TURIN RALLYE 1958 II «Newsletter» del «Fiat 600-500 Club di Londra» ha dato ai soci un grazioso resoconto del viaggio a Torino nel settembre scorso. Ne stralciamo le parti più significative per l'omaggio reso dagli ospiti londinesi alla città della Fiat. Il 31 agosto, Jimmy e Beryl James (500C), Dave e Geòrgie Huges (600), John, Dorreen, Stephen e Graham Carter (600), Geoff, Margaret e Gillian Bolton (600), Ron Tilley con il suo passeggero, Myra Young (600) si sono incontrati al Ponte Vauxa- hall alle 8 del mattino per iniziare le 150 miglia che ci separavano da Torino. Dopo aver attaccato sul vetro la scritta London- Turin Rally, partimmo salutati dal signor Morris e dal suo fotografo. La prima fer- mata fu a Teynham per il caffè e rag- giungemmo Dover a mezzogiorno dove si univano a noi Leslie e Doreen Pride (500) e David Carpenter con il suo compagno (500). Dopo le necessarie formalità, caricam- mo le vetture sul ferry-boat francese s. s. Compiègne. Dopo aver parcheggiato la nostra vettura sul ponte superiore a prua, arrivarono tre marinai francesi che, sollevando la parte interiore della vettura con noi ancora dentro, ci spostarono nel posto a noi riservato. Fu una traversata felice e sbarcammo a Calais alle 3,30 circa del pomeriggio e alle 4 partimmo diretti a Pontoise (ricordando di guidare a de- stra) dove la maggior parte di noi aveva deciso di passare la notte. Raggiungemmo la nostra destinazione alle 9 circa di sera dopo 156 miglia. Il mattino seguente, dopo colazione, partimmo presto diretti a Ver- sailles, Nevers, Roanne, Lyons e Cham- bery. Questa è stata la giornata più lunga, avendo percorso 394 miglia, con le ultime quattro miglia ravvivate dal dover aspet- tare che i gendarmi liberassero la strada da una frana che era caduta per la pioggia. Dopo che i gendarmi ebbero scavato per circa venti minuti proseguimmo attraverso un torrente d'acqua che correva lungo la strada, balzando da una pietra all'altra. Arrivammo a Chambery alle 11,30 e trovammo la maggior parte dei viaggiatori in un caffè che aspettavano gli esploratori inviati in cerca di cibo e stanze. Trovam- mo un caffè dove ci servirono un ottimo pranzo, e mentre stavamo cenando appar- ve il sig. Formichi in rappresentanza della Fiat. A causa del tempo e dell'ora tarda pensava non giungessimo più. Egli aveva attraversato la frontiera per darci il ben- venuto. Alle 10 del giorno dopo iniziammo le 15 miglia che ci dividevano da Lanslebourg ai piedi del Passo del Moncenisio. Dopo pranzo attraversammo il Passo e scen- demmo verso Molaretto, il posto di dogana italiana. Qui ci venne incontro il signor Gavuzzi ed altri della Direzione Stampa Fiat. Proseguimmo verso Susa scortati da due 1400 della Fiat. A Susa altre foto- grafie, sotto l'Arco di Augusto. Quindi ver- so Torino. Qui incontrammo Mike Proctor e Brian Harris (600), Richard e Margaret Rogers (600), Frederik Bothamley (600) e Cyril Piggot (nuova 500). Dopo aver scari- cato nell'albergo i nostri bagagli andammo alla Filiale Fiat per lasciarvi le vetture. Il nostro primo giorno intero a Torino, il mercoledì, s'iniziò con la sorpresa, con un regalo sul tavolo della colazione, di omaggi pubblicitari dell'Ufficio Stampa. I nostri tre bambini ebbero per ciascuno un magnifico modellino in scala della nuova 500 azionato da una batteria; e altri omaggi alle signore e ai signori. Anche interessanti opuscoli e pubblicazioni sul- l'organizzazione Fiat. Abbiamo notato, di- vertiti, che finito il breakfast, non erano solo i bambini a giocare sul pavimento con i modellini. Dopo colazione, un veloce giro in 1400 ai negozi, accompagnati da una interprete. In pullmann visita alla città e a Superga, la bella storica basilica del Juvara che domina Torino. Nel pomeriggio visitammo anzitutto il nuovo Stabilimento Fiat Ricambi, moder- nissimo per le sue attrezzature automati- che. Qui una sorpresa: il pullman entrò negli stabilimenti e andò in su e in giù lungo i corridoi, fermandoci a vedere lo cose tecniche interessanti. Visitammo an- che la Ditta De Marchi, di accessori d'au- to, ricevuti molto gentilmente; poi cena al «Cambio» (storico ristorante) e quindi a letto. Giovedi mattina le signore andarono per conto loro — qualcuna dalla pettinatrice, altre in negozi, altre ancora al mercato armate di dizionario e di una carta per calcolare il valore della lira. Gli uomini e i bambini visitarono le Ferriere Fiat, dove seguirono l'intero procedimento di fabbri- cazione dei fogli di acciaio. Nel pomeriggio ricevimento allo « Sport Club », dove ci unimmo ai soci