SPAZIO APERTO Gli scout per il Senegal La ruota della vita Mario Ottone, dipendente della Fiat Se-pin di Torino, 32 anni, è uno scout senior, ossia un adulto inserito nel Corpo nazionale dei giovani esploratori italiani. È stato tramite suo figlio Christian, 9 anni, che ha conosciuto il mondo degli scout: «Un mondo - dice - dove bimbi e ragazzi vivono in amicizia a contatto con la natura e gli adulti che hanno voglia di impegnarsi in attività concrete di volontariato sono i benvenuti». Un esempio di queste attività è il parco fluviale sul Po che la sezione di Gassino, San Mauro e Sciolze, della quale Ottone fa parte, sta realizzando per i suoi ragazzi. Un'attività più importante, che impegna anche altre sezioni del Corpo nazionale, è la costruzione di un complesso sanitario in Senegal, nell'Africa centro occi- dentale. Dice Ottone: «Là c'è una situazione sanitaria drammatica: un medico ogni 17 mila abitanti, mortalità infantile elevata, vita media che supera di poco i 50 anni». Nel 1990 è nato il "Progetto Wergujaran" per dotare la zona senegalese di Diofior di un ospedale con dispensario e di un centro sociale per diffondere le più elementari norme igieniche. La prima ad aiutare gli scout locali, che si chiamano Eclai-reuses et Eclai-reurs du Senegal, è stata la Finlandia. Poi è intervenuta l'Italia, che si è impegnata a raccogliere fondi e ad inviare ogni estate nei campi di lavoro gruppi di ragazzi. Il progetto è quasi ultimato. Sono stati realizzati l'edificio prin-Hi cipale, la torre dell'acqua, la sala di degenza, gli alloggi del medico e delle infermiere, le fosse igieniche. Il prossimo agosto, il centro prenderà finalmente vita. «Per l'inaugurazione spero di esserci anch'io, approfittando delle ferie - conclude Ottone -. Sarà bello vedere quello che siamo riusciti a fare, tutti insieme». Chi è interessato al Progetto Wergujaran può rivolgersi a C.N.G.E.I., sezione di Gassino Torinese, via Madonnina 2. Il titolo del romanzo non l'ha ancora deciso, anche se ne ha già terminato la stesura. E la storia drammatica di un ragazzo appassionato delle moto che finisce tra spaccia- Tommaso Randaci tori di droga e resta coinvolto nell'aggressione a un marocchino, ma il lieto fine è assicurato. Il libro dovrebbe uscire prima dell'estate e sarà il quinto firmato da Tommaso Randaci. Randaci, 46 anni, per i suoi romanzi trae spunto da fatti di cronaca e dalla propria esperienza. A volte basta una canzone ad ispirarlo. Nasce in Libia, a Tripoli, da genitori di Licata (Agrigento); ha otto anni quando la famiglia rientra in Sicilia; lavora "a bottega", emigra in Germania con il fratello, ritorna in Sicilia. Rimasto senza genitori, si trasferisce a Milano e vent'anni fa è assunto all'Alfa Romeo: prima al Portello e dopo ad Arese, in lastratura, dove ancora lavora. Nel frattempo si sposa e ha due figlie, Teresa ed Elisabetta. Il suo incontro con la narrativa risale a dieci anni fa. Ascoltando la canzone "Un vecchio frac" di Domenico Modugno, gli viene l'idea per "L'accendino del conte", che verrà pubblicato nel '91. Dopo, il secondo romanzo, "L'ultimo imbarco". «Per il protagonista, un marinaio, - dice Randaci - mi sono ispirato a mio cognato, cuoco su un mercantile. C'è la ricerca dell'amore, della casa, delle cose "fedeli", le uniche dove trovare serenità e stabilità. È un libro che vuol dare speranza: il mare della vita non è sempre ostile». Fantasia e buoni sentimenti come nei film di Capra si ritrovano anche in "La donna che mi salvò la vita" e in "Judy, la figlia di Liliana", pubblicato lo scorso giugno. Ottimista, allora? «Realista. Ai lettori ricordo che la ruota della vita riserva sempre qualche aspetto positivo». Tofnm^ Randaci Judy La figlia di Liliana