cose fette I CAVALLI DEL SOGNO Lo gran passione dell'uomo: ten- dere all'impossibile - La cavalleria magica sotto il cofano e la realtà della strada - Progresso tecnico e occupazione - Babilonie d'oggi. Il più modesto degli automobilisti ha al suo servizio, sotto il cofano, un certo numero di cavalli meccanici, che possono fargli percorrere un centinaio di chilometri in un'ora. Cioè dispone di un potere che sarebbe parso so- prannaturale ad Alessandro il Gran- de, a Cesare, ad Attila... Ma questa ca- valleria magica si urta nella città con un traffico disordinato, e paralizzata dalla sua propria moltitudine consu- ma tesori di potenza per avanzare alla velocità di un uomo a piedi... Tale osservazione è di Thierry Maul- nier, che su « Le Figaro », in una ori- ginale cronaca intitolata « Les chevaux du rêve », fa altre considerazioni in- teressanti. Ne traduciamo qualcuna. IL SENTIMENTO DELLA VELOCITA... « Aeroplani costosissimi trasportano i viaggiatori da un aeroporto all'altro, met- tiamo da Parigi a Londra in poco più di mezz'ora. Ma dal centro di Parigi al luogo da cui il velivolo prende il volo, dal punto in cui ritocca terra al centro di Londra oc- corre più tempo che per il viaggio. Ag- giungere le attese, le formalità. Dalla par- tenza all'arrivo passano ben quattro ore. Miliardi e intelligenza e lavoro d'innume- revoli tecnici sono impiegati allo studio e alla costruzione di un nuovo velivolo, che guadagnerà dieci minuti sul viaggio propriamente detto: 25 minuti invece di 35, ossia nell'insieme 3 ore e 50' anziché 4. Per rispettabile che sia un tale risultato bisogna supporre che esso non venga nel frattempo annullato o peggio dalle accre- sciute difficoltà del circolare sulle strade che collegano le capitali con i loro aero- dromi. Nel guadagnare tempo vi sono li- miti pratici ormai noti, il margine è stret-. to. Quale che sia il progresso della velo- cità aviatoria bisognerà pur sempre fare i conti con la strada da percorrere per recarsi da Place de l'Opéra al campo, dal campo londinese a Piccadilly Circus. Sa- rebbe infinitamente più conveniente e meno costoso poter guadagnare un'ora sul tempo morto che 5 minuti sul volo». E a questo punto lo scrittore si do- manda se l'uomo non abbia meno bi- sogno di andar veloce che di avere il sentimento di andar lesto. Il viaggia- tore si eccita all'idea di superare la velocità del suono più che non al pen- siero di beneficiare di formalità do- ganali sbrigative. « Si è pressoché certi — egli soggiunge — che i pianeti del nostro sistema solare sono inabitabili per la nostra specie. In quanto a quelli che ruotano attorno alle stelle lontane forse qualcuna potrebbe ac- coglierci; ma il tempo di una vita umana sarebbe trascorso prima che i razzi im- maginabili potessero arrivarci. Eppure a questa avventura senza uscita l'umanità già pensa, le dedica sforzi e sogni. Il pro- gresso scientifico non è razionale che nei mezzi che mette in opera. Una follia, su- blime, ne sarebbe la forza motrice? Non abbiamo finito di volerci eguagliare agli Dei. Senza dubbio gli Dei sono stati con- cepiti dalla mente umana ad immagine di ciò che l'uomo vorrebbe essere». E, per ritornare all'automobile, Thierry Maulnier osserva che l'ingom- bro delle strade interdice di realizza- re le velocità di cui le macchine sono sempre più capaci. «So di un proprietario di vettura Gran Sport, che può (cioè non può) fare fino ) a 230 all'ora. Egli ha guidato una volta, per 3 minuti, a 160 sull'autostrada Ovest. Ma è fiero di possedere sotto il cofano una potenza inutilizzata ed inutilizzabile pena la morte. E' il sogno. Il vero motore della storia, che noi viviamo, la più gran- de passione dell'uomo, sarebbe dunque tendere verso l'impossibile? ». I CONDUCENTI DELL'AUTOCARRO... Il continuo progresso tecnico, la meccanizzazione, l'automatismo, ecc., determinano il problema d'impiegare diversamente al lavoro coloro che i nuovi mezzi di produzione o di servizio rendono disoccupati. E' il problema più formidabile del nostro tempo, poi- ché 11 diritto al lavoro è di fondamen- tale importanza