del « Fiat Register ». Infine visita alla grandiosa « Mirafiori », Nord e Sud, dove vedemmo costruire motori e carrozzerie e le linee di montaggio. Questa visita terminò con un giro in pista, che ha una curva di 45". Nella sala del Consiglio alla Mirafiori, il Direttore della Direzione Stampa ci. dette il benvenuto a nome della Direzione della Fiat. Firmato il libro dei visitatori ritor- nammo alla Filiale per riprendere le nostre vetture, che trovammo pulite, lucidate e fornite di belle bandiere italiane ed in- glesi. Le nostre vetture Fiat e quelle dei soci del « Fiat Register » fecero colonna attra- verso il centro di Torino. Fu una traver- sata... trionfale. Una scorta di motociclisti apriva la strada. Tutto il traffico era stato bloccato per noi, mentre sulle nostre teste un elicottero andava in su e in giù. Dopo aver lasciato le vetture in una delle tante belle piazze di Torino godemmo di altra ospitalità. Alla sera partecipammo al « non plus ultra » della nostra visita: un magni- fico banchetto al Grand Hotel Principi di Piemonte, dove alle signore venivano of- ferti bouquets di rose. Al cordiale saluto del Direttore Stampa Fiat, Dr. Pestelli, risposero calorosamente Mr. Rogers e il Capitano Liston Young. Il giorno dopo la maggior parte di noi riprese la via del ritorno, altri andarono a Milano, a Monza, sui laghi. Pensiamo che tutti coloro che hanno go- duto della magnifica ospitalità Fiat vor- ranno unirsi a noi nel ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a rendere memorabile questa visita. Il Club Fiat 500 ha rivolto un caloroso ringraziamento alla Fiat England, che as- sistette la organizzazione del bel viaggio. A questo ringraziamento « Illustrato Fiat » si associa cordialmente. I SUCCESSI DELLA 500 123 Records internazionali della 500 versione Abarth Le qualità della 500 normale, di serie, sono state collaudate nella gran prova di resistenza dei 100.000 Km. effettuata nel maggio-giugno scorsi ad iniziativa di « Quattroruote ». Una prova che ha avuto vasta eco nel mondo automobilistico. La versione 500 Abarth — che pur con motore adattato da Abarth e con ca- rozzeria aerodinamica Pinin Farina è fondamentalmente Fiat 500 — già stabili nel febbraio scorso clamorosi primati all'autodromo di Monza. Ora, in successive prove di resistenza lì svoltesi dal 27 settembre al 7 ottobre, ed il 21 ottobre 195«, essa ha battuto nuovi records internazionali della classe 1" (da 350 a 500 cmc.). In totale, ben 23 records internazionali dei quali 6 nuovissimi. Primati a velocità medie da 116,380 ad oltre 155 Km/ora. Eccone la tabella: I 23 Records Internazionali (S.O.) — 500 miglia: media km. 154,485 (record precedente Fiat-Abarth 150,100 km./h.) ; — 6 ore: media km. 155,032 (r. p. Fiat-Abarth 150,180 km./h.); — 1000 km.: media km. 155,296 (r. p. Fiat-Abarth 148,390 km./h.) ; — 1000 miglia: media km. 155,303 (r. p. Fiat-Abarth 147,660); — 12 ore: media km. 154,341 (r. p. Fiat-Abarth 147,980 km./h.); — 2000 km.: media km. 153,319 (r. p. Fiat-Abarth 139,980 km./h.); — 5000 km.: media km. 130,804 (r. p. Lloyd km. 123,360); — 48 ore: media km. 131,978 (r. p. Lloyd km. 125,600) ; — 5000 miglia: media km. 130,752 (r. p. Lloyd 127,950 km./h.); — 72 ore: media km. 131,286 (r. p. Lloyd 124,590 km./h.); — 10.000 km.: media km. 131,290 (r. o. Lloyd 125,140 km./h.); — 96 ore: media km. 125,824 (r. d. Fiat-Abarth 108,940 km./h.); — 15.000 km.: media km. 126,216 (r. p. Fiat-Abarth 107,699 km./h.); — 120 ore: media km. 126,291 (r. p. Fiat-Abarth 108,280 km./h.) ; — 10.000 miglia: media km. 119,041 (r. p. Fiat-Abarth 107,890 km./h.) ; — 6 giorni: media km. 119,850 (r. o. Fiat-Abarth 107,860 km./h.) ; — 20.000 km.: media km. 120,728 (r. p. non esistente); — 7 giorni: media km. 120,854 (r. p. Fiat-Abarth 108,250 km./h.); — 15.000 miglia: media km. 120.845 (r. x>. non esistente) ; — 25.000 km.: media km. 119,754 (r. p. non esistente); — 8 giorni: media km. 120,580 (r. o. non esistente); — 9 giorni: media lem. 117,300 (r. ti. non esistente); — 10 giorni: media km. 116,380 (r. p. non esistente). Alla riuscita di queste felici prove ha contribuito anche la perizia dei piloti Baghetti, Bassi, Cattini, Crivellari E., Crivellari N., Giuberti, Guarnieri, Poltro- nieri, Toselli ed « Uranio », i quali si sono alternati ininterrottamente giorno e notte al volante della prodigiosa vetturetta. ^mmmmtrntntamm PREMIO ÌPACCES Note per uno studio in blu I TORNITORI Anni addietro, quand'ero ragazzo e poi apprendista in fabbrica, si po- teva ancora sentire una frase che oggi apparirebbe