STRADA BIANCA 0 STRADA NERA Il ministro dei Lavori Pubblici è più volte intervenuto a riunioni, convegni, dibattiti, per affermare decisa- mente che tra i molti problemi in attesa di una urgente soluzione, quello dell'ammodernamento delle strade statali, provinciali e comunali deve avere la precedenza assoluta. Egli ha fondato questa sua convinzione non soltanto sui fattori economici che trasferiscono oggi alla strada gran parte del traffico merci e passeggeri una volta riservato alle ferrovie, ma soprattutto sul continuo aggravarsi degli incidenti, che conferiscono all'Italia un non invidiabile primato. Egli sa che il numero delle vite umane falciate sulla strada è quasi doppio di quello denunziato dalle statistiche ufficiali, essendo adottato un sistema di indagine per lo meno strano; sa che la nostra circolazione aumenta ogni anno di centinaia di migliaia di unità e tra pochi anni sarà praticamente raddoppiata; sa che la causa prima di tanti lutti, anche se solo parzialmente confessata, è l'insufficienza della rete stradale, in quanto essa "costringe" gli utenti a commettere pericolose infrazioni, senza le quali la loro marcia diverrebbe esasperantemente lenta e le anguste strade ancor più inadatte a contenere il traffico. Mentre i suoi predecessori hanno puntato quasi esclu- sivamente sulle grandi autostrade, consentendo la realizzazione di opere che il mondo intero ci invidia, ma che risolvono solo in minima parte il problema della circolazione generale e per nulla quella locale, l'attuale ministro dei Lavori Pubblici guarda soprattutto alla rete stradale ordinaria, ascolta attentamente il parere degli esperti e, da uomo lungimirante qual è, propende per la realizzazione di strade a " lunga tenuta ", che costano di più inizialmente, ma che per anni ed anni non richiedono spese di manutenzione; propende, insomma, per le strade bianche, delle quali si continua a discutere senza alcun costrutto. Se è difficile ottenere i mezzi finanziari necessari ad ammodernare la rete stradale ordinaria, in modo che essa sia in grado di smaltire convenientemente il traffico motorizzato per almeno i prossimi vent'anni, ancor più difficile è debellare l'avversione di coloro i quali detengono il monopolio delle strade nere; ma è insito in tutti il convincimento che il buon senso e la preveggenza del ministro prevarranno e che, final- mente, qualcosa di buono e di duraturo si farà per queste nostre benedette strade. Alcuni anni fa, a Roma, fu indetto un congresso inter- nazionale delle strade in cemento, al quale parteci- parono tecnici di tutto il mondo. Furono molti gli argomenti portati a favore delle strade in cemento; molti e convincenti, tanto che i sostenitori della tesi opposta dovettero arrampicarsi sui vetri — e com- pirono clamorosi scivoloni — per tentare di contro- battere le asserzioni dei più illustri tecnici, finendo con il trincerarsi dietro la squallida barricata del maggior costo, che naturalmente fece presa sulla miopia di molti politicanti. Ma il pubblico non si lasciò incantare: di fronte ai pregi incontestabili delle strade in cemento — durata, sicurezza di marcia notturna e diurna, manutenzione pressoché inesistente, rotolamento migliore, e conse- guente minor consumo di carburante e di pneumatici; resistenza massima agli agenti atmosferici e via dicendo — fece subito propria la tesi discussa al congresso, e da allora, ogni qualvolta si parla di strade — e se ne parla quasi ogni giorno — sono milioni coloro i quali affermano: « Anche se costano di più, facciamo queste benedette strade in modo che durino il più a lungo possibile; che su di esse si possa correre tranquilli e sicuri; che si finisca una buona volta per sempre col dover affrontare pavimentazioni da tracciato di guerra. Paghiamo, per circolare, tasse esorbitanti che superano i 700 miliardi annui; se ne spenda la maggior parte per costruire strade migliori e più durature. Siamo stanchi di veder sprecare il danaro in rabberciamenti di strade insufficienti o nella costruzione di strade nate insufficienti e di assai precaria durata. Continuando di questo passo, il problema delle strade non solo non giungerà mai ad una soluzione, ma peggiorerà di anno in anno, ed il triste primato che oggi deteniamo assumerà proporzioni sempre più allarmanti, fino a che solo alcuni incoscienti si azzarderanno ad affrontare un viaggio per strada e l'economia nazionale subirà una grave crisi, dalla quale difficilmente potremo uscire». Questo è il pensiero di milioni di utenti. Il ministro dei Lavori Pubblici in carica lo condivide pienamente; auguriamoci ch'egli riesca a convincere i più restii, sui quali ricade la responsabilità dei troppi incidenti. MAURO JANNI 30