28 illustratofìat cultura e società Ai confini dell'uomo Messner: sui monti per conoscere se stesso Il Sanpaolo e il Piemonte. Quattro secoli di convivenza dinamica. s^moio ISTITUTO BANCARIO SAN PAOLO DI TORINO lasciasse andare azzardan- do una simile profezia? Ma l'arte divinatoria e la fiducia di Bonatti si rivelarono esat- te quando, negli anni suc- cessivi, quel ragazzo altoate- sino non particolarmente robusto, non molto alto, non molto loquace, bruciò le tap- pe fino a diventare (e biso- gna essere in malafede per non riconoscerlo) il più grande alpinista di tutti i tempi. Un'infanzia e un'adole- scenza tranquille (Reinhold è nato a Santa Maddalena di Funes nel 1944) in una fa- miglia numerosa; il padre maestro elementare che lo avvicina ai monti, gli studi superiori a Bolzano, la facol- tà. di Ingegneria a Padova. Di fronte, quasi come uno sdoppiamento della perso- nalità, un'attività alpinistica senza confronti Poi la rottura completa con gli studi e con un mondo che gli va troppo stretto e Messner decide di diventare uomo di montagna a tempo pieno: Ande peruviane, Aconcagua in solitaria, Afri- ca, Nuova Guinea e soprat- tutto Himalaya. E' l'unico uomo al mondo ad avere vinto 7 «ottomila» il Nanga Parbat (e nella di- scesa perse il fratello Gun- ther travolto da una valan- ga), il Manaslu, l'Hidden Peak (senza portatori, solo con Peter Habeler), l'Evere- st senza ossigeno, il K2, il Nanga Parbat in solitaria e l'Everest in solitaria, senza ossigneno e per il versante Nord tibetano. A questo punto, specie per un profa- no, è legittimo chiedersi: Il Sanpaolo convive proficuamente con il Piemonte ormai da 400 anni. 4 secoli che hanno visto una regione grande e attiva come il Piemonte protagonista di trasformazioni storiche, politiche ed economiche fondamentali. Nato a Torino nel 1563, il Sanpaolo ha accompagnato in ogni momento, con una attività sempre nuova, lo sviluppo e le trasformazioni della regione. Adeguando costantemente alle realtà economiche in movimento i suoi obiettivi, le sue strutture e le sue capacità di intervento. „ Una banca che anche oggi, per affrontare meglio i problemi piemontesi, ha ampliato la propria rete di filiali in Italia ed all'estero. Filiali giovani ma di antica esperienza, secondo la tradizione del Sanpaolo. Una banca che vuole convivere con il Piemonte, con il suo territorio, con le sue città. Una banca che vuole convivere con voi. segue da pag. 27 Una decina di anni fa Walter Bonatti apri il suo splendido volume «I giorni grandi» con una dedica che suscitò curiosità: «A Rein- hold Messner, ultima e gio- vane speranza del grande al- pinismo tradizionale». Messner, chi era costui? Possibile che il più grande' alpinista del dopoguerra si Reinhold Messner (36 anni) fotografato con i suoi cani perché lo fa, gli rende molto, non ha paura, è felice? La grande forza di Mes- sner, la sua prima scelta im- portante è stata quella di non essere intimorito da al- cun tabù, di non scendere mai a compromessi: ha sco- perto di non avere lo spirito della guida, quindi ha evita- to il più possibile le spedizio- ni. Non gli piace essere stru- mentalizzato (l'Alto Adige voleva farne una sorta di «bandiera» regionale, ma a lui non garbava e per questo ha avuto noie e anche mi- nacce). Ma si badi bene, per sgom- brare il campo da ogni possi- • bile equivoco, che il portare' continuamente l'alpinismo verso nuovi limiti, al confine tra umano e sovrumano, il «rischiare l'impossibile» co- me dice qualcuno, non sono dettati né dalla sete di dena- ro, né dalla voglia di essere un personaggio. L'alpinismo ultraestremo di Messner nasce da una ne- cessità, di ricerca: di scoprire che cosa è veramente l'uo- mo, a quali punti di rottura può giungere fisicamente e 'soprattutto psichicamente, qual è il limite della vita (e questo è anche il titolo del suo ultimo e splendido libro edito da Zanichelli). Insom- ma, l'alpinismo per conosce- re se stesso, non per farsi co- noscere. E se questa espe- rienza, questa introspezione la si può fare da soli, tanto meglio. Immaginate un uomo su una montagna di oltre 8000 metri come il Nanga Par- bat: è giunto a metà salita lungo una via nuova, mai" percorsa prima, è solo, ha uno zaino in cui c'è il mini- mo per sopravvivere qual- che giorno. Domani potrà trovarsi in vetta o essere morto, tremila metri più in basso. Che cosa pensa in questa pausa? «C'è un'intesa con tutto, anche con la mor- te. Non sono partito per con- quistare una montagna, e nemmeno per tornare indie- tro come un eroe. Voglio co- noscere il mondo attraverso i timori La paura di essere so- lo non c'è più, neanche nella mia fantasia. La solitudine rum è più una tragedia. Evi- dentemente in questa pace ho raggiunto una nuova co- scienza di me stesso». Ti