questo tipo di sovralimentazione è stato rivendicato il vantaggio di ottenere, invece che un aumento di potenza, essenzialmente un aumento di coppia, special- mente se la sovralimentazione è spinta a valori assai elevati (almeno al di là di 1,4 kf/cm2 assoluti). Obie- zioni contro questa soluzione sono: — il rendimento termico meno elevato; — la necessità di marciare con Rr compresa tra 0,7 e 0,8, e probabilmente anche quella di — adottare refrigeranti tra compressore e motore. Soluzioni così complesse richiederanno probabilmente tempi di sviluppo più lunghi e potranno forse condurre a sorprese, soprattutto nell'accoppiamento di macchine a caratteristica lineare (come un motore a sovrali- mentazione volumetrica) con altre a caratteristica parabolica (come convertitori fluodinamici). Il motore Otto non potrà ritornare nella competi- zione della trazione urbana se non sarà capace di funzionare con gas liquefatti a bassa pressione. Finora il successo non ha arriso a questi tentativi, sia perché anche in questo caso i motori non erano stati conce- piti appositamente per tale funzionamento, sia perché non è stato risolto il problema del rifornimento di una flotta di veicoli in forma sufficientemente sicura. Inoltre non fu imboccata la via esatta dal punto di vista termochimico, in quanto i gas messi a disposi- zione per l'impiego non erano sufficientemente raffi- nati, e non potè essere esclusa la formazione durante la combustione di composti secondari altrettanto o forse ancor più nocivi dell'ossido di carbonio. Potranno le spese di ulteriore raffinazione e la differenza di rendimento fra i due tipi di motore essere compen- sate, evidentemente al di fuori di ogni gravame fiscale, con l'alleggerimento dell'impianto motore che, po- tendo raggiungere un valore che oscilla tra 0,3 e 0,4 t, corrisponde ad un trasporto gratuito di circa 5 pas- seggeri? Lo sviluppo sperimentale del prossimo quin- quennio darà una risposta a questa domanda. La determinazione della unità motrice è necessaria in prima istanza, onde decidere sugli ingombri e sulla possibilità della sua sistemazione. Scartata la tradi- zionale sistemazione nella parte anteriore del veicolo per le inevitabili interferenze con i meccanismi di guida, le sistemazioni non possono essere che tre: 1. sotto il pavimento del veicolo fra le sale: la siste- mazione che consente il minimo momento di inerzia intorno agli assi orizzontale, trasversale e verticale; 2. su una fiancata del veicolo; richiede necessaria- mente l'adozione della soluzione a 3 assi con ruote semplici ; 3. nella parte posteriore del veicolo: questa soluzione conduce ad una perdita di area utile e non verrà ulteriormente considerata. I tipi di struttura adottati hanno segnato una evolu- zione lungo un cammino che tende a riportarci, sia pure in forma molto mutata, al punto di partenza. In un primo tempo, il costruttore dell'autotelaio con- cepiva la sua unità organica e il costruttore della car- rozzeria montava il suo aggregato sull'autotelaio in condizione di accordo più o meno favorevole. In una seconda fase, il costruttore della carrozzeria ha inteso incorporare il telaio propriamente detto, soprattutto allo scopo di raggiungere una elevata rigidezza del sistema solidale, e a questa struttura successivamente accoppiare gli organi meccanici. I risultati di questo secondo sistema di costruzione, veduti a distanza di 20 anni di esperienza, non sono così incoraggianti come era apparso in un primo tempo, poiché si sono introdotti in servizio veicoli i quali, identici nella struttura fondamentale e negli organi base di trazione e rodiggio, sono invece estremamente diffe- renti in molteplici dettagli degli impianti di comando ed ausiliari di bordo. Manca cioè la normalizzazione degli organi che costituiscono questi impianti, o almeno l'uniformità della loro disposizione a bordo, ed essendo essi fatalmente quelli che nell'esercizio generano mag- giori inconvenienti, il servizio ne riesce indebitamente complicato e finanziariamente aggravato. L'esistenza di un autotelaio, il quale per definizione deve essere autosufficiente, conduce alla necessità di dare una sistemazione organica a tutti gli impianti sovra accen- nati. Ben inteso la carrozzeria non può che essere metallica, e deve diventare successivamente un corpo unico portante con il telaio, ciò che è possibile se 11 telaio propriamente detto è studiato in accordo con i costruttori delle carrozzerie. Sebbene in questo caso la carrozzeria debba essere verniciata ad organi montati, ciò che esclude l'ado- zione di determinati procedimenti di verniciatura ad alta temperatura, pensiamo che ciò non costituirà un inconveniente. In un prossimo futuro saranno a disposizione procedimenti capaci di assicurare stabilità di verniciatura alle temperature convenzionali. Prima di procedere, dobbiamo affrontare un altro problema, dobbiamo cioè studiare la possibilità di raddoppiare l'area totale con soluzioni a due piani, come già usate all'estero. Un veicolo a due piani, di altezza superiore ai 4 m, larghezza 2,50 m e lunghezza 11, possibilmente 12 m, è una macchina monumentale, e può rendere 10