so trionfo per la civiltà». Merito del conducente, dei cavalli, ma - se permettete - anche mio. Mi trainavano robuste pariglie di cavalli ai quali si dava il cambio ogni 12 miglia. Le stazioni, scaglionate lungo il percorso, consistevano in un corrai (la parola è ispano-americana e significa scuderia), in un fienile e in una capanna per il guardiano. Talvolta c'era anche un laboratorio per le riparazioni. Una volta dovettero rifarmi una ruota distrutta mentre c'inseguivano gli indiani. Un'altra volta venni ammaccata da un bisonte. Ma, per la verità, di solito non viaggiavo di corsa come mostrano i film: andavo spesso a passo d'uomo, con le ruote affondate nel fango, o cigolanti sulle pietraie. Di notte avanzavo a lumi spenti: per non richiamare l'attenzione delle bande di pellirosse ostili. Bisognava avere una salute di ferro per sopportare tre settimane e mezzo di pessimi cibi, ingoiati di fretta nelle home station (posti di ristoro) e di notti insonni per i pericoli. Uno dei più gravi incidenti avvenne nell'agosto 1862, durante la guerra di Secessione: i Sioux, condotti da Piccolo Cervo, devastarono la valle del Minnesota, uccisero molti coloni. Gli indiani accusavano il Senato americano di aver ridimensionato i limiti delle riserve assegnate nel 1851 e non perdonavano al Congresso la lentezza nel versare i risarcimenti in denaro per la cessione delle loro terre. Ho visto altri massacri. Ho conosciuto Nuvola Rossa e Cavallo Pazzo, grandi capi Sioux. Sono stata amica di Buffalo Bill. Ho assistito alle migrazioni delle mandrie condotte dai cow-boy. Ho ascoltato i canti di vittoria di Sitting Bull (Toro Seduto) che a Little Big Horn sbaragliò il 7° Cavalleria del "generale" Custer. L'episodio, che ha acceso la fantasia di tanti bambini, è sempre servito per indicare la ferocia de- •Jm «Ho conosciuto Nuvola Rossa, sono stata amica di Bu ffalo Bill, ho ascoltato i canti di Toro Seduto dopo la sconfitta del generale _ Custer...» t: è gli indiani contro i bianchi portatori di civiltà. È una falsa rappresentazione della storia. Custer, che era in effetti tenente colonnello, si preparava a sterminare la tribù quando cadde nell'imboscata. Pochissimi dei suoi 264 soldati si salvarono e, tra essi, un certo Martino, un romano arruolatosi come trombettiere con il nome di Martin. Era il 1876. La conquista del Far West non era più ritmata dal cigolio dei carri, ma dal fischio delle locomotive. Sono stata messa in pensione dal "cavallo d'acciaio". Però, come dice un antico canto dei cow-boy, «la leggenda del vecchio West vivrà in eterno: finché nelle notti di luna risuonerà nelle praterie l'ululato del coyote, finché il vento farà ruzzolare i cespugli del deserto, finche nel mondo gli uomini sogneranno di vivere in una casa sulle colline dove il cielo non è nuvoloso, dove non s'odono mai parole disperate». ■ I ILLUSTRATO ♦ GENNAIO 1994 93