«Poi, sempre nell'am- bito della Bus Division, c'è un'ingegneria, sia pur piccola, presso l'Or- landi di Modena: il pro- dotto Orlandi è un pro- dotto altamente specia- lizzato per cui è oppor- tuno che sia seguito e progettato là dove vie- ne prodotto. «Carrelli elevatori: è un prodotto completa- mente diverso da quelli prima citati e ha quindi una propria ingegneria a Milano con un distac- camento a Bari dove c'è lo stabilimento. «L'ingegneria dei vei- coli antincendio è inve- ce concentrata a Ulm, dove si fabbricano at- trezzature per pompieri da oltre un secolo». Professor Filippi, il camion degli Anni 90 come sarà? «Stiamo passando da un prodotto considera- to storicamente di rela- tivamente bassa tecno- logia a un prodotto di alta tecnologia che però deve continuare a esse- re limitato nei costi, sfruttando tutte le nuove tecnologie dispo- nibili per un'eccellente redditività all'acquiren- te. Il camion oggi viene considerato alla stessa stregua di una macchi- na utensile. Infatti le domande che ci pone il cliente sono: Qual è la redditività del vostro veicolo per il mio impie- go? Qual è il vostro in- dice di affidabilità? Quante ore lavorative vengono perse per gua- sti e manutenzione? Quante persone lavo- rano nell 'ingegneria Iveco? « Complessivamente sono circa 2500. Di que- ste, 1135 si dedicano agli autocarri; 460 (più 40 dell'Aifo) ai motori; 144 agli autobus; 73 alla DVD; 152 alle costru- zioni sperimentali; 203 sono collocate nelle staff e 171 nella Driveli- ne. Ai veicoli antincen- dio si dedicano 48 per- sone mentre 60 sono quelle che si occupano dei carrelli elevatori». Alla Dereco la Scienza del motore Sulla sponda svizzera del Lago di Costanza, ad Arbon, ha sede uno dei centri di ricerca Iveco per lo studio e lo sviluppo dei motori Diesel per autotrazione e impieghi industriali. Si tratta della Dereco, Diesel Engine Re- search Engineering Company Ltd., che è stata costituita nel 1982. Temi di ricerca Per poter tracciare un quadro esauriente di questa società ci sia- mo rivolti a Giovanni Biaggini, che ne è il di- rettore generale, al quale abbiamo rivolto alcune domande, co- minciando dalla più ov- via: «Perché un centro ricerche Iveco in Sviz- zera?». «Perché — ci ha ri- sposto l'ingegner Biag- gini - la Dereco ha as- sorbito tutte le struttu- re tecniche e il perso- nale che prima svolge- va la stessa attività ad Arbon nell'ambito della Saurer, società che per decenni ha collaborato, sia sul piano commer- ciale sia su quello della ricerca tecnico-scienti- fica, con alcune aziende che ora fanno parte dell'Iveco: dal 1928 con l'OM di Brescia, dal 1962 con la francese Unic e dal 1968 con la Fiat Veicoli Industriali di Torino. Come si colloca la De- reco all'interno del set- tore ricerca dell'Iveco?. «La struttura di Ar- bon costituisce il secon- do centro di ricerca e di sviluppo motori Diesel Iveco dopo quello prin- cipale che si trova a To- rino. Altri centri minori sono operativi presso gli stabilimenti Iveco di Brescia, Foggia e Bour- bon-Lancy in Francia. Qual è l'attuale strut- tura scientifica e tecno- logica della Dereco e di quanti e quali tecnici si avvale?. «Oggi alla Dereco la- vorano 160 persone del- le quali 80 sono inge- gneri e tecnici speciali- sti. L'ambiente è forte- mente multinazionale e molto giovane, caratte- rizzato da un insieme di esperienze e culture tecniche europee diver- se tra di loro. Della De- reco, infatti, fanno par- te specialisti svizzeri, italiani, tedeschi, au- striaci, inglesi. «Per quanto concerne le attrezzature scienti- fiche va detto che la Dereco è dotata degli impianti più moderni. I banchi prova per la ri- cerca sono 31 dei quali 20 assistiti da calcolato- re e due attrezzati per le prove al freddo (fino a 40° sotto zero). Vi so- no poi laboratori