve mondiali veni- vano stimate in 65.400 miliar- di di metri cubi, equivalenti a circa 55 miliardi di tep e cioè a più della metà delle scorte di greggio. Il 36 per cento di tali riserve si trova nei Paesi comunisti, il 26 per cento nel Medioriente, il 12 per cento negli Stati Uniti e circa il 6 per cento nell'Europa occi- dentale. Altrettanto delicata è la si- tuazione dell'uranio. La scor- ta mondiale (URSS e Cina escluse) equivale appena a un quarto della scorta di pe- trolio. I giacimenti ad alta concentrazione - e quindi a basso costo di estrazione - ne contengono all'incirca 1,8 mi- liardi di tonnellate ed . equi- valgono a circa 20 miliardi di tep. La produzione di petrolio grezzo si misura in barili. Un barile è pari a 159 litri e ogni tonnellata ha circa 7 barili. TEP significa : tonnellate equivalenti petrolio. Dal cuore della terra Parliamo di alcune fra le fonti di energia alternativa. Il calore del sottosuolo può ad esempio essere sfruttato per. riscaldare le serre, per essic- care foraggi e cereali, per la piscicoltura intensiva, per il riscaldamento delle stalle e di qualsiasi altro ambiente. Già oggi ad Abano (Padova) una settantina di alberghi e molte abitazioni sono riscal- date con acqua a circa 70° C pompata dal sottosuolo. Altri studi prevedono di sfruttare i pozzi perforati per la ricerca petrolifera, e rivelatisi poi sterili, per raccogliere il ca- lore imprigionato nel fluido endogeno (acqua o vapore) e portarlo in superficie. Con lo stesso sistema si pensa di raggiungere il sottosuolo e immettere acqua a contatto con le rocce calde, per tra- sformarla in vapore e ripor- tarla in superficie. Un altro progetto prevede di sfruttare il sottosuolo come deposito stagionale di acqua calda. Si pensa cioè di scaldare acqua con impianti solari nella bel- la stagione e di iniettarla sot- toterra per poi estrarla nei mesi freddi. All'inizio l'effi- cienza del sistema non supe- rerebbe il 60 per cento, ma nel giro di qualche anno sali- rebbe all'80 per cento. Prima energia Gli sforzi maggiori della ri- cerca sono però orientati ver- so l'energia solare. Il sole è la nostra grande speranza : cat- turarne l'energia significa at- tingere a una fonte pratica- mente inesauribile, anche se ci arriva in maniera inter- mittente ; ma oltre al proble- ma di raccoglierla c'è soprat- tutto quello di conservarla, in modo da poterla poi sfruttare anche quando il sole non c'è. Le maggiori difficoltà nasco- no proprio da questa seconda esigenza. Alcuni programmi di ricerca mirano a trasfor- mare l'energia solare in energia elettrica (come ve- dremo) e poi ad immagazzinar- la in accumulatori ma, per il momento, il rendimento non è ancora eccessivamente conveniente. Si sa che la trappola più ele- mentare per i raggi solari è il collettore piano. Si tratta di grandi superfici a pannelli, variamente foggiati in modo da far circolare un fluido (ac- qua, aria, altri liquidi o altri gas) che prima si riscaldano e successivamente cedono il calore per riscaldare am- bienti pubblici o residenziali, per climatizzare stalle o ser- re, pei essiccare prodotti agri- coli, per alimentare impianti che producono gas dalle so- stanze organiche di scarto o di rifiuto. La sperimentazio- ne dei collettori è avviata e va rapidamente perfezionan- dosi. I collettori piani a bassa temperaturà sono già una realtà, anche se l'industria che se ne occupa sta ancora muovendosi con molte incer- tezze. In Israele gli scaldaac- qua funzionanti con questo sistema sono oggi 200 mila, in Giappone più di 2 milioni. Negli Stati Uniti si prevede di dare questi impianti in dota- zione a 170 mila case popolari entro il 1980. In Italia sono stati prodotti 20 mila metri quadrati di collettori piani. Le spese per uno scaldaac- qua si ammortizzano in 3-6 anni, quelle per un impianto di riscaldamento in 10-15 an- Celle al silicio Le esigenze dell'astronauti- ca hanno spinto a perfeziona- re un convertitore di energia solare ormai notissimo: la cella al silicio. La corrente elettrica che se ne ottiene è però di tipo continuo e a bas- sa tensione. Per utilizzarla nelle applicazioni attuali bi- sogna convertirla in energia alternata e a tensione più ele- vata. Per adesso l'alto costo delle celle al silicio e il loro basso rendimento di conver- sione sconsigliano ancora questo sfruttamento. Gli esperti sono però convinti che i perfezionamenti dei prossi- mi anni consentiranno di su- perare agevolmente questa difficoltà e che per certe ap- plicazioni le celle fotovoltai- che diventeranno assai van- taggiose. Lo 'specchio' che fa bollire una caldaia Per lo sfruttamento dell'e- nergia solare c'è un sistema che consiste nel raccoglier- la attraverso specchi para- bolici cilindrici convoglian- dola lungo la linea di fuoco, dove si trova un tubo nel quale circola un fluido che si riscalda rapidamente. Allo stesso risultato si arri- va orientando un buon nu- mero di specchi parabolici in modo da concentrare l'e- nergia solare su una cal- daia speciale : il principio è già stato sperimentato in pratica nella centrale elet- trosolare di Sant'Ilario (Ge- nova). La caldaia, che serve a va- porizzare l'acqua mediante il calore solare concentrato dagli specchi,è appesa a un sostegno posto a una cin- quantina di metri dal suolo. Il vapore viene poi inviato ai turboalternatori per pro- durre energia elettrica.