VARIETÀ ISTRUTTIVE yficienka ¿fticciaia LE VITAMINE Vn nostro erudito collabora- tore apre questa nuova rubrica d'« Illustrato Fiat., intitolata " Scienza spicciola ", con un te- ma di generale interesse: le vitamine. Tra non molto la parola « Vitamina » potrebbe non avere più un significato de- finito. Attualmente gran parte delle vita- mine hanno nomi particolari. La Vitami- na C è diventata acido ascorbico, la Vita- mina B aneurina, e così via. Una volta qualsiasi persona di qualche cultura po- teva avere precise nozioni nei riguardi di questi speciali materiali dietetici. La Vitamina C si trovava nelle frutta fresche e nelle verdure; la sua mancanza por- tava lo scorbuto. La Vitamina A si tro- vava nel burro, panna e uova; la sua assenza produceva infiammazione agli occhi. La Vitamina D era nell'olio di fe- gato di merluzzo, nel burro, latte e uova; l'individuo poteva prodursela nella sua stessa epidermide esponendosi al sole, ed in caso di deficienza di questa vitamina i bambini crescevano rachitici e con brut- ti denti. La Vitamina B si trovava nel germe di molti semi, per es. grano e la sua assenza causava il beri-beri... Attualmente nessun profano può più sapere tutto circa le vitamine e perfino molti biochimici si troverebbero in diffi- coltà. Ci sono state molte scoperte che hanno messo in evidenza la importanza enorme delle vitamine. Fin dal 1912 uno scienziato inglese, Sir Gowland Hopkins, pubblicò i risultati di lunghi e pazienti esperimenti su animali. Da allora la cac- cia alla vitamina prese piede, dapprima lentamente poi sempre più veloce, con molti ridicoli e passeggeri sbandieramenti, come la cura della calvizie e la lotta con- tro i capelli bianchi e simili. Qualcosa di magico... Per i profani la parola Vitamina aveva un qualcosa di magico: e uno degli aspet- LA Sulla rivista « Elettricità e vita mo- derna» (Torino - ILTE) Giuseppe Costa spiega che cos'è la telescrivente: una co- mune macchina da scrivere, normale nella sua struttura, completa nei suoi organi e con in più due gruppi, trasmittente e rice- vente. Con il primo ogni battuta viene trasformata in impulsi elettrici che, attra- verso un opportuno circuito, giungono a un'altra telescrivente e là si traducono in azioni meccaniche, riproducendo con esat- ta immediatezza tutte le operazioni della macchina pilota: come se per mezzo del collegamento elettrico, la dattilografa che scrive qui accanto al nostro tavolo si tra- sportasse materialmente all'altro capo della città, a un altro estremo del conti- nente, di là dagli oceani, a ripetere pun- tualmente ogni sua battuta: lettera, spa- zio, a capo, virgola e punto. Ogni telescrivente, come già detto, ha un gruppo trasmittente e uno ricevente: è in grado cioè di alternarsi, istantanea- mente, nei compiti di «dettatura elettrica a distanza » così come di funzionamento ad opera di un'altra corrispondente mac- china « dettatrice ». Lavora in maniera del tutto automatica, nel senso che la macchina ricevente non ha bisogno di al- cuna sorveglianza; docilmente si mette in moto, istantaneamente si arresta quando è terminata la scrittura del messaggio. La telescriventi furono usate per la pri- ma volta dall'esercito degli Stati Uniti nella guerra del '14-'18, poi furono appli- cate a scopi civili. Poco alla volta hanno sostituito, quasi dappertutto, i vecchi ap- parecchi telegrafici. Oggi sono in uso nelle grandi aziende, nelle banche, nelle reda- zioni dei giornali, nelle agenzie di stampa, nelle società di trasporti aerei, marittimi e terrestri, nelle ferrovie. Le telescriventi utilizzano normalmente i cirouiti telefonici: si sono inserite ora nella rete dei cavi coassiali su cui si con- voglia il traffico dei