di fianco alla Cosseria; riescono a controllare l'assalto ma muoiono quasi tutti. Nuove truppe sovietiche vengono lanciate all'attacco. Contemporaneamente, trasportati da autocarri, arrivano i battaglioni Cervino e L'Aquila con la 18" batteria. I sovietici alimentano continuamente la bat- taglia con nuove truppe. Tutta la divisione Julia riceve l'ordine di abbandonare le proprie posizioni sul Don e di raggiungere a marce forzate i battaglioni Cervino e L'Aquila. Il trasferimento deve essere compiuto a piedi, non perché manchino gli autocarri (ce ne sono 600 al Comando del Corpo d'Armata) ma perché sono quasi tutti privi di catene. Di neve ne è caduta tanta, le ruote slittano e gli autocarri finiscono nei fossati. Slitte non ne possedia- mo. Bisogna costruirle, Moroni me ne dà l'in- carico perché, dice, so- no studente di ingegne- ria. Faccio i conti, ne occorrono venticinque. Dietro di noi si stende un bosco di querce. So- no le due del pomerig- gio, secondo l'ordine di partenza impartito dal comando divisione la 17" batteria deve essere pronta per le 10 di sera. In tutto abbiamo quat- tro scuri soltanto, ma gli uomini sono tanti. Compongo quattro squadre di venti uomi- ni. Ordine categorico: «Le scuri non devono mai restare ferme». Gli alpini sono i più grandi tagliaboschi del mondo. Le squadre, in fila in- diana, assaltano il bo- sco, scelgono i tron- chetti migliori. L'uo- mo di testa dà una deci- na di formidabili colpi nel punto giusto, poi passa la scure all'alpino che segue e si mette in coda. E così via. Non ci sono chiodi per collega- re gli elementi delle slitte, si sostituiscono con robuste zeppe di legno. Un lavoro da maestri d'ascia eseguito con la scure. Alle 19 mi presento al tenente Moroni: «17" batteria pronta». Alle 22 partiamo. 25 gradi sotto zero. Popovka, Rossos, zona di Nowaja Kalitva: circa 150 chilometri in sei giorni. La divisione Julia prende posizione nel tratto del fronte, ora leggermente arretrato dal Don, tenuto in precedenza dalle divisioni Cosseria e Ravenna. A sinistra è schierata la divisione Cuneense, a destra reparti tedeschi. La 17" batteria si trova vicino al paesetto di Seleny Yar, in un campo di girasoli, sotto le tende. Davanti a noi, a circa un chilometro, è dislocato il battaglione alpino Vicenza. I battaglioni Cervino e L'Aquila hanno perso il 90% degli effettivi per tenere il fronte fino all'arrivo della Julia. 26/12/'42 - All'alba i sovietici attaccano in forze. Superano la cresta di una serie di collinette ad un paio di chilometri dinnanzi a noi e si precipitano verso la valletta dove è trincerato il battaglione Vicenza. Mi trovo con la pattu- glia OC (osservazione e collegamento) all'osservatorio di artiglieria, nascosto in un pagliaio ad un paio di centinaia di metri dalle trincee del Vicenza. Sono collegato a mezzo radio con il comando del Gruppo Udine. Le collinette che prima erano bianche, coperte di neve, improvvisa- mente si tingono tutte di marrone. Nei loro larghi cappotti kaki, i soldati delle armate del Don discendono com- patti. La visione è im- pressionante: sono mi- gliaia, su di un fronte di almeno tre chilometri. Tutte le batterie della Julia aprono il fuoco a cadenza massima, una salve ogni quattro se- condi. E un tiro di sbar- ramento effettuato a mezza costa, l'obiettivo è ampio, tutti i colpi sono giusti. I nostri pez- zi di artiglieria non ba- stano. Poco dopo mez- zogiorno la linea di sbarramento viene su- perata dai sovietici che dilagano verso la val- letta. Gli alpini del Vi- cenza balzano fuori da- gli improvvisati trince- ramenti gridando «Sa- voia». Per più di un'ora si svolgono scontri ac- caniti: fucili, mitraglia- trici, bombe a mano e poi la baionetta. Verso le due le truppe sovieti- che ricevono l'ordine di ritirarsi. Il Vicenza ri- torna nei trinceramenti. Osservo la zona con un cannocchiale: oltre che da innumerevoli macchie kaki, la neve sui pendii delle collinette è ora ricoperta anche da tante macchie grigioverdi. 30/12/'42 - Trentacinque gradi sotto zero. Secondo attacco sovietico, sempre all'alba. Inizia con una violenta prepa- razione di artiglieria di grosso calibro, mentre nuove va- langhe di fanteria sovietiche straripano verso la valletta. Questa volta la situazione è più grave: la fanteria è soste- nuta da carri armati pesanti. Tutte le batterie della Julia entrano in azione. Mi trovo alla linea pezzi con funzioni di sottocomandante. Moroni è in contatto radio con la pattuglia OC e dirige il tiro in base alle informazioni rice- 20