Arriva « Domino» il pullman dei grandi viaggi Da Torino a Courmayeur sul nuovo bus dell'Iveco-Orlandi 8 illustrato/hit luglio-agosto 86 di LORENZO BORTOLIN Il «Domino»: raffinato ed elegante, per un turismo al massimo livello di comfort veicolo d'alta qualità, per un turismo moder- no e di classe su medi- lunghi percorsi inter- nazionali. Con il «Do- mino», Iveco vuol dire qualcosa di nuovo, che supera il concetto tra- dizionale di trasporto stradale, per porsi in posizione di preminen- za in campo europeo, unendo alla comodità data dalla tecnologia, il senso del bello che deri- va dal gusto e dall'ele- ganza applicata ai ma- teriali, al design e ai co- lori». L'Orlandi, ricorda poi Piero Sala, ammini- stratore delegato dell'a- zienda con sede a Mo- dena, «è presente sul mercato da 125 anni e da un decennio la sua storia è legata all'Iveco. Disponendo di un note- vole patrimonio d'avan- guardia e di grandi ca- pacità imprenditoriali, la sua attività è con- centrata sulla produ- zione di pullman da tu- rismo di classe, come ad esempio il "Poker" e, ora, il "Domino". Con quest'ultimo veicolo, grazie alle sinergie che derivano dall'apparte- nenza all'Iveco e quindi al Gruppo Fiat, l'Or- landi ha dimostrato che è possibile offrire a un prezzo accessibile in funzione del prodotto (circa 390 milioni) un mezzo dotato del massi- mo comfort per i pas- seggeri e per l'equipag- gio e in grado di costi- tuire anche in termini di tempo una valida al- ternativa al trasporto aereo». Prove pratiche hanno confermato che nelle medie distanze il divario di tempo a favo- re dell'aereo era di poco più di una trentina di minuti, considerando i tempi morti dei trasfe- rimenti da e per l'aero- porto. Gli aspetti più tecnici del «Domino» sono in- vece illustrati da Pier Paolo Messori, «chef- engineer» del mezzo. «Siamo partiti da un telaio tradizionale — il A sinistra i cinquantaquattro posti. A destra la cucina-bar, attrezzata anche con forno a micro-onde (in alto nella foto) e macchina per caffè espresso SE non fosse per l'assenza delle ali e per gli ampi fine- strini «fumé» invece dei piccoli oblò ovali, pen- seremmo di essere se- duti sulle comode pol- trone di prima classe di un aviogetto e, in più, per alcuni viaggiatori, senza il timore del volo. Questa l'impressione una volta a bordo del «Domino», l'autobus Gran Turismo con pia- no passeggeri alto («high decker» lo defi- niscono i tecnici) realiz- zato dalla Carrozzeria Orlaitdi dell'Iveco e che è stato presentato alla stampa il 6 giugno scor- so, con un viaggio da Torino a Courmayeur, a pochi chilometri dal tunnel del Monte Bian- co. Ma la sensazione che il «Domino» sia un pul- lman eccezionale inizia prima della partenza, appena lo si ha davanti. Imponente, innanzi tutto, il «Domino», tan- to da far apparire pic- colo anche un autocar- ro pesante. Manegge- vole, nonostante i dodi- ci metri di lunghezza, perché all'autista ba- stano pochi movimenti del volante per par- cheggiarlo su un con- troviale cittadino per- corso da un traffico in- tenso. Elegante nelle linee «pulite» e arro- tondate e con le super- fici vetrate contornate da una larga guarnizio- ne nera che ne esalta ulteriormente l'esteti- ca. Raffinato nei colori delie fasce orizzontali, che passano dal grigio della parte inferiore al blu, all'azzurro al perla della zona alta. Capien- te nelle bagagliere, con spazi impensabili fino a quando non vengono aperti i grandi portello- ni laterali a traslazione verticale e con la chiu- sura centralizzata a co- mando elettropneuma- tico. Confortevole, per poter soddisfare tutti i desideri della clientela più esigente. Saliamo al piano pas- seggeri da una delle due scale (sono nella parte anteriore e al centro del veicolo) e su- bito intuiamo quanto il «Domino» sia raffinato ed elegante: le scale hanno il corrimano e l'illuminazione incorpo- rata nei singoli gradini, ricoperti da moquette blu. Così, anche col buio più completo all'e- sterno, non sorgono in- certezze su dove pog- giare i piedi neppure quando, durante il viaggio, un passeggero desideri usufruire della toilette (dotata di wc chimico, lavabo, arma- dietti e accessori) o la hostess utilizzi la cuci- na-bar. La presenza di questi due vani — sistemati nella parte inferiore del «Domino», accanto alla scala centrale — per- mette una maggiore autonomia di percorso (si evitano le soste a vari «autogrill») e inol- tre offre ai viaggiatori un livello di servizio non comune: è come avere a disposizione i locali di un mini-appar- tamento, dotato dei più recenti e funzionali comfort (in cucina c'è persino il forno a mi- cro-onde). Ecco poi i cinquanta- quattro posti: quasi fa- ' sciati dai finestrini, permettono di ammira- re il panorama a 360 gradi con il massimo comfort possibile. In- fatti le poltroncine- anatomiche, reclinabili, in lega leggera e con la struttura di tipo aero- nautico — sono rivesti- te di velluto che ripren- de i colori della carroz- zeria e sono complete di tavolinetto, posacenere, reticella portaoggetti, portarifiuti e poggia- piedi fissi. Inoltre, gra- zie alle cuffie con scelte individuali, è possibile ascoltare sei diversi programmi musicali o il sonoro dei due televiso- ri posizionati in corri- spondenza delle scale e in grado di ricevere le normali trasmissioni tv o di proporre filmati vi- deo-registrati. Infine, ad integrazione dell'im- pianto generale di cli- matizzazione, sopra ogni coppia di sedili ci sono — anch'esse indi- viduali, come sugli aviogetti — le luci e le bocchette regolabili per l'afflusso dell'aria. Una volta in viaggio verso Courmayeur, data la relativa altezza da terra delle poltronci- ne, il panorama scorre non attorno ma sotto i nostri occhi. Si ha anzi l'impressione che gli autobus, gli autocarri e soprattutto le vetture siano diventati modelli in scala ridotta. Non solo: palazzi, chiese e piazze di Torino, che pure sono ben noti, per qualche attimo non lo sono più e assumono aspetti inconsueti e quasi più affascinanti. Anche nei percorsi extraurbani o lungo l'autostrada, non più siepi ed alberi a preclu- dere la vista e non più fari abbaglianti negli occhi, ma solo panora- mi più ampi: inquadra- ture diverse di campi coltivati e di trattori al lavoro, fino alla Serra d'Ivrea, e poi, in Valle d'Aosta, nuovi angoli visuali di vigneti a ter- razze, di castelli e di borghi antichi, con le case dai tetti di ardesia. Il viaggio però è an- che l'occasione per co- noscere meglio il «Do- mino», specie in quegli aspetti e caratteristi- che che, pur non ve- dendosi, costituiscono il «biglietto da visita» per un pullman Gran Turi- smo. Alle spalle del «Domi- no», come osserva Ric- cardi Ruggeri respon- sabile delle Divisions Iveco, «c'è la volontà di questo Settore del Gruppo Fiat di investi- re, attraverso la con- trollata Carrozzeria Orlandi, in uomini e in mezzi per realizzare un