telefoni, della radio, della televisione. Il servizio per i privati si va sviluppando verso una progressiva automatizzazione, senza l'intervento di centraliniste. Basterà formare un numero, come per il telefono, per aver stabilito il collegamento fra telescrivente e telescri- vente. Lunghi messaggi vengono trasmessi con una notevole velocità (400 segni al mi- nuto) in testi integrali, cioè in frasi e periodi normalmente articolati secondo il 10 ti di questo magico era la estremamente piccola quantità di vitamina necessària per una buona salute. Il corpo umano ha bisogno ogni giorno di meno di un millesimo di grammo di Vitamina A ossia meno del minimo pesabile sulla bilancia usata nei laboratori. Quando gli scien- ziati si resero conto di ciò, molte furono le malattie che vennero individuate co- me dovute a deficienza di vitamine. La più importante fra queste per i popoli europei (ma non per i popoli dei paesi tropicali) il rachitismo. L'individuo con una dieta di normale varietà di cibi ottiene tutte le vitamine di cui ha bisogno. Le vitamine non hanno nulla in comune a tutte da poter creare qualche speciale sostanza chimica che le contenga tutte quante. Alcune sono acidi e altre sono alcali; alcune sono necessarie al corpo umano, altre sembra non abbiano influenza sull'uomo ma sono necessarie per gli animali. I chimici sono interessati principalmente nel determi- nare la precisa formula chimica di cia- scuna vitamina, mentre i biochimici si occupano della parte rappresentata da queste sostanze chimiche nei processi del- la vita e gli esperti di alimentazione si interessano di sapere in quali alimenti sono presenti le varie vitamine e quali fenomeni clinici si manifestano dove esse sono in difetto. Il più recente avvenimento notevole in fatto di vitamine è la individuazione della Vitamina Bi; detta cianacobalamina. Essa fu isolata dal dr. Smith otto anni fa rica- vandola dal fegato. Si sapeva già che il fegato conteneva qualche cosa che com- batteva l'anemia. Dopo anni di lavoro si riuscì a isolare tale vitamina sotto forma di sostanza chimica costituita da una complessa molecola: vari istituti scienti- fici in cooperazione svolsero un sottile lavoro di ricerca che includeva lo straor- dinario procedimento di disegnare delle carte rappresentanti distribuzioni di elet- troni. Ci vollero sette anni, ma vi riusci- normale linguaggio: non in stile secco e approssimativo, quale è appunto lo «stile telegrafico». Domande e risposte possono intrecciarsi, nel mutuo battito delle mac- chine rice-trasmittenti. In Italia, nella prima metà di questo anno, sono entrate in funzione a Roma, Milano e Trieste le prime « centrali te- lex ». Presto la rete delle telecomunica- zioni sarà estesa a Torino, Venezia, Ge- nova, Bologna, Firenze, Napoli, Bari e Palermo. E' già stato realizzato un colle- gamento via radio con g".i Stati Uniti; la rete italiana sarà collegata fra breve con quelle della Francia, Svizzera, Austria, Germania Occidentale, Ungheria e Ceco- slovacchia. Molti altri Paesi dispongono già di una rete nazionale, tanto che non è lontano il tempo in cui si potrà attuare una rete « telex » europea. La telescrivente è figlia del nostro se- co'o. Al confronto le modeste linee del telegrafo sembrano appartenere alla prei- storia di questa età atomica. Corti pali ricavati da tronchi d'albero, l'uncino ar- rugginito che regge un unico isolatore di porcellana bianca, e il filo di rame che si snoda per pianure e vallate, s'inerpica su per i dirupi della montagna, scavalca fiumi e torrenti, s'appoggia alle mensole infisse nei muri delle case: questi erano, anni orsono, i segni della modernità. In Italia, grande costruttrice anche di macchine telescriventi, è