umana e sociale. Su Le Monde Pierre Audiat lo prospetta in una maniera aneddotica piacevole a leggere, ma seria nel fondo: « ... Jules Romains, accademico di Fran- cia, nel suo recente libro intitolato "Pas- seggeri di questo pianeta dove andiamo? " racconta un esempio tipico delle conse- guenze sociali del progresso tecnico. A New York un impresario di teatro si la- mentava con lui dell'aggravio anormale che deve subire quando fa girare un di- sco in una commedia: i Sindacati gl'im- pongono, per compensare questa musica meccanica, la presenza, ad ogni rappre- sentazione, di due artisti in carne ed ossa i quali non fanno nulla. Senza cercare troppo lontano possiamo trovare attorno a noi esempi di " compensazione " ana- loghi. Non è la razione del progresso, ma più esattamente il progresso razionato. «Se è naturale che ognuno difenda la sua bistecca o la sua aringa, resta pur sempre la questione di principio a cui questi usi si riferiscono. Cioè: la presta- zione d'opera resa inutile dal progresso deve essere impiegata e pagata come quan- do era utile... Ad illustrare questo prin- cipio un economista faceto mi ha presen- tato, in sogno, l'altra notte, un autocarro ed i suoi passeggeri. Accanto al condu- cente stavano due postiglioni di diligenza 1830 ed un macchinista e un fuochista conformi ai modelli depositati nella " Bète humaine " dello Zola. I quattro guarda- vano l'autista guidare il camion, chè il loro impiego rimunerato era di rappre- sentare i conducenti successivi che la fer- rovia prima e poi l'autoveicolo avevano disimpiegati. Quei 4 sono veramente fan- tomatici? Se non pesano sul telaio del- l'autocarro il loro peso si fa pertanto sen- tire... ». GARAGES SUI TETTI... Un corsivista del Journal de Ge- nève scrive che in Germania si parla di costruire garages sui tetti delle ca- se. Questi tetti verrebbero trasformati in terrazze e le vetture vi accedereb- bero con l'ascensore. Sarebbero cosi finite tante manovre di guidatori e guidatrici per parcheggiare faticosa- mente la macchina. Vi sarebbe posto per tutte, tanto più che i piani-garage potrebbero sovrapporsi all'infinito. Il cielo è alto e non lo tocchiamo an- cora... I garages sui tetti non saranno belli a vedersi? Che importa! Già Se- miramide circondò Babilonia di mura così larghe che potevano passarci due carri affiancati. Vero, peraltro, che Babilonia aveva anche i giardini pen- sili, che erano una meraviglia. Oggi si tratta di garages. Ogni epoca è rivelata dai piaceri che può consen- tirsi... * * * A Los Angeles, un'automobile impiega quattordici minuti per percorrere la di- stanza che un calesse, sessant'anni fa, per- correva in dieci minuti. (Dalla Rivista < Paint de vue > Parisi LA CONSEGNA DEI PRIMI "FIAT F. 86K" AL 1° STORMO CACCIA VELOCITÀ SUPERSONICA Il 3 novembre, sul vecchio e glorioso campo di volo di Istrana (Treviso) — ora completamente rin- novato nelle sue attrezzature — ha avuto luogo la cerimonia della consegna dei primi velivoli «Fiat F.86 K », costruiti dalla Fiat su licenza « North Ame- rican Aviation », al 6° Gruppo del 1° Stormo Caccia. Esso è stato di recente ricostituito in seno alla cin- quantunesima Aerobrigata, che ha appunto sede sui campi di Istrana e Treviso. La cerimonia, che pur nella sua austerità è riuscita suggestiva, è stata presenziata dalle più alte Autorità politiche, civili e militari: il Prefetto di Treviso, i Comandanti della 56" Tactical Air Force, della 11" Zona Aerea, della Divisione Folgore, tutti gli ufficiali della 51" Aerobrigata, numerose personalità. Per la Fiat è intervenuto l'ing. Gabrielli in rappre- sentanza del prof. Valletta, insieme ad altri funzio- nari Fiat e piloti Fiat. La nostra fotografia illustra l'aspetto della mani- festazione che si è conclusa con il volo dimostra- tivo di uno degli « F.86 K ». Superata la velocità del suono, dando luogo al caratteristico « bang », ossia allo scoppio sonico, fenomeno che illustriamo in altra pagina di questo numero del giornale. L'Ing. Gabrielli con il Prefetto di Treviso e il Comandante della 56" T.A.F. generale La Latta.