cronache dell'azienda illustratofiat 5 Lavoro in casa, ma non è la stessa cosa «Dieci anni fa, quando sono entrata in Fiat, ero alla linea della 500. In- collavo i tubi dell'aria con il bostick e mettevo i tappetini. Otto ore filate, 525 macchine al giorno. Non c'era di sicuro il tempo di giocare a carte, eppure i rapporti tra col- leghi erano veramente saldi, se qualcuno aveva bisogno ci si faceva in quattro per dargli una mano. Io ero l'unica don- na nella mia linea ma nessuno si è mai permes- so appressamenti pesan- ti, ansi, mi rispettavano perché sapevo fare bene il mio lavoro, e sensa la- mentarmi». Chi racconta è Piera Angela Verzin, 31 anni, piemontese, sposata con Angelo Tragno, siciliano. Tutti due sono in cassa integrazione. Tutti due non sanno come passare le giornate. «I soldi arri- vano, è vero — dice An- gela — però si prova tan- ta noia a restare in casa tutto il giorno. E con i pressi che ci sono chi si assarda ad andare al ci- ne o al ristorante? E cosi finisce che sto in casa a leggere o a guardare la televisione mentre mio marito va al bar a fare una partita a scala qua- ranta. Comunque quello che mi manca di più è il rapporto quotidiano con i miei colleghi: non ho amiche, tutti quelli che conosco sono là, al ma- gazzino attrezzi della carrozzeria di Mirafiori. Sento molto la loro man- canza, è da tre mesi che non li vedo più e mi sento molto sola». La signora Verzin non è un'assenteista, e ci tie- ne a precisarlo: «Molti pensano che noi in cassa integrazione siamo tutti assenteisti, disturbatori politicizzati e via dicen- do. Non è così, io per esempio, in dieci anni di Fiat ho fatto in tutto due mesi di mutua a causa di un gravissimo incidente stradale. Ero rimasta 20 giorni in coma e a quei tempi la Fiat mi aveva aiutato molto, ero sola, senza genitori, l'unica persona che avevo vicino era l'assistente sociale Fiat. E adesso la lettera della "cassa", non riesco a spiegarmi perché pro- prio a me. La situazione di mio marito invece è di- versa. Verniciatore alla Lancia S. Paolo e prima ancora a Chivasso, ogni tanto si metteva in mu- tua qualche giorno per- ché diceva che il suo la- voro era dannoso e aveva bisogno di stare un po' lontano dalle vernici». Angela Verzin ama moltissimo la sua piccola casa, da quando non la- vora più è diventata il suo "rifugio". Tinello e stanza da letto, pochi metri quadri comperati da suo padre con i ri- sparmi di 25 anni di ser- vizio alla Materferro. «Me la curo come un fi- glio — dice — forse anche perché, a causa dell'inci- dente, di figli non ne pos- so avere». E infatti sta approfittando del tempo per scrostare paziente- mente le porte e riverni- ciarle. «Anche la tappez- zeria l'ho messa da me, mio marito mi ha solo dato una mano». Quan- do esce di casa è per an- dare a fare la spesa o per andare a trovare una sua vicina. «E' una signo- ra anziana, un 'ottima cuoca. L'ultimo dell'an- no ci siamo preparati una buona cena per noi due sole, poi siamo anda- te al cine in centro e poi a messa. Mio marito invece si è recato in Sicilia a tro- vare i genitori, io non l'ho seguito perché non ho mai legato molto con i suoiparenti». Da quando non lavora, le giornate di Gabbi sono diventate lunghissime. «Non ho la moglie con cui parlare, andare a fare le spesa, e non ho nem- meno amiche, è difficile trovare qualcuno che ti capisca, le donne di oggi pensano solo al diverti- mento. E' per questo che tengo i canarini, li allevo, li curo, li faccio riprodur- re. Spesso i miei colleghi vengono a trovarmi per vederli e sentirli cantare. Vado anche alle mostre, non che i miei siano dei campioni però mi serve per passare il tempo, per riempire le domeniche in qualche modo». Il centro amministrativo a Orbassano I dipendenti della Fiat Auto in cassa inte- grazione degli stabili- menti di Mirafiori, Lin- gotto, Rivalta, Enti cen- trali (compresa la Di- rezione commerciale) e Lancia di borgo S. Pao- lo, per ritirare le spet- tanze si rivolgono di- rettamente a un Cen- tro Cig appositamente istituito a Orbassano, in strada Torino 27/C, telefoni assegnazione vetture: 901.1844; am- ministrazione operai e impiegati, retribuzione operai, movimento operai: 901.4089; assi- stenti sociali: 900.3684; personale: 