perlomeno curiosa. La frase era questa, un'asserzione: « I tornitori sono i re della meccani- ca ». E davvero essi amavano conside- rarsi un po' come degli aristocratici d'officina, anche se non lo esternava- no spesso. A ciò li portava il senso interiore di svolgere un ruolo fonda- mentale, d'essere custodì e traman- datoli della magia della ruota, pro- tagonisti di primo piano nel campo della meccanica. Pur tuttavia la inge- nuità della frase toglieva ogni tono di presunzione. Ma negli stessi decenni la mecca - .nlea si andava sviluppando e conso- lidando su sempre più vasta scala in- dustriale, fino a diventare una delle branche più importanti delle attività umane, e nel contempo scalzando quella che era la cornice artigianale ed empìrica adatta a quelle com- piacenze. Così, nelle grandi aziende moderne, il progresso tecnico dei mez- zi di produzione ha portato a specia- lizzare sempre più ogni singolo com- pito delle maestranze, col risultato ul- timo di riallacciarli in una loro più stretta e quanto mai indispensabile complementarietà. Esigenze connatu- rali allo sviluppo incessante della tec- nica hanno creato le premesse e quin- di il sorgere e potenziarsi a tal fine di ben munite ed attrezzate « scuole- allievi », parallele ai reparti dì pro- duzione, e dove ogni attenzione è vol- ta alla serietà e rigorosità di prepa- razione degli operai di domani. Ne consegue, evidente, che tutte indiffe- rentemente le mansioni d'officina ten- dono ad un livello di alta qualità, ri- chiedendosi per ciascuno, conoscenze tecniche e pratiche, spiccate attitu- dini di adeguarsi al ritmo dell'evolu- zione tecnica. Insomma, soprattutto intelligenza. In queste « scuole-allievi », e specie in quella modernissima della Fiat, tra questi giovani di cui molti saranno immessi a mansioni di grande respon- sabilità, la parola ed il significato di « automation » sono soggetti familiari, ed i relativi metodi d'applicazione so- no materia di studio che li appassiona. A parte quella che per me, dipen- dente, è una maggior possibilità di constatazione diretta, nel citare la Fìat come esempio di costante indi- rizzarsi ad una sempre più alta quali- ficazione operala, non ho a temere dì mancare d'obiettività. Mi è facile ram- mentare in proposito ciò che ebbi a leggere in un'intervista concessa dal- l'on. ing. Olivetti ad un quotato setti- manale di vasta tiratura. Alla do- manda: «Qual è, secondo lei, l'indu- stria più " americana " d'Italia? » (ov- vio che il paragone all'America sot- tintenda il riscontrarsi d'un più avan- zato stadio di organizzazione, specia- lizzazione ed applicazione tecnica), l'intervistato rispondeva senza esita- re: «la Fiat». Dato non irrilevante, l'ing. Olivetti essendo egli stesso a ca- po di un'eccellente industria (sinto- matico che un modello di quelle mac- chine da scrivere figuri nel Museo di Arte Moderna di New York). Ma tornando dallo scorcio panora- mico al discorso che l'ha originato è da aggiungere che, pur nel nuovo di- venire industriale, volto come sì è detto all'approfondimento e premi- nenza della preparazione teorico-spe- rimentale, le specifiche incombenze restano pur sempre valide, e quelle del tornitore sono sempre di partico- lare delicata importanza. Peraltro, conscio di ciò che gli si evolve attorno anche per merito suo, oggi il tornitore non accampa più le vecchie compiacenze, ma custodisce riposto quel senso dell'aristocratico che è nella tradizione del suo lavoro. Sente il fascino della ruota, quasi una tenerezza per la vite-madre che crea il filetto, per l'avvolgersi delle spire, per il truciolo che s'aggroviglia ta- gliente o balza a scaglie bluastre, ar- roventato, come per indignazione di essere stato scalfito. E se domandate ad un giovane tornitore che mestiere faccia, egli non vi risponderà col dire « meccanico », chè non gli parrebbe abbastanza, non tutto. Vi dirà pro- prio « tornitore ». Lavoro specifico. E cosi anche gli anziani, quelli che hanno trascorso una vita al tornio: essi potranno ma- gari dirvi che « un tempo i tornitori portavano la sciabola ». Ma questo at- tributo, a tutta prima sorprendente, non è che un modo d'enunciare in for- ma allusiva l'originaria qualità d'una specializzazione. Comunque ammantato, dunque, senso istintivo ed intimo di ciò che è e ha da essere il proprio lavoro. E sotto questo aspetto della specializ- zazione, che è l'unico veramente po- sitivo, l'antica compiacenza ritrova l'esatta giustificazione e si trasforma, si perfeziona riplasmandosi in di- gnità. LUIGI DAVI- (Stab. Grandi Motori) 4