la Olivetti. Questa signora è la dottoressa Bess Mensendick, americana. Ha 95 anni e di lei parla tutta l'America. Con il metodo che porta il suo nome ella ha rivelato a migliaia di persone il segreto della gio- ventù. L'attrice del muto Gloria Swarison fu sua allieva. Del metodo Mensendick scrive la rivista « Costanze » di Amburgo,' dalla quale riportiamo notizie e fotografia. Andata a Parigi per studiare canto, essa ritorna negli Stati Uniti come stu- dente in medicina, si laurea e... si dedica alla scultura. Il corpo umano l'appas- siona, ma ella si domanda spesso perchè a volte è così brutto. Modellando statue greche e riflettendovi comprende infine che il corpo umano non è brutto, è sol- tanto « male adattato » alla vita mo- derna. Le viene allora in mente una gin- nastica, che insegni all'uomo a fare ar- moniosamente i gesti quotidiani. E' un metodo assai semplice. « Fare del Men- sendick » significa, da più di 70 anni, imparare a conoscere i nostri muscoli e le nostre ossa, e con l'aiuto della volontà farli obbedire. Questa sportiva quasi cen- tenaria dirige da sola una Scuola cen- trale a New York, ma fonda scuole in tutto il mondo. Lancia slogans pubblicitari co- me questo: «Camminate bene per sen- tirvi meglio! ». Gli Scandinavi imparano il suo metodo all'Università, in Olanda esso è obbligatorio nella scuola del Tea- tro di Amsterdam... Ma ciò che è più straordinario è che questo metodo di educazione del corpo umano è diventato il metodo più efficace per le vittime della poliomielite e della paralisi. In Olanda tutti gli ospedali han- no un servizio «Mensendick». Facendo sotto controllo medico questi esercizi, che si basano sull'intelligenza e sulla volontà, i paralitici camminano a ritrovano una vita migliore. Non si tratta di un mira- colo, ma semplicemente della constata- zione che il corpo è una macchina alla quale si può chiedere molto. Esistono, pa- recchi mezzi meccanici per eseguire un gesto preciso: per es. alzare un braccio. Se un muscolo è atrofizzato dalla paralisi, bisogna combinare il gioco di parecchi altri: è il fenomeno della compensazione. A Parigi il metodo Mensendick è inse- gnato dall'olandese signorina von Danzig. Assistente di Madame Mensendick per lunghi anni, essa dirige ora l'Istituto dì La Haye. Ha 65 anni, occhi chiari e una andatura giovanile. Nata a Rotterdam, decide a 18 anni di studiare una nuova ginnastica, che rimedi a tanti mali. Ve- nuta a conoscere i metodi di -Madame Mensendick, ne frequenta la scuola di Berlino, vi consegue il diploma di anato- mia, fisiologìa, neurologia e ortopedia, ed inizia la sua carriera. Nel 1930, visitando un ospedale di po- liomielitici stilla Costa Azzurra, ella dà una meravigliosa dimostrazione di riedu- cazione fisica su una giovinetta di 16 an- ni, malata da più di un anno. Il direttore della clinica ne è entusiasta e la prega di stabilirsi nell'ospedale. La rieducazione Mensendick ha ora ac- quistato diritto di cittadinanza dapper- tutto; ma pochi la insegnano come vera- mente è: semplice, efficace, salutare. Tutti coloro che lavorano dovrebbero praticarla per compensare errati atteggiamenti. Tut- te le donne dovrebbero conoscerlo per conservare la scloltezzaMella gioventù, la snellezza anche dopo la maternità e per saper portare un abito con eleganza... rono, la complessa molecola con i suoi 183 atomi era scoperta. Come uno stabilimento chimico... Il corpo umano è un enorme stabili- mento chimico. Può essere paragonato ad una raffineria di petrolio con le sue cen- tinaia di colonne, chilometri di tubi e così via. Ma una raffineria produce forse una dozzina di prodotti chimici e non ha che poche limitazioni nei riguardi delle temperature e pressioni da impiegarsi. Nel corpo umano vengono creati centi- naia di prodotti chimici partendo dal ma- teriale grezzo che viene fornito sotto for- ma di alimento eppure la temperatura non potrà superare 37 gradi e forti agenti corrosivi non possono essere tollerati. Il cibo viene ridotto a forma di molecole, quindi un gruppo di atomi viene aspor- tato da una molecola, e un altro gruppo le viene aggiunto. Forse un solo atomo viene" aggiunto alla molecola. Una serie di modifiche, una alla volta trasforma. 