Spazio aperto illustratofiat 4 A dicembre '89 I 'W VOLTI IMPIETRITI PRESI AL TORRENTE I critici lo hanno defi- nito «lo scultore che riecheggia i Maya»: sia per i materiali impie- gati sia per l'espressione arcana dei volti da lui scolpiti. In realtà Luigi Parziale, barese, classe 1935, dipendente del- l'Alfa di Arese, si dedica alla scultura seguendo un istinto naturale del tutto svincolato da mo- delli. «Ho sempre amato la scultura — spiega — e nel 1975, dopo essermi dedicato per un paio d'anni alla pittura (ero un astrattista) sono ap- prodato allo scalpello. Cerco di essere sponta- neo perché amo raccon- tare quello che sento la- sciandomi ispirare, di volta in volta, dalla fan- tasia e dalla pietra che ho davanti: sempre di- versa, unica, anche quando sembra simile ad altre». Luigi Parziale sceglie la materia prima lungo i greti dei fiumi, durante le battute di pesca , o nei boschi quando va per funghi. «E'lì — dice — nel silenzio della na- tura, a tu per tu con me stesso la fantasia mi suggerisce l'idea giusta. Trovo l'ispirazione os- servando le pietre che incontro sulla mia stra- da: per me, ognuna ha qualcosa da dire». Il granito e il marmo (grandi pietre che pesa- no fino a 70-80 chili) si trasformano così in volti dall'espressione primiti- va. Sono volti allungati, stilizzati, tratti somati- ci, spesso austeri e a vol- te solenni. Come nei to- tem africani e nelle mi- steriose teste dell'isola di Pasqua pochi tratti forti e suggestivi basta- no a descrivere un per- sonaggio. - Il lavoro in fabbrica, le passeggiate solitarie: quando trova il tempo per scolpire? «Non ho orari precisi sia perché faccio i turni sia perché devo organiz- zarmi in modo da non disturbare troppo i vici- ni che, a volte, protesta- no. Così per lavorare mi rifugio in cantina, ma purtroppo i colpi dello scalpello si sentono lo stesso»». Parziale, pur avendo vinto concorsi e ottenu- to riconoscimenti, di so- lito non espone in galle- ria: preferisce le sagre e le feste paesane. «Espongo in strada perché una personale comporta costi troppo elevati. Le mie mostre le faccio sul Naviglio e ne- gli spazi che Milano of- fre a seconda delle occa- sioni. Mi piace portare i miei lavori tra la gente, perché questo è un mo- do vivo di fare arte: in mezzo alla folla posso confrontarmi, fare in- contri, vivere nuove esperienze». PER REGALO IL «GRONCHI ROSA» Nato a Rovigo d'I- stria nel 1938, resi- dente a Modena dove lavora alla Fiat Trattori, Amedeo Perini è un appassionato di fi- latelia: «Colleziono an- che monete, ma sono soprattutto i francobolli ad interessarmi. Mi affa- scinano e li colleziono da quando avevo dieci anni. Allora, per essere sinceri, non era una vera collezione, anche se io e i miei amici la conside- ravamo tale. Le nostre raccolte erano impor- tanti, non per la qualità degli esemplari, ma per la quantità. Io ho 100 francobolli, tu 50: quindi la mia raccolta vale di più». Amedo Perini ci rac- conta l'inizio curioso di questa sua passione. «Un giorno un amico di mio padre mi regalò molti francobolli e un catalogo. In quello stes- so periodo trovai poco fuori città, dietro un vecchio muro tra case diroccate, molte lettere e cartoline. Era il 1948, e forse per il postino reca- pitare la posta non era facile: persone sfollate, altre scomparse e per questo l'aveva abban- donata. Ripensandoci oggi mi rendo conto di quanto il fatto sia stato ¿•ave, ma per me, ragaz- zino di quel tempo, fu un ritrovamento straordi- nario. E diventai colle- zionista. Non c'erano soldi e i francobolli li at- taccavo dietro le pagine dei vecchi calendari, perchè l'album era trop- po lusso. Dice Amedeo Perini che di solito chi collezio- na, non solo francobolli ma qualsiasi cosa, attra- versa due fasi: la prima, giovanile ed entusiasti- ca che in genere finisce Pagine a cura di Silvana Nota LICENZA DI COMUNICARE Lavora alla Fiat Ricambi di Vol- verá e dedica