uno italiano Munari (Lancia) m—mM mi mi^^rum mm GRAN ^ARI(Lanck) VENCEDORA La mattina del 25 gennaio di quest'anno nella zona splendeva un sole caldo e le strade erano assolutamente asciutte, come sempre negli ultimi cinque anni; la gara avrebbe dovuto passare alle cinque del pomeriggio. I meccanici erano in attesa, le solite «racing» erano già «a pressione», pronte per essere montate sulle vetture. È stato soltanto un quarto d'ora prima del passaggio dei concorrenti che improvvisamente, e con una rapidità inattesa, il cielo si oscurava ed iniziava a soffiare un forte vento misto a neve. Alla partenza della prova di velocità a Le Moulinon, ogni squadra si trovò di colpo di fronte a una drammatica decisione, senza più avere la possibilità di effettuare una supervisione del percorso, ormai chiuso al traffico. Nel dubbio se la neve avrebbe 0 meno attaccato in cima al colle, alcuni primattori come Waldegaard (Porsche) e Therrier (Alpine-Renault) partirono con 1 pneumatici «racing», altri come Larrousse (Porsche) partirono con pneumatici «racing» leggermente chiodati mentre le Lancia' e le altre Alpine montarono una leggera chiodatura su pneumatici da neve. Da quel momento iniziò la scalata di Munari al successo finale: dalla prima prova di velocità al successivo controllo orario, improvvisamente divenuto «impossibile» a causa delle pessime condizioni delle strade, al fulmineo cambio di gomme a Burzet dove venivano montati, prima della seconda prova di velocità, pneumatici con 500 chiodi sporgenti circa mm 6, al precipitoso ritorno dopo la prova a Burzet che aveva consolidato la Fulvia in vetta alla classifica, al ritorno senza intoppi a Le Moulinon dopo 200 chilometri percorsi praticamente al massimo delle possibilità umane e della vettura. Il Rally di Monte Carlo si era giocato nell'Ardèche e in quei momenti le doti dei piloti, della macchina e l'impegno della organizzazione, tesi alla ricerca della vittoria, avevano ottenuto la migliore prestazione. Ormai la gara aveva una sua fisionomia, con un inatteso Munari in fuga davanti a tutti ed inseguito da una muta di avversari decisa a non lasciarsi sfuggire il successo nella più prestigiosa gara dell'anno. Fu probabilmente in quella fase della gara che Munari controllando con tempi sempre efficaci la controffensiva dei suoi diretti inseguitori li contrinse a un ritmo che necessariamente impegnava, oltre che l'aspetto velocistico anche quello della resistenza, dell'affidabilità e della costanza nel rendimento. Si giunse così all'ultima notte di gara con ancora sette prove di velocità da disputare, mentre dalle posizioni di attesa nelle quali erano rimasti, anche Lampinen e Barbasio cominciavano a farsi avanti, inserendosi sempre di più nella rosa dei primissimi posti della classifica generale. Lo sforzo del primo percorso comune era stato molto superiore alle più pessimistiche previsioni e fu proprio nell'ultima notte che questo sforzo venne pagato da quasi tutti a un così duro prezzo che il lotto dei quasi sessanta classificati al termine del primo percorso comune ridusse ad appena 18 il gruppo di coloro che riuscirono a tagliare il traguardo finale di Monte Carlo. È proprio in questa visione che assume maggior significato l'impresa della squadra Lancia Corse che oltre la vittoria assoluta riuscì a piazzare al 4° ed al 6° posto le altre sue due macchine, guidate rispettivamente da Lampinen e Barbasio, assicurandosi definitivamente la famosa Coppa dei Costruttori Challenge dell'Equipe, triennale, in palio dal 1938. La Lancia si era già aggiudicato questo trofeo nel 1966 e nel 1967, e la vittoria del 1972, con la conquista definitiva del trofeo, rappresenta l'ulteriore conferma di come la Fulvia abbia rappresentato la vettura di produzione maggiormente affermatasi nel più grande Rally del mondo. Ed ecco qualche dato sulla spedizione: le macchine ufficiali sono state assistite da dodici 20