COMPUTER in collaborazione con PC forici di Moreno Soppelsa VI ite hell ita perfet ravatta a stelle e strisce da vero figlio dell'America di oggi. Ca- micia chiara con stemma del suo Stato. Un "junior" appiccicato al nome, come gli avessero dato quello del padre per una continuità da grandi dinastie. Ma è solo una persona qua- lunque. Guarda tronfio dalla foto che è stata pubblicata in bella evidenza sui giornali di mezzo mondo. Occhietto deciso, capelli lunghi da provinciale leccato e l'aria di chi la sa lunga nel suo campo. Che non è la ristorazione, anche se Billy Mitchell |r. (nella foto) ha un paio di ristoranti in Florida e un'aziendina che sforna salse piccanti da esportazione. Ma è Pacman il suo campo, il gioco che tutti conoscete con la palla cui far mangiare i pallini e la frutta di bonus all'interno di labirin- ti sempre più intricati. Ci abbiamo gio- cato tutti, tra una pausa e l'altra di la- voro, o tra un compito o l'altro in una giornata di pioggia. Abbiamo fatto il nostro record e poi, prima o dopo, ab- biamo lasciato Pacman alle spalle, co- me il Flipper e Tetris. Lui no. Il figlio dell'America Billy Mitchell Junior, 33 anni non spesi al meglio, dopo ventanni di allucinazione ludica è riu- scito a fare la "partita perfetta" di Pac- man: ha fatto 33.360 punti superando tutti i 256 livelli del gioco e non per- dendo nemmeno un punto. La sua fo- to è sui giornali per questo. Accompa- gnata da dichiarazioni quali «dovevo essere il primo a battere quel record, come Neil Armostrong sulla Luna. Non importa quante persone hanno camminato sulla Luna: sarà lui a esse- H'irOf 0\ it f ti* 11 ) re ricordato per essere stato il primo. E io volevo fare lo stesso in quello che mi riesce meglio, i videogame». Sarà ricordato Billy, diavolo se sarà ricorda- to. Meriterebbe un monumento che sia di esempio per tutti. Eccolo lì, con la cravatta a stelle e strisce, quello che si è rimbambito oltre ogni limite sulla cosa che, come ammette lui, sa fare meglio al mondo: giocare a Pacman. Nei momenti liberi, tra una salsa e l'al- tra, avrà letto qualche libro, sarà anda- to al cinema o al teatro? C'è da dubi- tarne, anche perché oggi i videogame negli Stati Uniti hanno un trend di cre- scita abbondantemente superiore a quello di cinema e televisione. Se Pac man, al di là dell'uso distorto che se ne può fare, è un gioco innocuo, la violen- za di altri videogiochi sta superando il livello di guardia. Ben venga dunque la legge 425 del '95 sui videogame, il cui regolamento applicativo è appena usci- ' to (a quasi cinque anni dalla legge, ma questo non deve stupire più di tanto). Stop alla violenza e alla pornografia, ed è già qualcosa. Dove non arriva la legge basta il buon senso. E può basta- re il fulgido esempio del monumento vivente Billy Mitchell. ■ L'articolo è tratto da PcWortd n. 9/'99 I