gran parte del tempo libero a comunicare via radio, anche con l'estero. Franco Sandrone è un radioamatore, di quelli con la licenza. «Chi siamo noi radioamatori? Non gli amanti delle radio libere e dei CB. Siamo citta- dini che, dopo aver superato un esame di radiotecnica e uno di rice- trasmissione telegrafica, ottenia- mo dal Ministero delle Poste e Te- lecomunicazioni la licenza di in- stallare in casa una stazione radio, cioè apparati e antenne capaci di ricevere e trasmettere segnali sot- to forma di onde elettromagneti- che». Le comunicazioni possono avvenire sia a voce che attraverso il codice Morse. Non c'è limite di spa- zio terrestre. - Perchè dedicarsi a un hobby così insolito e anche costoso? «Innanzitutto perchè posso muovermi in un campo, quello del- le radiocomunicazioni, che mi ha sempre affascinato. Posso cono- scere un sacco di persone di sesso, età, nazionalità e culture diverse. Poi capita di rendersi utili: ho infat- ti collaborato con il servizio di ra- dioassistenza sanitaria, impegnato nella ricerca su scala mondiale di farmaci e cure mediche non facil- mente reperibili. In caso di cala- mità, poi, queste radio potrebbero rappresentare l'unico mezzo di co- municazione». Francobolli della serie «Italia al lavoro», della collezione di Amedeo Perini. In alto: due opere di Luigi Parziale con il primo innamora- mento, che non lascia tempo per altri interes- si. La seconda riprende per poi continuare, qua- si sempre dopo il matri- monio, nelle tranquille serate casalinghe. «Io sono stato fortu- nato perchè anche mia moglie ha questa pas- sione, così la mia ricerca di pezzi sempre più rari ha avuto una continuità costante. Grazie anche a mia moglie oggi posso vantare una «Repubbli- ca» nuova e completa, compreso il famoso «Gronchi rosa» che lei mi ha regalato nel 1962. In quell'anno, ricordo, costava 6.500 lire». Ai coniugi Perini piace anche raccogliere fran- cobolli generalmente trascurati dai collezioni- sti, come ad esempio posta ordinaria, pacchi postali, trasporto pac- chi in concessione, reca- pito autorizzato, segna- tassa. Fin dal 1965, da quan- do è entrato in Fiat, Amedeo ha sempre col- laborato alla sezione fi- latelica dei CedAS; da cinque anni è il respon- sabile del gruppo che oggi annovera 165 iscrit- ti. DIPINGE L'INFANZIA NEI PAESAGGI SARDI rita dopo la maturità ar- tistica. Dice: «Quello in Lombardia è stato un periodo che ha significa- to molto. Là ho insegna- to educazione artistica e ho anche esposto più volte. Qui ancora non ho avuto modo di esporre, ma ho in progetto di far- lo presto. La Sardegna, la Lombardia, adesso la Campania: penso che non sia male cambiare ambiente. Si vivono esperienze nuove e in pittura, come nelle altre arti, tutto è motivo di ri- cerca e di crescita, e sti- mola idee nuove». Ma veniamo alla pro- duzione di Luisa Meloni, un repertorio variegato, con un'unità di stile vici- no al figurativo moder- no. Quadri dai colori for- ti, a volte cupi di pae- saggi sardi popolati dai volti antichi e segnati dalla fatica degli anzia- ni; altre opere dove fan- tasia e realtà si intrec- ciano. Pregevoli anche i lavori di grafica. La bravura di un arti- sta si misura anche dall'impegno con cui ogni giorno appro- fondisce la propria tec- nica e cerca sempre più in fondo a se stesso i motivi del suo bisogno espressivo. Così ci ha bene impressionato Lui- sa Meloni, quasi sorpre- sa dal nostro interessa- mento per la sua attività di pittrice. E' nata a Sin- Luisa Meloni davanti alla tela. Volti antichi e paesaggi i soggetti preferiti nai in provincia di Ca- gliari nel 1954 e si è di- plomata al Liceo Artisti- co nel '71, è sposata con un dipendente dell'Alfa di Pomigliano d'Arco, dove risiede. Nelle sue tele c'è il ri- cordo dei paesaggi del- l'infanzia e della prima giovinezza: i colori acce- si della sua Sardegna e quelli più distesi della Brianza, dove si è trasfe-