"20B" - " F2" - "8B" : TRE SIGLE MAGICHE DEL 1907 Nel suo capitolo cronistorico, che apre il volume s I 50 anni della Fiat Carlo Biscaretti narra questo episodio : «"20 B" - "F 2" - "8 B". Giovanni Agnelli (siamo nel 1907) con studiata in- differenza dispone sul tavolo di marmo del caffè Allaria (il nuovo ritrovo degli sportivi, a Torino) i tre cartoncini con quelle sigle misteriose. Chi ha compreso sorride, chi è all'oscuro guarda sconcer- tato. E' appena finita una discussione sulla bontà delle macchine italiane. Gli avversari della tesi Agnelli, già quasi do- mati, attendono la spiegazione dell'enig- ma. E sarà il colpo di grazia agli oppo- sitori. Dice infatti Giovanni Agnelli: «— Quando una fabbrica si presenta con tre titoli di nobiltà come questi ogni discussione è vana : "20 B " Nazzaro, Targa Florio, "F 2" Nazzaro Gran Pre- mio di Francia, "8 B" Nazzaro Coppa dell'Imperatore. Le vittorie nelle tre più importanti gare dell'annata suggellano la nostra supremazia. Non ho altro da ag- giungere. «E Agnelli paga il suo caffè, s'infila il pastrano, e se ne esce accendendo il toscano ». « MILLE LIRE... » Questo per dire la passione che Giovanni Agnelli aveva per le corse, in quegli anni in cui le vittorie spor- tive della Fiat furono di graitde im- pulso alla Marca e le dettero le prime risonanze mondiali. «Giovanni Agnelli — scrive C. Bisca- retti — si appassionava alle corse. Ne curava meticolosamente la preparazione, macchine e piloti. Sentiva che la vit- toria sportiva era per la Fiat una pub- blicità enorme. Io lo ricordo, questo rude combattente della industria nuova, nelle ore ardenti di quella passione. In tema di corse era sempre pronto ad at- terrare qualsiasi contraddittore mettendo mano al portafoglio per proporgli la so- lita scommessa di mille lire. Le mille lire di allora...». Nello stesso capitolo si legge inoltre quanto segue: «Nel 1901 la Fiat non contava che due anni di vita; industrialmente ancora una neonata. L'avviamento industriale era appena agli inizi, e tutt'altro che facile. Ma fin da allora lo spirito agonistico — lo spirito di Agnelli, anzitutto — s'im- possessava della Fiat. Per circa un ven- tennio, fin dopo la prima guerra mon- diale, la partecipazione alle corse valse alla Fiat non soltanto premi e trofei, ma specialmente popolarità, una popolarità mondiale. Le vittorie nelle gare nazionali e nei circuiti internazionali dell'automo- bilismo segnavano i passi in avanti della industria e insieme erano di spinta al suo sviluppo. QUANDO IL TIFO ANDAVA IN AUTO... « Non dimentichiamo che prima del " tifo " sportivo diffuso anche nelle masse italiane dal gioco del calcio, e sempre 1908 - Nazzaro su macchina da corsa Fiat F.2. 1911 - Vettura da corsa Fiat da 300 HP. 1907 - Di ritorno dalla Coppa dell' Imperatore (a destra, appoggiato alla macchina, Giovanni a Agnelli). durando la passione popolare per le corse ciclistiche, furono gli " assi del volante ", fu l'automobile a destare e tenere l'entu- siasmo delle moltitudini di ogni paese. Quei primi tempi dell'automobilismo fu- rono veramente aureolati di eroismo. Poi l'aviazione ha superato in velocità il pro- digio uomo-macchina; ma ancora oggi il rombo dei motori sulle piste della corsa automobilistica fa sobbalzare molti cuori. «Si capisce che anche la Fiat, divenuta grande industria di produzione in serie, con l'automobile non più soltanto ogget- to di lusso e di sport, ma soprattutto mezzo di lavoro, abbia dovuto ad un certo momento del suo sviluppo rinun- ciare a gareggiare direttamente, in pro- prio, nelle corse. Così è di tutte le grandi fabbriche d'automobili europee e ameri- cane, eccettuate le poche dedicatesi alle macchine da corsa. Sulle basi della gran- de produzione moderna i primati tecnici e commerciali della costruzione automo- bilistica non sono più da affidare all'alea sportiva. Ma alla Fiat lo spirito agoni- stico, il sentimento anche sportivo della macchina, ricchi di tanti gloriosi nostal- gici ricordi, sono tuttora e saranno sem- pre vivi. Maturano in altre direzioni, pervadono la stessa produzione utilitaria. Vetture Fiat di serie, vetture Fiat sport continuano a gareggiare per conto loro vittoriosamente in corse di categoria. A QUASI 200 ALL'ORA «Di anno in anno, dal 1901, i successi sportivi della Fiat si rinnovano con un crescendo che riflette e asseconda lo svi- luppo della Fabbrica. Il " libro d'oro " di quei tempi è di molte fitte pagine. Nel 1902 lo stesso Agnelli fa un giro turistico di 2147 km. in 57 ore di marcia ininter- rotta, al volante di una Fiat J2_HP: un avvenimento che ebbe risonanza nazio- nale. E in quel medesimo anno, nella corsa Sassi-Superga, Lancia batte su macchina Fiat la prima " Mercedes " ap- parsa a Torino (l'aveva acquistata Ric- cardo Biglia dopo che quella potente mac- china tedesca aveva superato a Nizza i 100 all'ora) : Lancia fa in 6 minuti l'erta salita, distaccando di 32 secondi la " Mercedes ". « Ma la " velocità Fiat " doveva salire nel primo dopoguerra mondiale a cifre che ancora oggi hanno del prodigioso: i quasi 200 all'ora (km. 197,300) di Nazzaro sulla pista di Brooklands (Inghilterra) nel " match " Napier-Fiat 1908, i 150 al- l'ora di media di Bordino nel Gran Premio d'Italia a Brescia nel 1921. (Vero che già nel 1911 il corridore Hemery aveva toc- cato su una Fiat 300 HP la velocità di km. 211,661 all'ora) ». Nel vivido racconto di Carlo Bisca- retti rivivono i nomi dei grandi assi del volante: Vincenzo Lancia, Felice Nazzaro, Pietro Bordino, Enrico Giac- cone, Alessandro Cagno, Carlo Sala- mano. Fu Giovanni Agnelli a scoprirli, a formarli. E rivive lo spirito sportivo di Agnelli. G. Agnelli alla guida del quadriciclo a mo- tore, con Luigi Storero. ^ 6