901.1831. I giorni in cui si el- fettuano i pagamenti sono quattro al mese: dall'ultimo giorno la- vorativo del mese in poi. Se l'ultimo giorno lavorativo cade di ve- nerdì, i pagamenti ini- ziano con un giorno di anticipo, cioè dal gio- vedì e riprendono il lu- nedì. In gennaio, infat- ti, gli sportelli apriran- no giovedì 29 e chiude- ranno martedì 3 feb- braio. Sabato e dome- nica restano chiusi. Gli orari sono: dalle 9 alle 12 per i dipen- denti con cognomi che iniziano dalla A alla L e dalle 13 alle 16 per quelli dalla M alla Z. Per le pratiche am- ministrative, informa- zioni ecc., bisogna ri- volgersi al Centro nei giorni in cui non si ef- fettuano i pagamenti. In quei periodi infatti continuano a funzio- nare solamente l'uffi- cio assegnazione vet- ture e l'ufficio assi- stenza sociale. Per raggiungere ii Centro con i mezzi pubblici ci si può servi- re dei pullman che fan- no capolinea in via Sacchi angolo corso Stati Uniti. Tutti i mezzi si dirigono in centri della Val Sango- ne e Val Chisone, quin- di passano di fronte al Centro Cig dove è col- locata una fermata. Chi si reca al Centro con la propria vettura può usufruire dell'am- pio parcheggio che è stato attrezzato pro- prio di fronte al Cen- tro, al di là del corso. Chi arriva da Torino può immettersi nel parcheggio svoltando a sinistra subito dopo il Centro Ricerche Fiat e svoltando poi a destra. Chi giunge da Rivalta deve svoltare a destra subito dopo il campo sportivo che è a sini- stra della strada. Il parcheggio può conte- nere circa 3 mila vet- ture. Il personale del Cen- tro Cig proviene dagli ! stabilimenti della Fiat Auto. Nei giorni dei pa- gamenti operano circa 30 persone. I salari si possono ritirare in due ampi saloni, allo spor- tello che corrisponde al proprio stabilimento di appartenenza. Nei giorni in cui non ven- gono effettuati i nor- mali pagamenti, nel Centro lavorano una decina di persone che sono a disposizione per eventuali informazioni e per sbrigare le nor- mali pratiche inerenti il rapporto lavorato- re-azienda. I dipendenti in Cig che hanno le spettanze accreditate in banca, riceveranno diretta- mente a casa il prospet- to delle somme versa- te. Chi desidera farsi accreditare le spettan- ze su un conto corren- te, evitando così gli spostamenti per rag- giungere il Centro e le eventuali code nei momenti di affolla- mento, deve aprire un conto corrente in una qualunque banca e poi comunicare gli estremi all'azienda (numero di conto, banca, numero dell'agenzia), compi- lando un apposito mo- dulo che viene distri- buito a chi ne fa richie- sta negli uffici del Cen- tro Cig di Orbassano. Dei 15 mila dipen- denti che fanno capo al; Centro di Orbassano, 6500 hanno già le spet- tanze in banca. I giorni sono lunghi Massimiliano Gabbi, 50 anni, di Reggio, dal '60 a Torino mani qualche santo provvederà. Penso però che i santi si siano stufa- ti di tirarci fuori dai guai. Comunque non mi preoccupo eccessivamen- te per la lettera della cas- sa integrazióne, so di avere sempre fatto il mio dovere fino in fondo, per non parlare delle assen- ze: negli ultimi sette an- ni ho fatto tre giorni di mutua». Quasi al centro del ti- nello una pila di gabbiet- te. Dietro alle sbarre una ventina di canarini sal- tellano da un trespolo al- l'altro, spaventati dalla nostra presenza. Gabbi tenta di calmarli parlan- do loro con dolcezza. Massimiliano Gabbi ha 50 anni, è di Reggio Emi- lia. Nel '60 è venuto a To- rino e ha trovato lavoro alla Fiat, in linea alla carrozzeria di Mirafiori. Otto anni fa gli è morta la moglie, e da allora vive solo, con i suoi canarini. «Sapevo che nel mio reparto qualcuno doveva essere messo in cassa in- tegrazione ma non pen- savo toccasse anche a me». I suoi compagni, i suoi capi, parlano molto bene di lui: lavoratore preciso, puntiglioso in tutto, spesso era lui che spegneva le luci quando qualcuno le lasciava ac- cese, oppure chiudeva i rubinetti dell'acqua. «Perché sciupare acqua calda? Parliamo tanto del costo dell'energia e poi in fabbrica vedi spes- so degli sprechi inutili, causati dal menefreghi- smo di qualcuno, e alla fine ci rimettiamo tutti o per un verso o per l'altro. C'è tanta gente che non ha ancora capito nulla, vivono alla giornata, do-