Museo dell'Automobile: l'evoluzione degli pneumatici ► Rissone è figlio d'arte. Il padre Giuseppe, 70 anni, collaudava le auto sulla pista del Lingotto. E lui, dopo la Scuola allievi e un breve periodo come motorista, è passato alla Sperimentazione Veicoli. Racconta: «Ho iniziato guidando le 124, le 128 e la 130 sulla "panoramica" di Superga e sui tornanti del colle Braida, vicino a Giaveno». Oggi va anche in trasferta all'estero. In Polonia e in Brasile, per esempio, a provare i modelli destinati al mercato italiano, come la Fiat Cinquecento e l'Innocenti Elba. O in Svezia, per "testare" al freddo, il comportamento delle sospensioni e la tenuta dei battistrada sul ghiaccio. Spiega: «D'inverno, da quando c'è il divieto dei chiodi, si usano gomme che devono mantenere le caratteristiche viscoelastiche anche con temperature estremamente rigide». Sulle piste della Mandria, di Balocco (Vercelli) e di Nardo (Lecce) si svolgo- mescole che consumano meno energia durante la deformazione. Per collaudare e sviluppare i prototipi, non basta essere bravi piloti. Bisogna saper interpretare i segnali trasmesssi dalla ruota e dalla carrozzeria. La tenuta di strada, per esempio, va verificata su fondo asciutto, sconnesso e bagnato. I test di guidabilità prevedono prove di precisione in rettilineo e in curva, di sorpasso e di "deriva", cioè lo spostamento laterale del veicolo provocato dalla deformazione trasversale del pneumatico. L'esame acustico analizza il sibilo, la rumorosità di rotolamento e le vibrazioni. Continua Rissone: «Ai nostri fornitori di pneumatici chiediamo di collaborare con noi nello sviluppo dei prodotti. Per migliorarli, a volte basta variare di poco la struttura o il disegno del battistrada. Quando arrivano le gomme modificate, le riproviamo. E i test continuano sino a quando si trova il miglior compromesso con le ca- no prove su diversi tipi di pavimentazione. E poi, tanti chilometri in città, per ricreare le condizioni di guida di tutti i giorni. In un anno ogni collaudatore può percorrere 40 mila chilometri, quasi la lunghezza dell'equatore. E insieme fanno più strada di un automobilista in tutta la vita. Uno dei loro compiti è interpretare i risultati che gli strumenti rilevano: il confort e la rumorosità di rotolamento, gli eventuali squilibri del pneumatico e del cerchio, le variazioni della pressione di gonfiamento, la temperatura della gomma, i consumi, la scorrevolezza e lo sforzo allo sterzo. Lo pneumatico rotolando, si deforma, produce calore e questo dissipa energia. Pertanto per ridurre ulteriormente i consumi di carburante, oltre agli interventi sul motore e sulle forme di carrozzeria, si stanno sperimentando nuovi tipi di >• ta tubi di gomma con strisce di tela che fasciano anche il cerchione. Sono però i francesi André ed Edouard Michelin a inventare lo pneumatico smontabile e a utilizzarlo per la prima volta su un'automobile (la "Eclair", nel 1895). Grazie ai loro successi nelle corse, vincono la sfida contro gli scettici. Alla fine del secolo scorso, per non dipendere dalle esportazioni brasiliane di lattice, gli inglesi rubano i semi della pianta e avviano enormi piantagioni nelle colonie asiatiche. Oggi sono oltre 51 milioni i quintali di caucciù prodotti in un anno, e il 73 per cen- to viene da Malaysia, Indonesia e Thailandia, contro lo 0,6 per cento del Brasile. Lo pneumatico, intanto, si trasforma in prodotto industriale. Nel 1937, la Michelin "lega" la gomma a cavi d'acciaio. Nel '46 nasce il "radiale". Nei primi anni '50 appaiono i tubeless, senza camera d'aria. Nel '72 la Pirelli lancia il "P7", il primo radiale ultraribassato. Gli pneumatici si adattano ai climi e agli impieghi più diversi: dalle moto alla Formula 1, dalle macchine movimento terra (con diametro anche di tre metri e mezzo) agli aerei (dove, in pochi minuti, passano dagli 80 gradi, per effetto dell'attrito sulla pista, al decollo ai meno 40 del volo in quota). Con molte fotografie inedite, il libro di Raimondi racconta anche aspetti più familiari. Come il servizio di assistenzae le guide turistiche. La pubblicità: da Bibendum, il bianco omino della Michelin, al calendario Pirelli, oggetto di collezionismo d'élite. I componenti delle mescole (oltre 200 tra prodotti chimici, fibre tessili e metalli), il riciclaggio (nell'asfalto come fonoassorbente). La ricerca: si studia- ILLUSTRATO ♦ APRILE 1995 36