IL PARERE DEL MONDO ACCADEMICO E DELLA SCUOLA UNO STRUMENTO INDISPENSABILE Rinaldo Bertolino e Marina Bertiglia sono rispettivamente Rettore dell'Uni- versità e Provveditore agli Studi di Torino. Entrambi fanno parte del Co- mitato Premi e Borse di Studio Fiat. Abbiamo posto loro alcune domande sul significato e l'importanza di questo strumento. Professor Bertolino, a suo avviso le borse di studio rafforzano il rapporto tra scuola e impresa, o sono semplicemente un supporto fi- nanziario a vantaggio delle famiglie? «Le borse di studio aziendali rispondono in modo globale a una situazione complessa che coinvolge il fruitore, la famiglia, l'impresa e la scuola. Per il giovane, la borsa è un riconoscimento importante e immediato del suo valo- re. Un riconoscimento che lo rende più responsabile e consapevole nei con- fronti della società. Per la famiglia, è un aiuto effettivo, un sostegno all'impe- gno nel crescere i figli: può contribuire ad assicurare un orizzonte più sereno ed essere una fonte di rassicurazione per l'intera famiglia. Per l'impresa, è uno strumento che aiuta la formazione dei possibili futuri interlocutori sul mercato del lavoro. Per la scuola, infine, rappresenta un indiretto appoggio economico e un segnale importante del fatto che il servizio di formazione da essa garantito viene apprezzato dal mondo economico». Quali altri strumenti possono avvicinare efficacemente la scuola al mondo del lavoro? «La mia decennale esperienza di docente, e quella più breve di Rettore, mi suggeriscono tre soluzioni importanti. In primo luogo, occorre fornire agli studenti, e alle famiglie, un'effettiva conoscenza degli sbocchi professionali e delle reali possibilità dì lavoro offerte dal diplomi di scuola superiore, diplomi universitari e lauree. La seconda riguarda i cosiddetti stage: esperienze lavo- rative, di almeno tre-sei mesi, inseriti nel percorso di studio, e svolti in azien- de e settori industriali che possano assicurare il necessario know-how da abbinare alle conoscenze teoriche. Infine, occorre che il mondo dell'univer- sità istituisca vere e proprie "agenzie" di job placement, che consentano ai giovani di essere accompagnati nel mondo del lavoro con una valorizzazione piena e rassicurante delle competenze acquisite. Ritengo, infatti, che uno dei momenti più negativi del nostro vivere civile sia costituito dall'incertezza pri- ma, e dall'attesa poi, di mettere a frutto l'esperienza certificata dal diploma. Non dimentichiamo che solo un laureato su tre trova lavoro entro i primi due anni che seguono la laurea. Agenzie di job placement sono attualmente allo studio a Torino e in altre sedi universitarie piemontesi, secondo un progetto già approvato dal Consiglio d'Amministrazione e che prevede un consistente stanziamento». Professoressa Bertiglia, la borsa di studio premia chi studia e si di- ploma brillantemente. Ma dopo? «È ormai molto diffusa la convinzione che si deve continuare a imparare per tutta la vita, prima nella scuola e poi nel mondo del lavoro. È importante, quindi, avere solide basi di riferimento che diano affidabilità per le scelte suc- cessive. Queste caratteristiche sono sottolineate dall'attribuzione delle borse di studio, senza dimenticare che l'inserimento nel mondo del lavoro richiede disponibilità ai cambiamento, oltre che dedizione e impegno personale». Ma la scuola è in grado di "passare" ai ragazzi queste attitudini? «Non sempre. A volte non riusciamo a coinvolgere i giovani nelle scelte che riguardano il loro futuro, a renderli parte attiva del processo formativo. Ma oggi il nostro Paese si avvia a riformare profondamente la scuola: c'è da augurarsi che si possa assistere, in breve tempo, a un rafforzamento degli elementi di cultura generale, delle metodologie, degli indirizzi del nostro si- stema educativo, nella consapevolezza che l'uomo è un fattore strategico per lo sviluppo della società e delie imprese». è una risorsa ancora più importante del capitale, delle materie prime e del- le tecnologie». A livello individuale sono stati adot- tati sei criteri di valutazione, variamen- te adattati alle situazioni locali: la vota- zione finale, con un'eventuale "lode"; gli anni impiegati in rapporto alla dura- ta prevista dai piani di studio; il livello, la retribuzione e il carico familiare del genitore dipendente Fiat: e, infine, la frequenza ad altri corsi di studio o di perfezionamento e lo svolgimento di attività lavorative o di volontariato. «Il riferimento alla situazione profes- sionale e familiare del genitore - osserva Tesio - risponde a una logica ben preci- sa: chi raggiunge un brillante risultato scolastico vivendo in un ambiente con maggiori vincoli economici ha quasi certamente fatto più fatica e, quindi, a parità di risultati, merita di più. Non a caso, in Italia, i figli di operai hanno tota- lizzato il 49 per cento delle domande e quasi il 68 per cento delle vittorie». Le operazioni di raccolta, verifica e selezione delle domande sono state svolte da Pharos, la società che ha avu- to anche l'incarico di predisporre le graduatorie per l'esame finale della Commissione Italia. Emilio Plano, responsabile di Pha- ros, spiega: «Abbiamo messo in funzio- ne un numero di telefono per rispon- dere alle richieste d'informazione. La linea era caldissima: in certi giorni arrivavano anche settanta chiamate». Le informazioni richieste vertevano soprattutto su alcuni aspetti tecnici del bando: età massima di ammissio- ne, scadenze, compatibilità con altre borse di studio. Ora si pensa già alla prossima edi- zione. Il gradimento sinora registrato è molto elevato, ma non mancano le proposte di miglioramento. «Prima fra tutte - dice Tesio - innalzare i limiti di età previsti per i laureati da 26 a 27 an- ni, per non penalizzare i corsi che du- rano sei anni, come in Medicina e Chi- rurgia. Infine, intendiamo lanciare per la prossima edizione una campagna d'informazione ancora più efficace, tempestiva e capillare». • ILLUSTRATO LUGLIO 1997 esi