illustratofiat 04 maggio 88 mÊt I L'aitgob 17 Hi dell'Juconomia Diagramma di DOMENICO TOSATO Come utilizziamo gli impianti Il concetto di grado di utilizzazione degli im- pianti, o della capacità produttiva, esprime il rap- porto percentuale tra produzione effettiva e pro- duzione potenzialmente ottenibile dagli impianti ed attrezzature a disposizione del sistema indu- striale in un dato momento. A livello macroeconomico, un elevato grado di utilizzazione significa che l'economia sta operan- do ad alto livello, premendo contro i limiti della capacità produttiva disponibile; a livello microe- conomico, cioè per la singola impresa, un'elevata utilizzazione degli impianti implica bassi costi fissi per unità di prodotto e quindi maggiore competitività. La misurazione del grado di utilizzazione è complessa e controversa mentre la produzione effettiva forma oggetto di rilevazione periodica da parte dell'Istat e trova espressione nel calcolo dell'indice della produzione industriale, mentre la produzione potenziale non può essere rilevata direttamente. Occorre procedere per stima, con tutti i limiti che ne derivano. Anno Prod. Industria Grado Utilizzo (in %) 78 88,80 88,20 79 94,70 91,50 80 100 94,40 81 98,40 92,50 82 95,40 90,40 83 »2,30 87,50 84 95,40 90 85 96,50 98,50 86 99,20 92,10 87 103,10 93,60 Nel riquadro sono riprodotti gli andamenti nel periodo 1978-1987 dell'indicatore di capacità usato dalla Banca d'Italia e dell'indice della produzione industriale con base 1980 = 100. Due aspetti meri- tano di essere sottolineati. 1) Nel 1987 si è ritornati ad un livello di utilizza- zione della capacità produttiva molto elevato, al- l'incirca pari a quello raggiunto nel 1980, anno di boom per l'economia italiana. L'evoluzione degli Anni Ottanta segnala una netta inversione di tendenza nel 1983; si registra da allora un co- stante miglioramento, 2) Lo stretto parallelismo tra andamento del grado di utilizzazione degli impianti ed evoluzio- ne della produzione effettiva fa ritenere che la capacità produttiva disponibile sia rimasta so- stanzialmente invariata nel corso dell'ultimo de- cennio. L'attuale elevato grado di utilizzo degli impianti sarebbe dunque il risultato, oltreché di una sostenuta domanda di prodotti industriali, anche di un certo ritardo degli investimenti. Se dovesse valere l'esperienza accumulata in precedenti analoghe situazioni, ci si potrebbero attendere due ordini di conseguenze. In positivo, il momento sembrerebbe favorevole ad un au- mento degli investimenti destinati all'amplia- mento della capacità produttiva. In negativo, l'elevata pressione della domanda sulla capacità di produzione da un lato e, dall'al- tro, un'espansione delle importazioni di prodotti semilavorati e finiti accompagnata da una dimi- nuzione delle esportazioni. Fermo restando il significato tendenziale del segnale espresso dalla crescita del grado di utiliz- zazione, i cambiamenti intervenuti nel corso de- gli Anni Ottanta inducono a ritenere meno pre- gnante l'esperienza passata e quindi meno certe le conseguenze, positive e negative, ora ricordate. Anzitutto, le innovazioni di processo e i miglio- ramenti nelle tecniche di controllo e gestione aziendale hanno reso possibile un grado di utiliz- zazione della capacità produttiva mediamente più elevato che in passato. Dobbiamo perciò at- tenderci un aumento nel grado di saturazione degli impianti come risultato del processo di ri- strutturazione e razionalizzazione delle imprese. Si sono, inoltre, accorciati i tempi necessari per adeguare la capacità produttiva a mutamenti della domanda. A favorire una maggior rapidità di adattamento dell'offerta concorrono sia le nuove tecnologie, sia il sempre più diffuso ricono- scimento del valore della flessibilità come ele- mento determinante della sfida competitiva, che le imprese devono sostenere. E se foste voi il governo? di SERGIO RICOSSA Cari lettori, immaginate di essere voi al governo, alle pre- se col deficit di bilancio che quest'anno le stime più «ottimistiche» (si fa per dire) valutano in 119mila miliardi di lire, e le stime più pessimi- stiche in 122mila mi- liardi. Che cosa fareste, cari lettori, per ridurre le spese o per aumenta- re le entrate? Qui di seguito c'è un elenco di misure finan- ziarie di cui si parla in questi giorni. Cercate di scegliere le misure che vi sembrano meno cattive, o più buone, e avrete un'idea dell'im- barazzo in cui si trova- no i nostri ministri. 1) Mancare alla paro- la data e al senso di giustizia non conceden- do gli sgravi fiscali pro- messi dal precedente governo Goria per 1500 miliardi. In effetti, tali sgravi fiscali dovrebbe- ro essere almeno di 3800 miliardi per evita- re ai contribuenti l'in- giustizia del fiscal drag, cioè dell'indebito au- mento del carico tribu- tario (per le imposte sul reddito) causato dall'in- flazione. 2) Aumentare le im- poste indirette, in par- ticolare l'Iva, col rischio di rincarare i prezzi e quindi contribuire al- l'inflazione (e anche col rischio di peggiorare l'evasione). 