Antonio Cazzago (primo a sinistra) con gli istruttori del Centro internazionale di guida sicura. In alto, il giovane bresciano in gara a Monza e, sotto, ai box dell'autodromo milanese ► 23 anni, Antonio Cazzago, che ha partecipato alla gara d'e- sordio del campionato a Monza. L'abbiamo intervistato al termine della competizione, conclusa al decimo posto della categoria: non male per un debuttante. Di- ce: «Il mio obiettivo era arrivare in fondo senza tare errori, anche perché dovevo lottare con delle "vecchie volpi"». Continuerai a correre? «Mi piacerebbe. Per ora ringrazio l'Alfa Romeo per que- sta opportunità. Il regalo più im- portante, però, è stato il corso di guida sicura. Quando sono arri- vato a Varano credevo di saper guidare bene. E invece ho sco- perto di avere ancora tanto da imparare». Il Centro Internazionale Guida Sicura ha più di quattromila allie- vi ogni anno. Spiega Andrea de Adamich: «I nostri corsi insegna- no la sicurezza, non ad andare più veloci. A scuola guida nessu- no spiega come si frena sul ba- gnato o come si corregge una sbandata. In situazioni d'emer- genza la maggior parte degli au- tomobilisti agisce d'istinto. E l'i- stinto non sempre è un buon consigliere. Non sa, per esempio, che è inutile girare il volante con le ruote bloccate dai freni, per- ché la macchina continuerà ad andare dritta. Per imparare ad af- frontare gli imprevisti stilla stra- da, bisogna riprodurre in pista le situazioni di emergenza in condi- zioni "protette ". E imparare a rea- gire nel modo giusto». Come conciliare prudenza e guida sportiva? Risponde Andrea de Adamich: «Impostare corretta- mente le curve è un vantaggio che si può tradurre in velocità o in sicurezza. L'automobilista me- dio che percorre una curva ai no- vanta l'ora può essere vicino al li- mite. Imparata la traiettoria giusta, alla stessa velocità avrà guadagna- to un margine di sicurezza di ven- ti chilometri l'ora». • ILLUSTRATO LUGLIO 1997 esi