Canavese, vicino a Torino. Eppure l'associazione che rag- gruppa più di cinquecento aziende biotecnologiche europee prevede per il 2005 un giro di affari di 500 mila miliardi di lire - il doppio del bilancio dello stato italiano - e tre milioni di nuovi posti di lavoro. Ma negli ultimi anni sono cresciute le preoccupazioni del- l'opinione pubblica sulle biotecnologie. In realtà, bisogna di- stinguere ciò che è buono da ciò che è cattivo, facendo un bi- lancio dei costi e dei benefìci. Perché rifiutare il latte modifi- cato per produrre farmaci, il latte per neonati uguale a quello umano, il latte che contiene vaccini, le cavie transgeniche che servono a sperimentare nuove cure contro il cancro, i batteri modificati per produrre ormoni di grande importanza tera- peutica? Un esempio è quello dell'insulina. Fino a pochi anni fa i diabetici dovevano iniettarsi insulina tratta dal pancreas dei bovini o dei maiali, ma queste insuline erano lievemente diverse da quella umana, il che comportava vari inconvenien- ti per il diabetico. Ormai da molti anni l'insulina viene pro- dotta usando batteri modificati per sintetizzare molecole di questo ormone assolutamente identiche a quelle umane. Al- tro esempio. "Genie" è una scrofa transgenica. E bella, sana, nutre affettuosamente i suoi porcellini, ma il suo latte è spe- ciale: contiene anche una sostanza, la proteina umana C, che è indispensabile per chi è colpito da anomalie della coagula- zione del sangue, come emofiliaci e vittime di ictus e infarti. Infine, una tecnologia sempre più importante nel prossi- mo futuro sarà quella dei nuovi materiali. Dalle auto di For- mula 1 ai vestiti che indossiamo, dai razzi per lanciare satelli- ti nello spazio alle pentole che usiamo in cucina, viviamo in mezzo a "nuovi materiali" che caratterizzano la nostra epoca esattamente come, millenni fa, "vecchi materiali" - la pietra, il ferro, il bronzo - diedero la loro impronta a intere civiltà. Quella dei "nuovi materiali" è diventata una vera e pro- pria scienza autonoma, un incrocio tra la chimica e la fisica. Ma ora vi contribuiscono anche la biologia e l'ingegneria ge- netica: l'ultimo arrivato è un filo identico alla tela di ragno prodotto da un microbo modificato geneticamente. Perché la tela dei ragni ha caratteristiche davvero eccezionali. Basti dire che ad un filo artificiale simile alla ragnatela ma con una sezione di un millimetro quadrato potreste appendere un peso di 280 chili. Diamo uno sguardo al futuro, incominciando dai tessuti. Forse avete sentito parlare di Franzisca, la campionessa di nuoto tedesca. Bene: le sue vittorie in parte le deve alla stoffa dei suoi costumi da bagno, che rimane sempre asciutta e ri- duce così l'attrito con l'acqua. Tute che mantengono il corpo alla temperatura ideale sia che all'esterno ci siano 45 gradi all'ombra o 5 gradi sotto zero sono già usate dai Marines. Al- tri tessuti invece per adesso sono ancora nei laboratori. Si ►