spe-. cializzati nella fluido- dinamica, nell'iniezio- ne, nell'analisi struttu- rale, nell'elettronica, nella metallurgia. I temi attuali della ri- cerca quali sono?. «La Dereco si dedica in questo momento a molti temi che sono di grande attualità e im- portanza. Alcuni di questi riguardano, ad esempio, il raggiungi- mento di alte potenze specifiche; altri si in- quadrano in studi pilo- ta per individuare la configurazione ottima- le delle future genera- zioni dei motori Diesel. «Vengono inoltre condotte ricerche sulla combustione, sui siste- mi di sovralimentazio- ne e si sviuppano nuovi apparati di iniezione (che rappresentano il "cuore" del Diesel) e re- lativi sistemi di control- lo elettronico». Un problema serio è rappresentato dal par- ticolato, ossia dal car- bonio in particelle emesso con i gas di sca- rico dei motori Diesel. «Per fermarlo, — spie- ga l'ingegner Biaggini — stiamo facendo espe- rimenti molto avanzati con trappole in mate- riale ceramico (su que- sti filtri si veda il servi- zio pubblicato nel nu- mero scorso di "illustra- toiveco"). Stiamo anche lavorando su camere di scoppio con geometrie diverse per favorire il moto turbolento dell'a- ria dotate, in particola- re, di labbra con profilo speciale. «La resistenza mecca- nica di queste camere ci crea qualche proble- ma. Una soluzione po- trebbe essere quella di usare pistoni con il cie- lo completamente in ceramica. Noi invece stiamo lavorando con leghe d'alluminio mu- nite di inserti di fibre ceramiche in corrispon- denza del contorno del- la camera di combu- stione, e con pistoni in due pezzi con camera di scoppio in acciaio e mantello di alluminio. Esigenze di questo ge- nere — ha proseguito l'ingegner Biaggini. - sono provocate dall'e- sasperazione cui sono sottoposti i Diesel per aumentarne le presta- zioni e abbatterne gli inquinamenti». L'insieme di queste ri- cerche conferma il fatto che l'Iveco crede nel Diesel come sistema di propulsione valido an- che per il futuro. Ma co- me si concilia tutto quello con le ricerche che la Dereco ha con- dotto di recente su un motore a idrogeno?. «L'Iveco non ha mai trascurato studi e ricer- che volti a valutare l'opportunità di impie- go dei combustibili al- ternativi tipo metano, GPL, o altri, in sostitu- zione del gasolio. L'idrogeno «Nel caso specifico dell'idrogeno la Dereco ha partecipato, insieme con il Politecnico di Zu- rigo, a un programma di studi finanziato dal governo svizzero attra- verso l'Istituto federale per la ricerca, sull'uti- lizzo dell'energia nu- cleare. «Con tale programma si intendeva studiare la possibilità di utilizzare l'eccedenza di energia elettrica di origine nu- cleare esistente in Sviz- zera e produrre idroge- no da utilizzare come combustibile per la tra- zione su strada. «Il vantaggio di que- sta operazione qual è? Oltre all'utilizzo dell'e- nergia elettrica ecce- dente, l'eliminazione totale delle emissioni nocive. L'idrogeno in- fatti brucia assieme al- l'ossigeno dell'aria e co- me gas di scarico forni- sce acqua pura». Ingegner Biaggini, a questo punto l'idrogeno può veramente costitui- re anche per noi, in un futuro non lontano, il combustibile «pulito», sostitutivo del gasolio?. «Il problema non è così semplice: innanzit- tutto non avendo l'Ita- lia fatto la scelta dell'e- nergia di origine nu- cleare non disporrà di queste eccedenze ne- cessarie per produrre, l'idrogeno; inoltre, è ancora lontana la solu- zione del problema del- lo stoccaggio di questo combustibile sull'auto- carro, in uno spazio li- mitato, e in quantità tale da garantire auto- nomia sufficiente al- l'autocarro». Due immagini della Dereco di Arbon. In alto, uno scorcio del laboratorio di fluidodina- mica. Qui sopra, un apparecchio ad alta velocità per fotografare i getti di combustibile