1 per modo di dire, dell'arrosto in tessuto di pelle umana, cellule di nervi, tessuto di muscolo del cuore, e così via. Ognuna di queste trasformazioni chi- miche richiede la presenza di un certo tipo di agente chimico, un enzimo. Molti enzimi constano di due parti, una parte sembra che faccia presa sulle molecole da trasformarsi, mentre l'altra parte ese- gue la trasformazione. Questa seconda parte è un co-enzimo e si sa ora che mol- te vitamine sono in effetti dei co-enzimi. Senza di essi certe trasformazioni meta- boliche non potrebbero prodursi. Così la deficienza di una vitamina può produrre una malattia perchè il metabolismo che produce, per esempio, tessuto di sana pel- le non può svilupparsi. Nella Vitamina B» il metabolismo particolare è la fabbrica- zione di cellule di sangue rosso nel mi- dollo delle ossa. Ecco perchè se il corpo non ha la vitamina Bn la persona soffre di anemia. e. d. (Estratto da « London Cal- ling Europe B.B.C. London » ) ■HI " Calma, calma, stai calmo,.. Il sostantivo francese surmenage viene dal verbo « surmener » (» mener » corri • sponde al nostro « menare ») e significa eccesso di fatica. Le voci italiane «stra- pazzo », « strapazzare », si accostano a «surmenage», osservava il Panzini; ma non ne rendono il prevalente riferimento alla fatica intellettuale, al sovraccarico delle attività cerebrali, in generale alla tensione nervosa per troppa occupazione non propriamente manuale. Il « surmenage » — ha detto il dottor Biancani alla Accademia di Medicina di Francia — è divenuto un flagello dell'uo- mo moderno. Egli distingue quattro cate gorie di « surmenés » : l'euforico, ovvero per vocazione, cioè colui che si dà sempre un gran daffare, discute, liiangia anche troppo, digerisce male, e trova che riposo e svago sono l'immagine orribile della noia; il surmené per necessità; il surmené per difetto di organizzazione; il surmené suo malgrado. Questi ultimi sono legione: dagli adolescenti che si preparano agli esami agli adulti che si trovano presi nel- l'ingranaggio di una professione per la quale non avevano vocazione. « Il clima morale del nostro tempo — aggiunse il dottor Biancani — è una com- binazione di ansietà di guerra fredda o calda, di angoscia atomica, di eccessi della meccanizzazione, ed anche di... preoccu- pazioni fiscali. Insomma, un clima fin troppo favorevole alla espansione del sur- menage ». Lo stesso dottore ha fondato un « Isti- tuto di studio e di prevenzione del surme- nage», a Parigi. Sviamento e terapeutica ne saranno le attività principali. Com- prenderà sezioni di neurologia, cardiolo- gia, pediatria; ed igiene generale, sociale, del lavoro, del silenzio (guerra ai rumori!) ecc. ecc. Avrà anche una sua rivista: « Revue du surmenage ». I « surmenés » sa- ranno curati nell'Istituto o saranno man- dati a curarsi in speciali «parchi del si- lenzio ». Maurice Chapelan, nel dare queste no- tizie su « Le Figaro Littéraire », si scusa di non dirne di più e conclude: «Mi vo a distendere per fare una piccola cura di rilasso... ». Paúl Valéry, poeta, diceva tutto in una parola: «calma, calma, stai calmo...» Scrivere a distanza TELESCRIVENTE QUASI CENTENARIA, CI NIVELA IL SEGRETO DELLA RELLEZZA