3) Vendere dei beni dello Stato che attual- mente sono pubblici e che domani potrebbero diventare privati. Per esempio: vi sono nelle Partecipazioni Statali un centinaio di aziende che rendono poco o nulla e che non è indi- spensabile tenere in mani pubbliche. Se lo Stato le vendesse po- trebbe incassare nel gi- ro di qualche anno cir- ca 60 o 70mila miliardi. Ma, finite in mani pri- vate, quelle aziende sa- rebbero probabilmente risanate con una ridu- zione dell'occupazione, ciò che non piace ovvia- mente ai sindacati. 4) Vendere almeno una parte degli oggetti d'arte che si trovano nei depositi dei musei pubblici e che non ven- gono esposti per man- canza di spazio. L'Unio- ne Sovietica fece così, dopo la Rivoluzione del '17. 5) Non vendere la Finsider (acciai), che fi- nora ha accumulato perdite per lOmila mi- liardi, in gran parte a carico dello Stato, ma rimettere in sesto l'a- zienda, che si dice ab- bia 25mila dipendenti di troppo. Qui, di nuo- vo, si rischierebbe di aumentare la disoccu- CiSAÌ&Utf ID6À PER. RIDURRG IL oemr mio Stato? \ S', M PER PAGARC C IOSA LO Stato R&CIÌIA DI AU/K6A)TARe IL DEflCtr. ---- pazione, almeno nel breve periodo, 6) Abolire le spese statali che corrispondo- no soltanto a sprechi. E' una misura che a prima vista piace a tut- ti (gli sprechi sono sprechi) ma che poi, esaminata da vicino, ha quasi sempre delle con- troindicazioni. Già al numero 5 abbiamo vi- sto che la Finsider spreca denaro ma che il rimedio potrebbe au- mentare la disoccupa- zione. Lo stesso dicia- mo per la centrale elet- trica in costruzione a Montalto di Castro: il governo ha sospeso i la- vori in attesa di decide- re se farla nucleare o in altro modo (a metano, a carbone, ecc.). Intanto i 3800 operai continuano a essere pagati, anche se sono inattivi. Si possono immagi- nare altre misure per ridurre il deficit: tutta- via è difficilissimo tro- varne una che non ab- bia il rovescio della me- daglia. Ogni misura ha il prò e il contro, nessu- na è indolore. Eppure bisognerà decidere. Il governatore della Ban- ca d'Italia chiede che il deficit sia ridotto que- st'anno di almeno lOmi- la miliardi. Il capo del nuovo governo spera di arrivare a una riduzio- ne di 7mila miliardi, e dice che bastano. In realtà 7 o lOmila miliar- di sono appena una bri- ciola, rispetto all'enor- mità del deficit. Ci vorrebbe un severo e inflessibile piano po- liennale (cinque anni, per esempio) per co- minciare a provvedere, ma i nostri governi non durano mai tanto, e i nuovi governi, come ab- biamo visto, spesso non mantengono le promes- se dei precedenti. Che cosa fare, cari lettori? Come usciremo dalla trappola finanziaria in cui siamo caduti? Chi ha una buona idea? Inflazione al 5 per cento in aprile Secondo le prime indicazioni provenienti dalle città-campione, in aprile i prezzi al consumo sono aumentati in media dello 0,4 per cento circa, una variazione che porta il tasso annuo dell'inflazio- ne al 5 per cento. L'inflazione quindi resta stabile dall'inizio dell'88.1 dati registrati nei sei grandi Comuni ita- liani oscillano tra lo 0,3 di Bologna, Genova, Mila- no e Trieste, lo 0,6 di Torino e lo 0,8 di Palermo. In aprile gli aumenti di prezzi più significativi si sono manifestati sotto la voce abbigliamento e abitazione; sotto controllo il settore relativo all'a- limentazione; i prezzi di elettricità e combustibili hanno risentito dei rincari del gasolio e del che- rosene. In leggero aumento i prezzi all'ingrosso, cre- sciuti in febbraio dello 0,5 per cento, l'aumento più elevato dalla fine della scorsa estate. La cre- scita riguarda soprattutto il petrolio (4,2 per cen- to), l'energia elettrica (5,1), e alcuni prodotti agri- coli. In diminuzione bestiame e carni. Il tasso an- nuo di crescita dei prezzi all'ingrosso è attestato sul 4,2 per cento contro un 3,9 per cento a gen- naio. Intanto il tasso di inflazione medio nei Paesi della Cee torna ai livelli del 1968, pari al 3,3 per cento annuo. Il processo di riduzione dell'infla- zione è in atto ormai da sette anni ininterrotta- mente. Valuta, ferie all'estero senza assilli E' scaduto alla fine di marzo il massimale im- posto dalla Banca d'Italia nel settembre dell'an- no scorso. Lo strumento monetario era stato giu- stificato dalla necessità di arginare il peggiora- mento delle condizioni della lira, ponendo un li- mite all'espansione del credito che ciascuna ban- ca poteva concedere a chi gliene chiedesse. Le banche sono ora più libere nel fare credito. Per quanto riguarda i rapporti commerciali con l'estero, procede la manovra di liberalizzazione valutaria le cui norme scatteranno già in ottobre. La novità più importante resta quella di fare le vacanze all'estero con maggior tranquillità e sen- za l'assillo dei controlli valutari in frontiera. Aumenta il costo del settore pubblico In sette anni il costo del settore pubblico in ter- mini reali ha avuto un aumento del 37,5 per cen- to. Nel 1980 infatti il settore pubblico aveva speso circa due milioni e 980 mila lire prò capite; se si tiene conto dell'inflazione rappresentano, dopo sette anni, qualcosa conte sei milioni e 360 mila li- re, sempre prò capite. Nell'87 invece il costo medio prò capite è stato pari a otto milioni e 750 mila: in questi sette anni il settore pubblico ha speso in termini reali ben due milioni e 385 mila lire a testa, un aumento, appunto, del 37,5 per cento.