, PERSONE * un'auto, una professione Tempra e pallone per il "professore" Giovanni Cornacchia, ostacolista di tre Olimpiadi e preparatore atletico dei calciatori: «Nelle trasferte è meglio del treno: e guidare mi rilassa» ROBERTA BARBA La fotografia è ormai sbiadita, si intravvede una lunga gamba tesa nel superare l'ostacolo. Sotto, una scritta: "G. Cornacchia olimpionico, 1960". Appena il tempo di vederla e subito rientra nel portafogli tra documenti e banconote. Difficilmente la mostra a chi non conosce, così com'è restio a raccontarsi, ma dietro l'aspetto burbero, Giovanni Cornacchia, cinquantun anni, nasconde una grande sensibilità e senso dell'humour. Doti che lo hanno aiutato a conquistarsi la simpatia dei calciatori del Pescara, di cui è preparatore atletico da quattro anni, e del suo pubblico. Quando la sua Tempra 1800 varca i cancelli dello stadio, i tifosi prendono d'assalto il "professore" (cosi lo chiamano a Pescara) per avere notizie dei loro beniamini e per strappargli un pronostico. «Mi fermano anche per strada - racconta Cornacchia -. Sono più popolare oggi di quando partecipavo alle Olimpiadi. Eppure ne ho fatte tre, e tutte con discreti risultati». L'avventura sportiva di Cornacchia comincia alle scuole superiori. Frequenta l'istituto per ragionieri e l'insegnante di educazione fisica che intuisce le sue potenzialità, lo convince a dedicarsi all'attività agonistica. I 110 a ostacoli, in particolare, per via delle sue lunghe gambe. Comincia nella squadra "Libertas Aterno" di Pescara. I primi successi li ottiene nelle gare provinciali, poi le nazio- Giovanni Cornacchia accanto alla sua Tempra 1800. «Ho sempre avuto auto Fiat perché mi danno sicurezza» nali, i campionati europei e sempre più su sino al massimo, le Olimpiadi di Roma. E il 1960. Cornacchia ha 21 anni. Gli amici e i compagni di scuola sono allo stadio olimpico. I genitori hanno preferito rimanere a Pescara e vivono il grande evento davanti alla tivù. «Essere alle Olimpiadi mi era sembrata soltanto la gratificazione dei tanti sforzi e sacrifici fatti fino allora. Niente di più. È con il passare degli anni che ti rendi conto di aver partecipato a qualcosa di memorabile. Il momento più emo- ILLUSTRATD ♦ LUGLIO AGOSTO 1991 40 zionante è la cerimonia d'apertura. Io, in fila con i rappresentanti di tutto il mondo, per tenere alto il nome dell'Italia, e anche di Pescara. E in quel momento, penso, che è nato questo forte attaccamento al mio Paese. Forse è anche per questo che ho sempre avuto auto italiane, e Fiat in particolare». Ricorda quell'Olimpiade: «Gli imici venivano a trovarmi al villaggio olimpico e io mi procuravo i cestini-pranzo per loro: sapevo che per seguirmi avevano speso quasi tutti i risparmi. Il giorno prima delle qualificazioni, però, preferivo non vedere nessuno. Facevo una passeggiata e dopo rimanevo un'ora steso sul letto, al buio, per rilassarmi. Poi lentamente cominciavo a vestirmi: la divisa doveva essere perfetta. Ascoltavo musica rock ad alto volume, perché mi dava la carica. Quando scendevo in pista la tensione era al massimo. Scrutavo gli avversari e mi dicevo: "Quello ha più paura di me". Qualche secondo prima dello start avresti voglia di scappare, poi ti concentri sulla corsa e non pensi a nient'al-tro. Alla fine, comunque sia andata, si prova un senso di grande liberazione». A Roma Cornacchia si deve accontentare delle semifinali e di un premio di 350 mila lire. Andrà meglio a Tokyo nel '64 con un settimo posto ma, quattro anni dopo, a Città del Messico, nuovamente non va oltre la semifinale. Nel frattempo, l'atleta comincia